Smorfia, la tradizione napoletana che “fa parlare” i numeri

Che si viva o meno a Napoli, nel periodo natalizio sarà capitato almeno una volta di giocare alla Smorfia. Si tratta di un gioco talmente tradizionale e semplice nelle sue regole che chiunque può parteciparvi. Di fatto, funziona come una sorta di lotteria in quanto tutto ruota intorno all’estrazione di numeri, che sono per l’esattezza 90. I vari giocatori possono acquistare delle cartelle, ognuna delle quali presenta 3 file di 5 numeri ciascuna, con almeno un numero per ogni decina e per un totale di 15. Tutto ciò che il giocatore è chiamato a fare è segnare su ogni cartella i numeri enunciati da chi controlla il tabellone, a sua volta diviso in 6 cartelle in cui i numeri seguono però il loro ordine naturale.

C’è chi pensa che l’invenzione della Smorfia sia legata alla cabala e ai significati occulti di lettere e parole e chi trova invece dei collegamenti con Pitagora. Questo perché ad ognuno dei 90 numeri è associata una specie di denominazione folkloristica. L’etimologia della parola “Smorfia” deriverebbe invece da Morfeo, divinità greca del sonno. La Smorfia era infatti il libro dei sogni, dal quale si cercavano di ricavare i numeri fortunati per il lotto. In ogni Smorfia i numeri possono indicare dunque cose, persone o situazioni specifiche.

Alcune associazioni sono molto note. Basti pensare al “morto che parla” identificato nel 48. Non a caso, è credenza popolare che i cari passati a miglior vita compaiano in sogno per suggerire i numeri da giocare alla lotteria. In Italia alcuni significati possono cambiare da regione a regione, ma nonostante le prime tracce del gioco sarebbero state individuate a Genova nella prima metà del XVI secolo, è in Campania che la Smorfia è prevalentemente diffusa. Non c’è Natale senza una partita con i parenti.

Conoscere i nomi relativi ai numeri del tabellone non è semplicemente funzionale all’atmosfera dilettosa che si viene a creare quando si gioca. In alcuni casi si sceglie di procedere con le estrazioni senza nominare i numeri, ma direttamente i loro significati. Chissà che questa usanza non derivi dal divieto del gioco del lotto stabilito invece nel XVIII secolo. Per ovviare al problema, i napoletani inventarono una versione più casalinga della Smorfia e sicuramente evitare di nominare i numeri riduceva le probabilità di essere colti in castagna mentre si praticava un gioco clandestino. Può essere considerata persino una fortuna il fatto che i significati dei numeri sono stati tramandati fino ai giorni nostri: in passato, infatti, venivano comunicati sempre per via orale e non ne esisteva una trascrizione ufficiale.

La Smorfia, il lotto, la tombola. Tutti giochi basati sulla fortuna e che possono essere considerati progenitori del bingo presente su Internet oggi. Di certo, il potere aggregante delle estrazioni ha inciso non poco sul successo del gioco, che rimane comunque piuttosto elementare. La presenza di significati precisi dietro a così tanti numeri, però, non poteva non alimentare la curiosità verso questo gioco, anche nei più piccoli. Le associazioni non sono state scelte a caso e tra le varie decine descrivono fedelmente parecchi scenari tipici dell’età contemporanea. L’ultimo numero, il 90, forse il più celebre, quello che indica “la paura”, era un invito a vincere ogni timore. Ancora oggi è possibile rispecchiarsi quindi nei numeri della Smorfia e farvi riferimento nel linguaggio comune. Occhio, però, a non dare mai a qualcuno del 71…

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