Germania contro lo ius soli

La deputata del Partito Democratico Lia Quartapelle si è espressa su un tema che negli ultimi anni è stato fonte di ampi e accesi dibattiti sullo scenario politico della nostra nazione, quello legato allo ius soli come criterio di acquisizione del passaporto italiano.

L’Onorevole del PD ha ribadito che non è affatto concepibile il fatto che un bambino nato sul territorio italiano da genitori stranieri debba per questo motivo soltanto attendere il compimento della maggior età per ottenere la cittadinanza italiana, pur avendo egli frequentato sin da molto piccolo le scuole in Italia e avendo quindi da subito recepito l’insegnamento tutti i valori che permeano la comunità del nostro paese.

Queste dichiarazioni sono riconducibili a quel filone di pensiero secondo cui la questione della cittadinanza, con tutti i diritti (e i doveri) che quest’ultima comporta, dovrebbe essere legata al cosiddetto “common background”, consistente cioè nella condivisione dei principi comuni e della forma mentis che stanno alla base del popolo di un determinato paese. Un tale senso di comunanza e una tale unità di intenti (nel senso più ampio possibile dell’espressione) sarebbero condizione necessaria e sufficiente per il corretto e consapevole esercizio dei diritti civili e politici (quello di voto su tutti).

Il dibattito politico incentrato su questa vicenda, come è normale che sia (data la natura globale dei temi dell’immigrazione e della gestione degli stranieri sul suolo nazionale), non ha riguardato soltanto l’Italia, bensì quasi tutti gli stati dell’Unione Europea.

Ed ecco dunque che arriviamo finalmente a quelle che sono state le reazioni alle parole della deputata Quartapelle da parte della Destra tedesca.

Infatti, tra le colonne del Quotidiano di stampo conservatore “Die Welt” è stato recentemente pubblicato un pezzo, all’interno del quale sono state palesate tutte le preoccupazioni sorte dall’eventualità del riconoscimento dello ius soli nell’ordinamento giuridico italiano.

Si legge nell’articolo che se il nostro Parlamento concedesse davvero il passaporto italiano a tutte le persone che nascono in Italia, allora a queste ultime verrebbe garantita non solo la cittadinanza italiana, bensì anche quella europea. Il che avrebbe come logica conseguenza che questi, come tutti i cittadini europea, possano trasferirsi e stabilirsi liberamente all’interno dello “Spazio Schengen”.

Pertanto, gli altri stati dell’Unione Europea non avrebbero modo di ostacolare l’arrivo di questi ipotetici “nuovi cittadini” nei propri confini e ciò, secondo ovviamente gli ambienti più conservatori, causerebbe grossi problemi economici e di sicurezza nazionale.

Tralasciando ora il contesto europeo, ricordiamo che è notizia di pochi giorni fa l’obiettivo dichiarato da Donald Trump di bloccare il fenomeno del “turismo delle nascite”. Questo provvedimento si collocherebbe perfettamente in linea con quanto sostenuto dagli europei di destra. Infatti, la ratio della riforma del tycoon statunitense sarebbe proprio quella di evitare che le donne straniere abbiano la possibilità di entrare negli USA al solo fine di partorire e fare quindi acquisire, sempre per merito dell’operare dello ius soli, la cittadinanza americana ai propri figli.

In conclusione, appare evidente che la negazione della cittadinanza e dei relativi diritti (e doveri, non ci stancheremo mai di ribadirlo) a soggetti che sono stabilmente inseriti nel tessuto sociale di un paese non sia la soluzione più razionale per raggiungere quello che è lo scopo principale delle politiche di destra: la sicurezza. Quest’ultima può essere garantita soltanto col pieno coinvolgimento e la più totale integrazione di tutti i soggetti presenti sul palcoscenico nazionale, responsabilizzandoli e facendoli sentire parte della comunità.

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