Coronavirus: cosa ci aspetta dopo la pandemia?

9 Marzo 2020. Sono passati venti esatti giorni da quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ufficialmente annunciato che l’Italia sarebbe diventata zona protetta fino al 3 Aprile 2020, o oltre, in base all’andamento del virus (anche se una proroga sembra essere vicina, visto che il picco non è stato ancora ufficialmente raggiunto). E diciotto dall’annuncio del primo lockdown. Cosa è cambiato in questi, difficili, giorni per il nostro Paese e cosa cambierà?

Tanti si pongono la seguente domanda: cosa sarà dell’Italia e del mondo una volta finita questa maledetta pandemia? Il problema è che risposta esatta non c’è. E’ un virus imprevedibile, per il quale ancora oggi non esiste una precisa cura e le cui persone guarite sono tutte guarite attraverso diversi tipi di cure. E l’imprevedibilità comporta l’inevitabile “attesa degli eventi” e la caratteristica di mettere tutti noi col fiato sospeso giorno per giorno in attesa di notizie positive. Nell’attesa che il famoso picco venga finalmente raggiunto. Mentre i grafici registrano sì un continuo aumento di contagi in Italia ma in una percentuale che va sempre più verso la decrescita. Allora il popolo come si comporta? Si sa, in Italia come sempre, anche in questi momenti in cui serve unione e coesione nella distanza, ci piace dividerci tra fazioni. Ci sono gli ottimisti, quelli dell’ “andrà tutto bene”, degli arcobaleni e dei flash mob sui balconi, delle challenge sui social network e delle idee originali per ammazzare e far volare il tempo. Ci sono i sentimentalisti e i romantici, che si fanno venire i brividi alla prima immagine a forte componente emozionale che si pari loro davanti o alla prima canzone “forte” dedicata al periodo di emergenza che l’Italia sta vivendo. Gli appassionati di statistica, che sono pronti a prevedere l’andamento del virus giorno per giorno interpretando i dati che ogni giorno nel consueto bollettino delle 18 la Protezione Civile ci comunica. I catastrofisti, quelli che parlano di “peste del XXI Secolo”, che ritengono che l’Italia non possa uscire dall’emergenza neanche in estate (quando con grande probabilità, a meno di ribaltoni, ci saremo già lasciati il problema alle spalle) o peggio, neanche il prossimo anno facendo ironia che vorrebbe far ridere ma che potrebbe creare stati depressivi in soggetti mentalmente fragili o lamentandosi sui social, esprimendo paura di uscire di casa anche alla fine dell’emergenza per paura di un nuovo contagio, urlando che “nulla sarà più come prima” finché non si trova il vaccino, e se non si trova non esisterà futuro e non esisterà ritorno alla normalità. I complottisti, che divulgano fake news di ogni tipo, dall’effetto potenziale sia positivo che negativo e credono che il COVID-19 sia un’arma diffusa nel mondo per chissà quale causa. I “rivoluzionari”, che gridano al mondo la loro rabbia per quella gente bisognosa di soldi (e per la quale il Governo si è mosso con una manovra anticipata da pochissime testate, quella dei buoni spesa offerti dai Comuni per le persone più bisognose) e fanno proclami di nuove rivolte anche violente e di una ipotetica “guerra civile”. I cacciatori all’untore, che si affacciano alle finestre e ai balconi per segnalare persone appena uscite di casa anche per motivi di necessità con lanci, urla e insulti per aizzarli a “stare a casa” (basti pensare alla polemica sui runner di metà mese che ha portato il Governo a vietare l’attività all’aperto in spazi quali i parchi) e che probabilmente continueranno con questa pratica anche una volta che l’emergenza sarà finita per il timore di un nuovo contagio, collegandosi ai catastrofisti di cui prima. I sostenitori del “prima la salute” a favore di nuove restrizioni e nuove chiusure per tutelare i propri cari e l’intera popolazione, i sostenitori del “prima l’economia”, a favore della riapertura per favorire la ripresa economica del Paese ed evitare il baratro. E chi più ne ha più ne metta. E tutte queste categorie le trovi sui social a discutere anche animatamente tra loro sotto i post di ogni testata giornalistica, dai toni allarmistici o meno che siano.

C’è chi dice che tutto tornerà come prima e ce lo godremo meglio, c’è chi dice che sarà la fine del mondo che conoscevamo prima della pandemia (e dell’età capitalista) vuoi per l’abitudine a stare in casa forzatamente per tutto questo tempo vuoi per la crisi economica mondiale che avrebbe gravi strascichi su ogni attività e non potremo più goderci i piaceri della nostra vita perché le attività che ce li forniscono potrebbero fallire in breve tempo. Chi dice che il virus ha rappresentato la rivincita della natura che può finalmente respirare in assenza dell’uomo che con le sue attività ne ha aumentato l’inquinamento o, peggio, che potrebbe dare inizio all’estinzione degli umani per i tanti suicidi che questa fase provocherà. Ma in poche parole, chi avrà ragione? Questo nessuno lo sa e, come detto prima, solo il tempo saprà dircelo. Che vincano gli “ottimisti” o vincano i “catastrofisti” abbiamo le seguenti certezze: la prima sarà un grande aumento del tasso di utilizzo della tecnologia da casa in qualsiasi ambito, dallo smart-working ai videocolloqui, dai servizi in streaming alla navigazione classica in Internet fino allo sfruttamento dei social network e al boom dell’e-commerce e dei servizi a domicilio. Di certo non delle novità assolute, ma che diventeranno ben presto costume, in una proiezione reale di ciò che molti film fantascientifici prevedevano. La seconda è che riscopriremo i valori della vita casareccia e semplice di un tempo, dove bastavano anche i piccoli gesti a renderci felici e ci accontentavamo anche dell’essenziale, senza dover fare chissà quali grosse spese per arrivare a qualcosa di bello e importante (magari anche con l’aiuto dei media di ogni tipo che ci propinano una loro idea del “bello”), e l’importanza degli affetti di ogni tipo. Riscopriremo la bellezza dello stare in famiglia e delle relazioni sociali in genere e l’importanza della vita casalinga. E magari nascerà una nuova forma di benessere e di divertimento. Derivante da un mix tra la semplicità delle abitudini di un tempo e l’ultratecnologia del mondo odierno e del futuro. Magari inizieremo a seguire le vicende politiche e di attualità dei nostri Paesi con la stessa passione con cui in tutti questi anni abbiamo seguito il calcio o i nostri programmi preferiti. E’ una fase difficile della nostra storia, ma ogni risvolto ha un lato positivo. Vincerà il “fronte dell’ottimismo”? Bene, torneremo alla normalità e alla vita che conoscevamo prima dell’epidemia. Vincerà il “fronte del catastrofismo”? Come detto prima, nascerà dalla fine del mondo “tradizionale” una nuova forma di benessere a cui nel futuro ci abitueremo come nella nostra storia abbiamo sempre fatto con le vecchie tradizioni entrate negli anni in disuso. E, come diceva Ken Follett in Mondo senza fine, “’La peste ebbe come conseguenza la rivolta del popolo che distrusse l’Europa feudale e spianò la strada al Rinascimento”: qui, però, per rivolta non intendo i saccheggi nei supermercati o le proteste violente davanti Montecitorio a fine quarantena che molti stanno caldeggiando sui social, ma una “rivolta silenziosa” consistente in un radicale cambiamento delle nostre abitudini. E il “Rinascimento” della situazione sarà la nuova epoca storica che ci aspetta dopo la pandemia, un’epoca storica che ha ancora toni sconosciuti. In qualsiasi modo, vinceremo questa battaglia, ne sono certo.

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