Coronavirus, caccia all’untore o difesa collettività?

Coronavirus

Il Coronavirus non ha messo in ginocchio solo il sistema sanitario e l’economia, è arrivato ad attaccare il tessuto sociale. La “caccia all’untore”, in condizioni simili profeticamente raccontata da Manzoni nell’episodio della colonna infame, all’interno dei Promessi Sposi è una realtà nell’Italia dell’era della quarantena.

Il che pone a diversi interrogativi. Per alcuni questa ricerca di chi esce di casa senza averne necessità effettiva potrebbe risultare un’esagerazione, una prevaricazione delle prerogative chiaramente destinate allo Stato. Questo assume in certi casi addirittura una istituzionalizzazione formale. Ad esempio come è avvenuto a Roma, dove il Comune a guida pentastellata ha deciso di implementare una nuova funzionalità sul Sistema Unico di Segnalazione: la segnalazione, appunto, di assembramenti.

Dove ci sta portando davvero questa emergenza? Davvero uno Stato in difficoltà nell’atto di applicare delle disposizioni di ordine pubblico sta cedendo alcune delle sue prerogative ai cittadini inferociti?

I social hanno preso abbastanza in maniera unitaria la decisione del comune di Roma: si è andati oltre. Fornire ai cittadini una piattaforma per farsi giustizia da soli sembra essere il raggiungimento di un punto collocato ben al di là di un limite ideale.

Ma le condizioni di emergenza e di eccezionalità spesso ci fanno dimenticare come vanno nel profondo le cose. In condizioni normali, non siamo noi stessi partecipi nel processo di mantenimento dell’ordine pubblico e rispetto della legge? Se vediamo una banda di rapinatori scassinare una farmacia o una banca, non abbiamo il compito di avvisare la polizia?

Certamente la maggior parte di noi lo farebbe senza esitare, magari dopo essersi nascosto dietro un angolo per non essere stati avvistati ed identificati dai malviventi. Eppure, in linea puramente teorica, la rapina ad una banca, a meno che non sia quella in cui proprio noi abbiamo depositato il nostro denaro, non ci riguarda.

Chiameremmo la polizia perché sappiamo che è giusto fare sforzi, fare “la spia” per così dire, anche nell’atto di proteggere gli interessi e la sicurezza di qualcun altro (discorso analogo potremmo farlo riguardo a noi che assistiamo ad un tentativo di violenza o ad una rapina a mano armata).

Le disposizioni tuttora vigenti non riguardano solo le categorie più esposte, le fasce più deboli della popolazione bensì tutti noi. La sicurezza collettiva chiaramente è un bene comune e necessita di essere protetta dalle azioni di tutti noi. Una persona che va in giro per la città, toccando panchine, mezzi pubblici etc… senza averne particolari necessità non  sta solo correndo un rischio per sé stesso, ma per tutta la società.

Sappiamo infatti che le grandi difficoltà di contenimento dell’infezione da Coronavirus dipendono anche e soprattutto dall’arduo compito di identificare i contagiati asintomatici. Chiaramente nessuno di noi può limitare per un periodo prolungato le uscite da casa, ma può limitare al minimo quest’ultime riducendo allo stesso modo i rischi.

Una persona che va a correre in giro per il quartiere può rinunciarvi? Io credo proprio di sì, data anche la possibilità di svolgere tranquillamente un’attività fisica in casa. Immaginiamo un uomo che corre per una decina di chilometri, toccherà una panchina o un palo per fare dello stretching nel tragitto.

Potrebbe essere del tutto asintomatico, eppure contagioso, in quel modo contaminerà le superfici con cui viene a contatto, che potrebbero essere toccate a loro volta da una persona anziana.

Il che ovviamente non giustifica aggressioni o ululati colmi di aggressività. Ma non bisogna neanche fare lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, la cooperazione si fa anche facendo presente alle autorità competenti (e mai facendosi giustizia da soli) chi non rispetta le regole, che noi tutti dobbiamo sopportare rimanendo sigillati in casa.

Per la prima volta l’essere umano ha l’opportunità di essere un eroe stando da casa, nessuno ci ha chiesto di andare in guerra. Senza ammorbarci nella ricerca dell'”untore”, qualora sapessimo di una persona che non rispetta le regole è certamente nostra responsabilità farlo presente.

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