Dopo il Blue Whale un’altra pericolosa challenge tra i giovani: la Blackout Challenge

La paura di giochi come questo ha girato tutto il mondo al tempo della challenge Blue Whale. Per chi non la ricordasse si trattava di un gioco pericoloso che i ragazzi facevano dopo essere contattati da persone sconosciute attraverso social o sistemi di messaggistica e che consisteva nel superare 50 prove in altrettanti giorni seguendo specifiche regole [Vi rimandiamo al relativo articolo per maggiori dettagli]. Un gioco dell’orrore che ora torna a far preoccupare le famiglie del Globo e che consiste nel cercare di provocare un momentaneo svenimento attraverso la deprivazione di ossigeno. Tra le vittime c’è anche un ragazzo di 14 anni di Milano, Igor Maj, che era venuto a conoscenza del gioco digitando su Internet “giochi pericolosi in Rete”. Così ha scoperto dell’esostenza del Blackout Challenge, conosciuto anche come pass-out challenge o chocking game.

Sempre a Le Iene il padre di Igor ha portato alla luce la tragica vicenda, accendendo i riflettori su un gioco pericoloso di cui si sa poco o niente. Negli Stati Uniti nello scorso anno sono deceduti 82 ragazzi per colpa di questa challenge.

Le regole del gioco dell’Orrore

Anche se molti di noi non ne hanno mai sentito parlare questo “gioco” esiste già da un decennio e chi lo prova generalmente ne viene a conoscenza da altri amici che lo hanno già sperimentato o anche vedendolo sui social. Ancora più terribile sapere che sulla Rete esistono diversi tutorial che spiegano come provocarsi un’ipossia cerebrale, ossia uno svenimento. Un gioco che non deve portare alla morte come invece avviene con il Blue Whale (ultima e fatale prova da superare gettandosi da un palazzo) ma è una eventualità che può accadere e che ha fatto delle vittime. Si ricorda inoltre che anche lo svenimento in sè non porta alla morte ma può far avvenire delle concause come lo sbattere la testa, ferirsi e via dicendo.

Giochi pericolosissimi che vengono affrontati da adolescenti per svariati motivi, soprattutto poichè chi vi partecipa sta quasi sempre affrontando un periodo della vita che può dare disagi e senso di inadeguatezza. Può anche essere solo il desiderio di provare emozioni forti. Molti poi praticano questa tecnica a scuola così da evitare compiti in classe o interrogazioni.

Purtroppo capita che i ragazzi si provochino la morte anche se non in modo intenzionale, come è avvenuto a Igor, trovato impiccato con una corda che usava per le sue arrampicate in montagna, nella sua cameretta. Inizialmente hanno pensato ad un suicidio e solo dopo attente indagini e dopo aver trovato i video su YouTube che guardava oltre che alle ricerche fatte su Google tutte cose riferite a questo gioco, hanno capito la verità dei fatti. A Tivoli un altro caso di un ragazzo trovato soffocato dal cavo della sua playstation.

Come genitori bisogna fare attenzione ad ogni sintomo di malessere del proprio figlio come anche alle cose che fa e che vede. Aprirci al dialogo con loro il più possibile passando da genitori oppressivi ed autoritari a persone con cui poter aprire sempre un dialogo, sono strategie di prevenzione non indifferenti.

Un ragazzo su 10 è a conoscenza di questa challenge e di questa fetta di popolazione quasi 1 su 5 – il 18% – ci avrebbe anche provato personalmente. Sempre in riferimento a questo campione, 1 su 3 , ossia il 30%  ha un amico che che ha provato lo svenimento provocato. La scelta di fare questa prova non è però riconducibile al gruppo o branco poichè la sfida viene fatta da soli, senza spettatori.  Solo il 32% ha voluto un pubblico insieme durante lo svenimento.

Chi ha provato questa challenge per il 56% ha dichiarato di averlo fatto per fare un video da mettere online per farlo diventare virale. Solo l’8% lo ha fatto per divertimento e un altro 8% per non andare a scuola. Il 4% per provare la sensazione di incoscienza.

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