Foxconn (ed Apple) ancora sotto accusa. Studenti sfruttati per assemblare iPhone X

Prodotti come gli smartphone sono ormai entrati a far parte delle nostre vita da molti anni, e sono milioni in tutto il mondo le persone che li utilizzano e ne acquistano di nuovi ogni anno attirati dalle ultime innovazioni in ambito tecnologico, spesso e volentieri ignorando dove quegli stessi prodotti sono stati effettivamente prodotti, e soprattutto da chi. A tal proposito si è parlato spesso di aziende accusate di adottare delle politiche del lavoro che mettevano a rischio la salute dei dipendenti.

Un caso di qualche tempo fa che ha attirato molto l’attenzione è quello del colosso Foxconn, l’azienda che, tra le altre cose, di occupa anche di assemblare alcuni dei più importanti prodotti realizzati dalla celebre Apple, come ad esempio l’iPhone. Ed è di questi giorni una nuova inchiesta del Financial Times che punta ancora una volta i riflettori sulla Foxconn, accusata adesso di aver sfruttato il lavoro di migliaia di studenti, costretti a turni massacranti per assemblare l’ultimo nato in casa Apple, l’iPhone X.

iPhone X, come noto, è l’ultimo melafonino made in Cupertino, realizzato per celebrare il decimo anniversario dal lancio sul mercato del primo iPhone. Il dispositivo si presenta con una serie di importanti novità sul fronte del design, a partire dal display OLED, e proprio questo ha causato un ritardo nella disponibilità a causa di alcuni problemi riscontrati nella fase di produzione e assemblaggio di alcune componenti.

Il Financial Times ha deciso di approfondire la questione, trovando una serie di testimonianze che mettono in luce quello che sembra essere un comportamento tutt’altro che in linea con le leggi sul lavoro vigenti in Cina. Secondo quanto riferito da almeno sei ragazzi, Foxconn avrebbe reclutato circa 3000 studenti provenienti dalla Zhengzhou Urban Rail Transit School per uno stage di tre mesi, da agosto a dicembre, durante il quale lavorare nella catena di produzione per assemblare iPhone X.

Dalle testimonianze, tuttavia, è emerso che gli studenti sarebbero stati costretti dalla scuola a partecipare allo stage, considerato necessario per completare il loro percorso di studi. Inoltre gli studenti sarebbero stati costretti a lavorare con turni massacranti di oltre 11 ore al giorno, un abuso che violerebbe le regole cinesi sui turni di lavoro. In breve è arrivata la risposta di Apple e Foxconn, che hanno ribadito come gli studenti avrebbero scelto di lavorare volontariamente, ricevendo per questo stage un compenso e anche dei benefit. Riguardo ai turni massacranti, invece, Apple ribadisce che sarebbero state violate le sue politiche, che impediscono di lavorare per più di 40 ore alla settimana. Per questo l’obiettivo è di adottare nuove misure che riescano ad impedire il ripetersi di questi episodi.

La questione, tuttavia, non viene considerata un caso isolato. La stessa Foxconn ha confermato che gli stage formativi che coinvolgono gli studenti nei suoi impianti di produzione vengono realizzati in accordo con scuole e governi locali. Una fonte anonima citata dal Financial Times, inoltre, rivela che la pratica di assumere temporaneamente studenti come lavoratori stagionali è una consuetudine, soprattutto nei periodi di maggiore necessità che richiedono molti più dipendenti per andare incontro alle richieste delle aziende.

Del resto, in passato, la Foxconn è già finita al centro di una inchiesta che ha messo in luce le cattive condizioni di lavoro dei dipendenti che, a causa di turni massacranti e ritmi di lavoro esagerati, in alcune occasioni hanno scelto di togliersi la vita.

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