Su la Testa Festival 2019 – Intervista ad Awa Ly

Dopo i Messer DaVil, Giancane e Alberto Bertoli, chiudiamo il ciclo di interviste agli artisti partecipanti al Su la Testa Festival 2019 di Albenga con un’ospite internazionale ormai considerabile come italiana d’adozione, visto che vive nel nostro paese da 20 anni esatti: parliamo della cantante e attrice italo-francese Awa Ly.

Awa, cosa pensi del “Su la Testa Festival”?
E’ stata un’esperienza indimenticabile, con la mia band attuale abbiamo eseguito qualcosa come 7-8 pezzi molto apprezzati dal pubblico presente ma è stato troppo, troppo corto: già mi manca essere su quel palco!

Parlaci della tua esperienza in Italia.
Beh, sono molto legata all’Italia: è il Paese in cui vivo da venti anni esatti e nel quale sono riuscita a fare della mia passione, il canto, un mestiere. Ogni esibizione qui in Italia per me ha un significato, e l’esibizione ad Albenga per il Su la Testa Festival significava molto per me. Non solo perché quest’anno si celebrano i miei venti anni di vita in Italia, ma anche perché era la mia prima esibizione in Italia dopo il 2016. Qui in Italia molta gente mi conosce per le cover, ma quello che volevo era presentare con la mia band i nuovi brani del mio nuovo disco, in uscita a marzo 2020.

Hai collaborato in carriera con artisti come Pino Daniele…
Devo dire che uno come Pino manca tanto alla musica italiana. Ho collaborato con lui tra il 2012 e il 2013, anno in cui feci da voce femminile per il brano Non si torna indietro, uno dei suoi ultimi inediti prima della sua scomparsa con cui partecipammo al primo Music Summer Festival di Canale 5 in Piazza del Popolo a Roma. Partii anche in tour con lui quell’anno, ed emozionante è stato ritrovarmi sul palco con lui e Marcus Miller, uno dei migliori bassisti al mondo, nella tappa conclusiva del Lucca Summer Festival.

Ti sei divisa inoltre in questi anni tra l’attività di musicista e quella di attrice.
A dire il vero ho sempre messo avanti la musica rispetto al cinema e sono diventata attrice per caso. In sostituzione di un’altra attrice. Ma mi sono resa conto di essere a mio agio anche nel mondo della recitazione. Questo perché ho lavorato per registi, da Cristina Comencini a Renato De Maria fino ad arrivare a Massimiliano Bruno, che ogni volta mi hanno sempre insegnato nuovi segreti per migliorarmi e adattarmi al meglio al mondo del cinema. Ed è stato altrettanto fondamentale nella mia carriera cinematografica recitare al fianco di attori con più esperienza in tal senso rispetto a me come Raoul Bova o Paola Cortellesi. Inoltre abbiamo appena terminato le riprese di un riadattamento cinematografico del romanzo di Alberto Moravia “Gli indifferenti”, diretto da Leonardo Guerra Seragnoli e che vede tra gli altri nel cast con me Edoardo Pesce, Giovanna Mezzogiorno e Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo della protagonista della storia.

C’è poi un brano che è un po’ un filo conduttore tra la tua carriera musicale e quella cinematografica: “Doum Doum Doum”.
Sì, perché è stato scelto per fare da colonna sonora al film del 2014 diretto da Ferzan Ozpetek intitolato Allacciate le cinture, ma stavolta non ho contribuito a una pellicola come attrice ma come artista facente parte della colonna sonora! Tra l’altro spesso eseguivo questo brano anche in televisione, durante la trasmissione di Diego “Zoro” Bianchi Gazebo in onda su Rai Tre a metà degli anni 2010, insieme alla “Gazebo Orchestra” di cui faceva parte anche Roberto Angelini.

Hai parlato in un tuo brano, chiamato “Here”, del naufragio del Canale di Sicilia e del tema immigrazione.
Ho voluto raccontare attraverso la musica l’empatia del naufragio del Canale di Sicilia e delle morti in mare. Ed è un brano che trovo ancora oggi attuale visto che le morti nel Mediterraneo sono purtroppo un fenomeno all’ordine del giorno. Non possono essere lasciate morire in mare le persone nel 2019 e non si può permettere nel 2019 che ciò accada per dei pregiudizi nei confronti di chi migra in altri Paesi per cercare fortuna e fuggire da situazioni precarie che caratterizzano i loro Paesi di origine. Pregiudizi che nascono da ideali molto vicini a posizioni razziste.

Cosa pensi del fenomeno del “razzismo 2.0”?
Guarda, spesso si parla di “nuovo razzismo” perché i “nuovi razzisti” agiscono principalmente sul web. E chi “urla” sul web è destinato a fare più rumore facendo pensare che ci sia una nuova emergenza razzismo. Ma mi piace pensare e voglio credere che le persone che non credano in pregiudizi razziali e credano nella diversità, seppur più “silenziose” siano molte di più di quel che si creda. E sono felice di essere parte di questa “maggioranza silenziosa”: siamo più numerosi nonostante le persone piene di odio e paure facciano più rumore. Di certo però si tratta di una “maggioranza silenziosa” che sembra apparentemente non far nulla e invece accade l’esatto contrario. Anche se in realtà non mi definirei una persona silenziosa perché il mio mestiere mi permette ogni volta che mi trovo su un palco di spronare le persone ad “alzarsi” e “farsi sentire”

Progetti futuri.
Ovviamente il mio nuovo album in uscita a marzo 2020, anticipato dal singolo uscito lo scorso mese intitolato Close Your Eyes. Un brano dedicato a tutti coloro che rischiano la vita lottando per i loro diritti. Il video, girato in Senegal a settembre, è dedicato ad Alaa Salah, donna considerata un simbolo della rivoluzione in Sudan: emblematica è una foto di lei su una macchina che aizza la folla cantando cori rivoluzionari. La sua storia mi è stata molto d’ispirazione per le idee relative al videoclip.

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