Trump dichiara lo stato di emergenza

Donald Trump, dopo aver per settimane minimizzato i pericoli legati al Coronavirus, da lui più volte simpaticamente rinominato “Coronaflu”, adesso fa retromarcia e dichiara lo stato di emergenza nazionale. I casi accertati negli Stati Uniti hanno ormai superato le due migliaia, con ben cinquecento casi registrati soltanto a New York.

Lo stesso Trump, dopo la notizia del contagio di Jair Bolsonaro, il Presidente del Brasile con cui il tycoon aveva avuto un meeting solo qualche giorno prima, si è sottoposto venerdì sera al tampone. L’esito è stato negativo, con un forte sospiro di sollievo da parte di tutti coloro che gli avevano stretto la mano a margine della Conferenza convocata al fine di annunciare alla popolazione le nuove misure di contenimento.

Per tornare alla situazione complessiva attuale degli USA, per quanto bisogni ammettere che sia effettivamente quasi impossibile preservare un intero Stato, a maggior ragione se delle dimensioni dell’America, dalla diffusione di questa pandemia, è comunque lecito avere più di una perplessità circa la povertà dei controlli effettuati dalle autorità statunitensi presso i propri aeroporti.

Sono state infatti numerosissime le critiche concernenti il malfunzionamento degli strumenti di rilevazione di calore messi a disposizione degli addetti ai lavori. Ancora una volta, il Coronavirus è una piaga che riguarda, ad oggi, la stragrande maggioranza dei paesi europei e asiatici. Dunque, tenendo in considerazione i forti rapporti, commerciali e non, intrattenuti tra questi due continenti e l’America del Nord, è alquanto irragionevole pensare che gli USA potessero rimanere completamente estranei alla diffusione del virus.

Ciononostante, il sospetto che i membri del governo (e la popolazione in generale, a giudicare dai toni ironici e scherzosi usati nei celeberrimi talk show statunitensi) abbiano molto sottovalutato, almeno inizialmente, l’entità di questa minaccia e non abbiano per niente fatto tesoro delle drammatiche esperienze testimoniate, loro malgrado, da Cina e Italia.

Risale invece alle ultime ore l’indiscrezione lanciata dalle penne del settimanale tedesco “Welt am Sonntag”, secondo cui il Presidente Trump avrebbe tutta l’intenzione di presentare un’offerta di 1 miliardo di dollari alla casa farmaceutica tedesca CureVac per ottenere in cambio il brevetto del vaccino sul quale i ricercatori dell’azienda stanno lavorando assiduamente.

Secondo il giornale Donald Trump vorrebbe poi riservare la distribuzione dell’antidoto all’interno dei confini americani. Da ciò discendono le preoccupazioni del governo tedesco, che starebbe invece provando in ogni modo a fermare le negoziazioni, in modo tale da trattenere la suddetta cura in Europa.

Assisteremo in seguito all’evolversi di questa vicenda, non dimenticando di ribadire che, allo stato delle cose, l’entrata in commercio di un vaccino contro il Coronavirus non è affatto scontata.

Al momento quindi, l’intervento più immediato che la Casa Bianca può disporre è lo stesso di quelli apprestati dal resto del mondo. Sono stati già sospesi diversi eventi che avrebbero attirato assembramenti considerevoli e sono stati annullati i voli provenienti dalle zone più colpite dalla pandemia. Il prossimo passo consisterà, pressocchè inevitabilmente, nella chiusura di strade e piazze, sotto l’imperativo:”Stay at home”.

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