Emozioni Profonde con Marcello Pellegrini al LA.VI. di Roma

Fino Al 10 Aprile nel cuore di Roma, a Via Tomacelli, 23 si svolge la mostra “Emozioni Profonde” di Marcello Pellegrini. La location scelta per la mostra, La.Vi. Latteria&Vineria, è un locale mondano della Capitale, dove molti romani, ma anche turisti stranieri  si alternano alla ricerca di qualche attimo di serena convivialità. La penombra accoglie nelle varie sale, e già dall’ingresso si possono ammirare le diverse proiezioni di un artista che ha molto da dire. Un cammino fatto di 10 tavole in legno dipinte ad olio, che piacevolmente accompagna nei vari ambienti portando a ragionare sul vero significato di ognuna di esse. Si alternano emozioni positive e negative dell’artista, che solo attraverso la pittura riesce ad alleggerirsi del fardello che gli provocano.

Ho conosciuto Marcello Pellegrini diversi anni fa, in un contesto ben diverso da quello artistico. Le nostre chiacchiere si concentravano su temi che si sposavano più su raffinatezze tecnologiche che sull’arte. L’espressività di ognuno di noi può trovare sfogo in diverse forme. Molte volte la società, la vita quotidiana ci impone delle scelte per le quali ciò che saremmo, viene messo da parte, per ciò che dobbiamo essere. Le famose scelte di coscienza, di sopravvivenza prendono il sopravvento sulla nostra vera ispirazione, sulla nostra espressività. Talvolta ciò ha un vantaggio. Il tormento, la possibilità negata crea dentro l’animo un forte contrasto tra l’essere e l’apparire, ciò per quanto possa sembrare strano da maggiore pienezza, maggiore linguaggio all’ego.

Marcello nelle sue opere esprime il tormento, il dolore, spesso la bellezza della vita, nelle sfaccettature che ne hanno segnato la sua crescita come uomo, i suoi tormenti, i suoi travagli. La bellezza è evidente ma è sempre celata da un tratto che ne limita lo sfociare. Ci sono collegamenti ideali nella vita terrena e in quella idealizzata. Le opere difficilmente sono un pezzo unico. Sono dipinte su legno e le varie tavole sono tenute assieme da altro legno, lavorato sagomato che si pone come continuità, come cuneo, tassello punto d’unione o separazione tra uno stato d’animo e l’altro. C’è continuità e separazione, c’è disorientamento, e razionalità, c’è dolore e speranza.

Alcune opere sono di forte impatto, sono per certi versi violenti, a voler segnare attimi personali ed espressione di un dolore  interiore. I colori si fanno più forti e cupi, e fuoriesce forte uno dei colori primari  a dar senso ad una criticità del momento.

Nella “Gravida” c’è un mondo. C’è un amore spezzato, c’è la disillusione e i tanti grovigli di pensieri che passano e al contempo eccitano l’anima e la fanno innalzare verso un dove indefinito. C’è un legame forte che rimarrà forte nel tempo a segnare e dare comunque continuità. L’idea del parto è forse la parte più difficile da interpretare, ma possiamo darne due chiavi di letture. In ogni caso per questo ci facciamo aiutare dall’artista stesso.

Marcello, come nasce quest’opera?

MP_ Il sentimento ed i pensieri che si sono sviluppati dentro di me in occasione d’incontri con donne il cui l’unico obiettivo era solo e soltanto “fare un figlio”, questa famigerata voglia di maternità non cosciente, senza preoccuparsi se ci fosse amore  verso il partener ne tantomeno valutare la responsabilità della stessa procreazione, mi hanno portato ha dipingere un essere che è lontano da una donna, ovvero un essere, si in grado di procreare fisiologicamente, ma non in grado di amare ne  di crescere il nascituro. Una femmina con un utero ma senza cuore ne anima.

Ho letto nel tuo catalogo introduttivo il pensiero di  Paolo Pozzetti  che dice “il demone è gravido . Una rappresentazione che richiama Hieronymus Bosch e le metafore di un guitto demone che ha scoperto come dalle pulsioni di un cuore sofferente possa nascere un inferno con l’odore di vagina imberbe”.

Non so quanto le conclusioni collimino con ciò che ha dato impulso e ha spinto a ritrarre un mondo controverso dove il blu dei tubi si fondono con arterie nervature  e la stilizzazione di ciò che sembra l’Artiglio del Diavolo, e perché quell’imbuto che diffonde ciò che nasce nel mondo sottostante sia davvero riconducibile alla diffusione  del male.

E’ un’opera forte, dura e cruda. Dove comunque  esaltavano i toni e la spinta verso l’alto, una ricerca spirituale e un allontanamento dal dolore.

Conclusione giusta o sbagliata?

Un bambino che nasce da una femmina senza amore ne coscienza probabilmente non saprà amare ed avrà difficoltà ad essere consapevole profondamente del proprio se. Sarà fragile davanti alle tentazioni del male e quindi una possibile facile preda del lato oscuro della vita. Hieronymus Bosch è certamente un pittore che amo molto, un folle innovatore, un surrealista del 400!

Devo dire che in tutte le tavole torna vivo il rapporto carnale, la bellezza del corpo nudo, il fondersi, donne idealmente forti e tanti stani d’animo che si sovrappongono si distaccano e idealmente si uniscono come tante facce di una personalità, di un umore, di un vivere distante.

C’è ad esempio “Amici” che ha colori rilassanti e fa trapelare per la semplicità geometrica delle forme e delle ripetizioni simmetriche, la volontà di dare, e rispecchiarsi, di cercarsi sinallagmaticamente. L’idea dell’amicizia si ricopre nei volti tesi a protendersi verso un futuro, abbracciati uniti, ma ci sono le strade comunque, diverse e cupe, ci sono le stelle in legno che fanno sempre pensare a punti di domanda, a incertezze. Non sono solo vezzi, sono sempre ripetuti, sempre presenti, quasi a ricordare a limitare.  Comunque il chiarore infonde una certa tranquillità , malgrado tutto.

In “Trilogia Enigmatica”  troviamo una situazione scomposta, instabile. C’è una forma basale che riporta alla casa. Ci sono un uomo ed una donna che fanno l’amore o sesso e sopra  c’è l’occhio di Dio. Sembrano trovarsi in una caverna o grotta, sembra quasi una miniera a cielo aperto, ma poi il  quadro si volge altrove, come un pensiero distante. Potrebbero essere i pensieri dei due in quel momento, potrebbero essere i sogni da raggiungere. E’ comunque bello vedere la leggerezza del colore  e le foglie  cosi minuziosamente delineate a mostrare una scuola classica di pittura e raffigurazione della natura. C’è un papiro antico che ci fa viaggiare in posti lontani, che fa tornare ad un viaggio ideale sul Nilo, a tempi andati a ricordi lontani. Tutto comunque torna e va a coincidere nella coppia.

Bellissimo, in ogni caso. Magari la mia interpretazione non è quella più vicina a quella dell’artista. Ci sono comunque i ricordi, ci sono sensazioni, odori e colori che tornano e si concentrano.  Chiediamo direttamente all’interessato di darcene conferma e di spiegarci meglio sia questa Trilogia Enigmatica, ma anche “Amici”.

MP_Trilogia enigmatica racconta come l’unione della nostra coscienza storica ed il migliore aspetto della natura, sotto l’influenza divina, possano portare una donna ed un uomo ad unirsi in uno scambio naturale, atavico che è fare l’amore. Quando questo atto è frutto di coscienza e sentimento, istinto e carnalità, dolcezza e passione allora non c’è null’altro di così emozionante.

MP_ Amici è la rappresentazione di un momento storico della vita di tre giovani uomini, Vincenzo Brescia, Giorgio Lupo ed io. Ci ritrovammo a Roma nel 2003 dopo che eravamo stati Amici a Napoli durante il tempo della scuola e dell’università, avevamo già vissuto esperienze professionali in diversi luoghi del mondo e storie d’amore finite. In quel tempo tutti e tre vivevamo la vita con spensieratezza sentimentale e con grande determinazione professionale, ma tutti e tre alla ricerca di qualcosa di veramente grande che poi arrivò e ci portò su strade diverse e purtroppo divergenti.

Vi allego a questo articolo le fotografie scattate presso LA.VI. Latteria e Vineria–  a Via Tomacelli 23,  Roma- dove la mostra di Marcello Pellegrini resterà in essere fino al 10 Aprile 2017

In Ogni caso per contattare l’Artista: potete visitare la sua pagina facebook o direttamente al cellulare al num. 3420111242

Intanto ringrazio Marcello per la sua disponibilità. Ammetto di essere di parte nello scrivere che trovo i suoi quadri “inquietantemente bellissimi”. Mi piacciono i colori, le ombre e le luci date alle forme. La plasticità degli oggetti e la tecnica utilizzata nel dipingere. Il contenuto è strettamente personale. Direi che è fortemente personale e denotano uno stato umorale, ma sono sinceri. Mi piacciono e mi turbano, ma non mi stancherei mai di guardarli per scorgerne sempre nuovi dettagli.

complimenti davvero

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