Booking.com viene accusata di aver evaso 153 milioni di Iva in Italia

Booking.com, agenzia di viaggi online olandese, è accusata di avere evaso 153 milioni di euro in Italia. Ad accorgersi di questo, sono stati i finanzieri del primo gruppo del comando provinciale di Genova e Chiavari, i quali, guidati dal colonnello Ivan Bixio e dal capitano Michele Iuorio, si stanno adoperando per fare chiarezza sulla maxi inchiesta sull’evasione della società di Amsterdam.

Booking, nasce nel 1996 come sito online per effettuare prenotazioni di hotel e strutture e ad oggi è uno dei più cliccati. Nel 2002 ha una perdita di 19 milioni di dollari, che però riesce a recuperare grazie all’acquisizione, del 2005, da parte della società Priceline Group (ora chiamata Booking Holdings), per 133 milioni di dollari. La Priceline stessa aveva acquisito, 9 mesi prima, la Active Hotels, giovando così di un’altra piattaforma con andamento positivo. Con un attivo di 1,1 miliardi, nel 2011, l’acquisizione è stata da molti definita, come “la migliore della storia di internet”. Adesso, guidata dal CEO Glenn Fogel, ha ottenuto ulteriori progressi divenendo una leader del mercato di prenotazioni online.

Controversie: nel 2012, la Office of Fair Trading, l’autorità garante della concorrenza del Regno Unito, ha emesso una comunicazione di addebiti contro Booking.com, Expedia e IHG Army Hotels. Il problema riscontrato era relativo al fatto che Booking.com ed Expedia avevano stipulato accordi separati con IHG che limitavano la capacità dell’agente di viaggio online di scontare il prezzo del solo pernottamento in hotel. Inoltre, nel 2014 e nel 2018, il sito viene preso di mira da alcuni esperti hacker, i quali riuscivano ad ottenere i dati, immessi nel web dai clienti, per poi effettuare truffe online. Nell’aprile 2015, le autorità garanti della concorrenza francesi, svedesi e italiane hanno accettato la proposta di Booking.com di eliminare la clausola di “parità tariffaria” e consentire quindi agli agenti di viaggio della concorrenza, di offrire prezzi degli hotel inferiori a Booking.com, poi estesa a tutti i paesi UE. Nel 2017 in Turchia e nel 2019 in Grecia, la società olandese, riceve pesanti accuse da parte dei governi dei rispettivi paesi che la incolpano di non aver agito secondo le leggi del mercato. Nel 2020, scade il termine fissato dalla Commissione europea e dalle autorità nazionali per la tutela dei consumatori (CPC) per Booking.com. Le autorità hanno denunciato la pratica di utilizzare tecniche manipolative, come nascondere la sponsorizzazione nella classifica, esercitare indebitamente pressioni di tempo sugli utenti o fornire false dichiarazioni. Nello stesso anno, nel periodo pandemico, chiede aiuti economici allo Stato olandese, nonostante sia riuscita a pagare gli azionisti e abbia 6,3 miliardi di euro in bilancio. L’azienda decide poi di licenziare circa il 25% della sua forza lavoro globale.

In Italia la situazione è allo stesso modo preoccupante. Rispetto a quanto detto dagli investigatori, Francesco Pinto e Giancarlo Vona, Booking avrebbe guadagnato, tra il 2013 e il 2019, 700 milioni di euro, effettuando circa 800mila transazioni. L’inchiesta era partita nel 2018, per via di alcuni accertamenti fiscali di bed&breakfast, effettuati prevalentemente in Liguria. La guardia di finanza, analizzati i vari documenti, afferma che “è emerso come la società olandese era solita emettere fatture senza Iva applicando il meccanismo del c.d. “reverse charge“, anche nei casi in cui la struttura ricettiva era priva della relativa partita, con la conseguenza che l’imposta non veniva dichiarata né versata in Italia”. Dopo una consultazione delle banche dati di Booking.com, messi a disposizione dalla società stessa e in relazione alle commissioni applicate su 896.500 posizioni di clienti, che il fatturato ammontava a 700 milioni di euro. Tale importo non è però stato dichiarato da Booking, che avrebbe dovuto versare 153 milioni di Iva. Emerge però che la società non ha un rappresentante fiscale e non si è identificata in Italia, risultando quindi colpevole di “totale evasione dell’imposta, che non è stata assolta né in Italia né in Olanda”.

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