Sondaggi: il cdx stabilmente prima coalizione

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I sondaggi spesso si sono rivelati uno strumento impreciso per capire il vero sentimento del Paese. Per quanto non siano una scienza e non possano essere presi alla lettera, anzi al numero, sono comunque utili per capire che proporzioni avrà più o meno una vittoria o sconfitta elettorale. Se sarà una vittoria alla bulgara o un testa a testa con finale al fotofinish.

Il dato che dall’inizio dell’emergenza Coronavirus tutti i sondaggi avevano rilevato è una emorragia quasi incontrollabile di voti per la Lega di Matteo Salvini, che è passata dal quasi 35% ad essere intorno al 25%. Una perdita di diversi milioni di voti cominciata da fine febbraio, dove Matteo Salvini è sembrato un politico allo sbando, privo della sua storica verve comunicativa.

Si ricordi che a maggio del 2019 la Lega si era aggiudicata il 34,3% dei voti validi. Il record nella storia del Carroccio in elezioni a livello nazionale (così sono organizzate le elezioni europee). Per la prima volta era diventato primo partito non solo nella coalizione di centrodestra ma di tutto il Paese. Posizione che ancora oggi preserva ma con margini estremamente più ridotta.

Se prima lo scarto con la seconda forza politica, il Partito Democratico, era di più di 10 punti percentuali, per i sondaggi questa forbice si è ridotta a meno della metà, circa il 4%. Entrambi i partiti sembrano in difficoltà schiacciati dalla figura di Conte e da quella di Zaia, i due veri protagonisti insieme al governatore della Campania Vincenzo de Luca di questa emergenza.

In forte crescita secondo tutti i sondaggi è ormai da mesi Giorgia Meloni e il partito da lei guidato, Fratelli d’Italia. Infatti, rispetto alle elezioni europee del 2019 Fdi ha più che raddoppiato i suoi consensi, arrivando a triplicarli, passando dal 4 al 14 percento. Un successo che dovrebbe rassicurare gli elettori di centrodestra. Infatti nonostante la confusione nulla in realtà è cambiato.

Per tutti i sondaggi il centrodestra è largamente la coalizione più forte: gode del 25,4% della Lega, del 14, 5% di Fratelli d’Italia (cresciuto in un mese di quasi mezzo punto) e del 6,9% di Forza Italia. Facendo un po’ di conti si arriva al 45,9%, il che la stacca di venti punti dal centrosinistra e di trenta dal Movimento 5 Stelle. A meno che non nasca una nuova coalizione.

Una coalizione formata dal Partito Democratico, che secondo i sondaggi gode del consenso del 21,2% degli intervistati e Movimento 5 Stelle (15,5% ma in caduta libera). Il che porterebbe l’attuale maggioranza di governo a presentarsi alle prossime elezioni con un possibile 36,7%. Una prospettiva che però spacca il Partito Democratico, non proprio nuovo alle scissioni.

Infatti il segretario e governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha più volte ribadito che la loro alleanza con il Movimento 5 Stelle finisce dove termina l’esperienza del Governo Conte II. Non è però dello stesso avviso l’attuale Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che ha ipotizzato una prosecuzione di questo patto. Difficilmente potrà però realizzarsi.

Il Partito Democratico è in un fosso di crescita del consenso da quando si è alleato con il Movimento 5 Stelle e i sondaggi non lo hanno mai premiato, anzi, l’avvicinamento alla Lega sembra essere arrivata più che altro per demeriti altrui. Già due membri del Partito Democratico, Renzi e Calenda (che tra l’altro proprio nella rilevazione del 28 maggio ha superato il primo), lo hanno lasciato per questa ragione.

Ulteriori scissioni all’orizzonte? Probabile vista la frammentazione interna al Partito Democratico dove già l’alleanza con il M5S è stata accolta tiepidamente e ha causato molti mal di pancia interni, mai quanti quelli che sono venuti ai sostenitori più anti-casta del partito fondato dal comico Beppe Grillo oramai undici anni fa. Unirsi vorrebbe dire correre il rischio di perdere altri pezzi.

Senza contare che alcuni alleati, prima tra tutti la leader di +Europa Emma Bonino, difficilmente digerirebbero questa prosecuzione. Insomma, i due partiti, stando anche ai sondaggi, non hanno capitalizzato l’enorme popolarità di Giuseppe Conte, che probabilmente otterrebbe maggiore successo fondando un proprio partito. Il centrodestra d’altro canto vive un momento nell’insieme felice.

Se prima il problema era il rapporto complicato Salvini-Berlusconi, ora i sondaggi danno all’ex-Cavaliere un ruolo per forza di cose più marginale nella coalizione. Matteo Salvini ha 10 punti di vantaggio sull’alleata Meloni, che potrebbe renderlo un candidato più appetibile per Matteo Renzi, che lo ha appena salvato da un processo penale con un voto contrario in giunta immunità.

La Meloni può infatti contenere gli eccessi di Salvini e dargli un’immagine maggiormente moderata rompendo la continuità con la Lega antisistema di Roma Ladrona una volta per tutte. Inoltre non si dovrebbe preoccupare della scarsa popolarità di cui lei gode all’infuori del Lazio, in particolar modo al Nord Italia, dove la Lega governa quasi dappertutto.

La figura di Berlusconi, storicamente ingombrante essendo il simbolo di un’intera era politico-istituzionale, è punita dai sondaggi e paga la scelta della flessibilità verso l’Europa. Il centrodestra ha per la prima volta un equilibrio interno che mancava da anni, senza più la competizione per la guida ma con un leader indiscusso che allo stesso tempo però necessita dei suoi alleati.

Se si andasse a votare oggi, salvo ribaltoni che in Italia non sono proprio una consuetudine a livello nazionale, immaginare un governo diverso da uno di centrodestra con al centro del progetto Matteo Salvini e Giorgia Meloni, con l’appoggio di Silvio Berlusconi ed eventualmente di Matteo Renzi, stando ai sondaggi, sarebbe piuttosto difficile.

Fonte: Index Research

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