Covid-19 e Sindrome di Kawasaki, quali legami stanno emergendo e chi colpisce

Il nuovo Coronavirus può provocare, in un numero limitato di bambini e adolescenti, una nuova malattia infiammatoria. In Europa recentemente sono comparse  decine di casi  di infezioni. Tra le manifestazioni di queste infezioni,  la più nota è la sindrome di Kawasaki, un’ infezione  che può arrivare fino ad una grave insufficienza cardiaca.

Anche presso l’OMS  sono emersi evidenti segni di preoccupazione su questo argomento. “Recentemente in alcuni Paesi Europei alcuni  bambini precedentemente colpiti dalla Covid-19 hanno manifestato i segni di  questa sindrome infiammatoria, che normalmente è piuttosto rara. Il decorso per gli adolescenti  con Covid-19 è normalmente piuttosto tranquillo – ove non ci siano malattie pregresse. La Sindrome di Kawasaki però sembra aver risuonato come campanello d’allarme. Qualcosa non torna nei numeri e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunque invitato le Autorità sanitarie locali  a riferire di  possibili casi Rilevati e dell’incidenza raffrontata agli anni precedenti.

Questa nuova infezione è stata notata emergere  già da quando si era osservata la relativa limitata aggressività del Coronavirus nei confronti dei bambini. Al contempo ora tutto potrebbe essere rimesso in discussione  se le recenti infezioni fossero effettivamente collegate al virus. I bambini colpiti soffrono di sintomi gravi, vicini alla malattia di Kawasaki, causando infezione della rete vascolare e talvolta insufficienza cardiaca.

Questa infiammazione multi-sistemica nei bambini sarebbe atipica e completamente nuova. Provocherebbe sintomi corrispondenti ad alcune ma non tutte le infezioni conosciute, il che porta i medici a descrivere una “sovrapposizione” tra uno shock tossico “normale” e una tipica sindrome di Kawasaki.

La Sindrome  di Kawasaki  è nota dal 1967 . Venne identificata in Giappone quale malattia  che colpisce i vasi sanguigni nelle persone più giovani: bambini da 1 a 8 anni, e caratterizzata da “vasculite” con febbre molto alta e che colpisce le vene e le arterie coronariche. Di questo periodo l’arte diffuso in campo medico tra i pediatri in tutta l’Unione Europea, Inghilterra compresa, per monitorare l’andamento di quei giovani pazienti che presentino improvvisamente sia la classica sintomatologia da Covid-19 (sintomi respiratori) che di altro tipo (es. gastrointestinale) oltre che di “infiammazione” cardiaca che può avere risvolti fatali.

Quando si verifica una grave infezione da COVID-19, il cuore subisce una massiccia risposta infiammatoria chiamata miocardite. Il virus infetta le cellule del cuore causando una grave infiammazione del tessuto muscolare (miocardio).

Tali sintomi che potrebbero essere il primo segnale di questo stato di infiammazione multisistemico. Tutto ciò però è stato riscontrato sia in bambini positivi al Covid-19 che in bambini negativi.

I sintomi sono : febbre, linfonodi, problemi gastrointestinali, ma anche problemi cardiaci. I sintomi iniziano con disturbi digestivi e progrediscono in uno stato di shock respiratorio. La miocardite, cioè l’infiammazione del tessuto muscolare del cuore, può seguire e portare a insufficienza cardiaca. In sintesi, “il sistema immunitario reagisce troppo fortemente e crea danni”.

I sospetti di un legame tra tale sindrome e coronavirus, nei bambini, sono anche rafforzate da una  allerta a livello Europeo. Un documento inviato dal Centro per le malattie rare per i difetti cardiaci congeniti  ha identificato almeno 25 casi in tre settimane nell’unità di terapia intensiva in Francia, ma anche in Spagna, Belgio, Svizzera e Italia. In questi pazienti di età compresa tra 8 e 15 anni, ci sono anche circa quindici casi di miocardite, la complicanza più grave.e “totalmente anormale in questo periodo”. Tra i bambini colpiti, fortunatamente, nessuna morte sarebbe stata notata in questa fase e i pazienti si sarebbero ripresi piuttosto bene .

C’è quindi  un collegamento con il coronavirus?

Secondo alcuni medici,  la maggior parte dei bambini che ha presentato tali problematiche era  risultato positivo al  Covid-19, il che rafforza i sospetti di un legame tra questi sintomi speciali nei bambini e la malattia. Resta il fatto che questo afflusso di pazienti è in ritardo rispetto all’epidemia, ed è quindi difficile l’identificazione immediata.

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