Intervista a Barbara Gravelli: fotografia, immagini ed emozioni [+ Galleria]

Pochi giorni fa abbiamo mandato in onda nella nostra inserzione vocale “blocco Notes” ( sul lato destro del sito), due chiacchiere fatte con Barbara Gravelli, qualcosa che si avvicinava ad un’intervista, ma di fatto era uno scambio di idee tra amici. Personalmente conosco Barbara da moltissimo tempo e ho seguito il suo sviluppo professionale giorno dopo giorno anche per vie indirette attraverso Facebook.

Ho potuto vedere le  tante immagini e  viaggi che ha fatto e molti dei suoi reportage insieme alle mostre Fotografiche. Ci siamo risentiti quasi per caso, dopo qualche tempo, sempre attraverso dei commenti su fotografie condivise e, così per caso, stiamo progettando una collaborazione su diversi fronti e a breve sempre su questo canale vi metteremo tutti i dettagli. Oggi ve la presento meglio e proprio da lei ci facciamo raccontare la sua storia professionale. Come ha iniziato, quale è stato il suo percorso. Cosa cerca nel lavoro e quali sono ancora le sue aspirazioni. Non vi ho ancor detto chi è Barbara Gravelli e per farlo cominciamo dalla sua vera passione e fonte di lavoro.

La Fotografia è il suo Mondo. Ha saputo coniugare passione a capacità. Grazie alle immagini può trasformare la vita vissuta in frammenti che raccontano tante cose. C’è chi usa lo scritto e cerca con le parole di trasmettere messaggi o di spiegare delle circostanze e chi tutto questo riesce a farlo con un Click (tanti click per dire la verità).  Insomma Barbara vive e sa trasmettere immagini ed emozioni sapendo emozionare attraverso le fotografie. Si è occupata da sempre di problemi legati allo sviluppo agricolo nei Paesi in via di Sviluppo. Lì ha potuto conoscere direttamente tutte le problematiche umane e quelle relative alla sopravvivenza in territori ostili. Si è occupata dello sviluppo agricolo e forme di sostentamento.

Anche per questo, per tutto ciò che ha saputo documentare a dicembre 2019 ha ricevuto un riconoscimento per l’impegno umanitario in Costa d’Avorio dalla Fondazione Naduk.

1) Come è nata la passione per la fotografia? C’è stato un evento scatenante?

In verità la mia è una passione per le immagini visive sia statiche che in movimento. Nasco come videomaker poi ho esteso questa mia passione alla fotografia.

Diciamo che è tutta “colpa” di mio padre che mi ha trasmesso questa passione fin da piccola. Da giovane lavorava nel cinema, partecipando  grandissimi film. Erano i tempi del grande cinema italiano e internazionale  degli anni ’60, quello con la C maiuscola, da “Cleopatra” a “Ritorno a settembre”, “il Federale”, insomma tante produzioni in cui erano presenti tutti quelli che contavano dello  star-system Americano. Lavorò con i più grandi attori del cinema Hollywoodiano. Per motivi economici e 3 figlie a carico (il cinema era sempre un lavoro precario e tanti viaggi), dovette rinunciarci, ma non smise mai di raccontarmi come venivano realizzate le scene, al tempo non esistevano programmi per gli effetti speciali, quindi tutto era fatto a mano. “Ecco questa passione me l’ha trasmessa proprio lui”.

2) Qual è stato il passaggio dalla passione alla professione?

Sono sempre stata innamorata e attratta da immagini grafiche, qualsiasi lavoro intraprendessi, ci mettevo sempre quel tocco grafico-visivo. All’inizio era un disastro, ma poi miglioravo sempre di più con la pratica e la perseveranza, finché finalmente un giorno una mia amica che si accorse delle mie capacità,  mi propose di fare una missione fotografica in Costa d’Avorio per la sua Fondazione (FIROMMS). Da li ho realizzato il mio grande sogno che è stato il mio punto di partenza per il lavoro della mia vita.   

3) Fatto  scuole specifiche? Sei diventata tu stessa insegnante e oggi vivi di immagini… Lavori e racconti con le immagini:

Ho fatto dei corsi per capire se quello che stavo facendo era giusto o meno. Il primo era un corso di fotografia di moda, poi ho capito che prima di tutto era assolutamente necessario capire come si doveva “disegnare” con la luce, allora mi sono iscritta a due corsi di illuminazione, base e avanzata. Senza di questo, la fotografia non funziona.

Ci sono tante scuole a Roma, ma bisogna stare attenti e scegliere quella giusta, dipende dalla propria esigenza, se si vuole diventare un fotografo professionista o coltivare soltanto una passione hobbistica.

Io stessa ho avuto nel tempo due scuole, ma purtroppo per motivi di lavoro le ho dovute lasciare. Sono sempre in viaggio (covid-19 permettendo) e non riesco a seguire i miei allievi come dovrebbe essere.

4) Cosa racconti nei tuoi scatti? 

Mi occupo principalmente di reportage, ritrattistica e talvolta di pubblicità. Nei reportage sono specializzata sulla tematica del cambiamento climatico e di tutto ciò che ne consegue, in particolare come l’uomo si adatta al cambiamento del clima. Lavoro con un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per i paesi dell’Africa dell’ovest.

5) Quali strumenti fotografici utilizzi? Macchina fotografica o smartphone?

Uso entrambe le tecnologie, dipende dalle esigenze del committente. Ovviamente, per mantenere una qualità elevata delle foto e dei video, il 90% delle volte scatto con una macchina reflex, però spesso, per promuovere e condividere rapidamente le foto e i video sui social uso uno smartphone con fotocamera ad altissima qualità. 

6) Il personaggio che ti è piaciuto di più fotografare?

Quando scatto mi diverto sempre, ma c’è una persona in particolare che devo ringraziare perché si presta sempre ai miei esperimenti, si tratta del mio amico e attore Massimiliano Vado. Insieme abbiamo cominciato a sperimentare tutte le varie tecniche di fotografia e di fine art. Lui è anche il direttore creativo del progetto sui clown che si chiama Mad4Circus (si possono vedere alcuni scatti su instagram e facebook). Vorremmo pubblicare un libro su questo.

7) Ci racconti un aneddoto dei tuoi reportage all’estero?

Ce ne sono diversi, quello che mi ha segnata di più è stato quando, al ritorno nel lodge dove risiedevo con il team (viaggio sempre insieme con un autista e una guida, a volte anche con la scorta, in alcuni paesi quando è necessario), ero seduta sull’aiuola di un albero, stavo aspettando che mi portassero la chiave della stanza, quando ad un tratto sento l’autista che comincia a gridare e prendendomi per il collo della maglia mi tira via di colpo. C’era un serpente velenoso davanti a me. Io incredula continuavo a chiedere all’autista “ma è pericoloso?” “si” “ma pericoloso pericoloso nel senso che è velenoso?” “si”. Gliel’ho chiesto compulsivamente 3-4 volte. Li ho veramente capito come 20 secondi ti possono cambiare la vita.

8) La foto più bella

La foto più bella l’ho scattata nella Repubblica Democratica del Congo, un bambino che corre in mezzo al fango sotto un diluvio universale mentre i mercanti cercano di non perdere la loro postazione di lavoro rifugiandosi sotto dei sacchi di plastica trasparenti. Mi sono trovata al posto giusto nel momento giusto.

9) Cosa ti piacerebbe fotografare e che ancora non hai fatto?

Non faccio foto naturalistiche ma senz’altro le balene e l’aurora boreale.

Le foto che seguono sono tratte dai profili:

Instagrambarbara_gravelli

Facebook: Barbara Gravelli photographer

https://www.barbaragravelli.net/portfolio

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