Dall’Inghilterra arrivano notizie positive riguardo alla sperimentazione del vaccino anti-Covid

Le prime convincenti risposte offerte dal vaccino AZD1222

All’alba delle nuove misure anti-covid e dei tafferugli susseguitisi in tutte le regioni d’Italia, arrivano buone notizie dalla ricerca scientifica. Non si vuole accendere illusioni, ma è interessante segnalare la risposta immunitaria incoraggiante riscontrata nelle “prove di vaccino” sugli anziani registrate in Inghilterra.

È il Financial Times a far trapelare l’indiscrezione che anche nella fascia più anziana della popolazione è stata registrata la produzione di anticorpi e linfociti C, i quali spesso, a causa del sistema immunitario meno forte degli individui in questione, non vengono prodotti in seguito alla somministrazione del vaccino ordinario, obbligando la comunità scientifica a ricorrere a vaccini “potenziati” per la tutela della fascia più vulnerabile della popolazione.

Il vaccino in questione è quello elaborato dal Jenner Institute dell’Università di Oxford, che vede la collaborazione, tra gli altri, dell’IRBM (Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare) di Pomezia. Dal contingente italiano associato al progetto arriva peraltro una prima indiscrezione riguardo alla distribuzione potenziale del vaccino, che vedrebbe “2-3 milioni destinati all’Italia” nella prima tranche di 20-30 milioni di vaccini prodotti. In diritto di prelazione, naturalmente, risiede in prima linea il Regno Unito, finanziatore massiccio della ricerca dal primo giorno.

Il detto vaccino verrebbe distribuito dal colosso farmaceutico AstraZeneca e, nell’ipotesi in cui questa Fase 3 di sperimentazione continuasse ad offrire risposte convincenti, ci si auspica che l’inizio della distribuzione possa avvenire nei primi mesi del 2021. Ad ora, sono 18.000 gli individui a cui è stato somministrati il vaccino in prova.

Oltre ad AZD1222, questo il nome del risultato degli studi dell’Università di Oxford, sono 8 i vaccini che attualmente sono alla fase 3 di sperimentazione, provenienti da vari paesi, tra cui Regno Unito, USA, Israele, Cina.

L’appello dei medici italiani

Intanto, dall’Italia vi è l’appello della comunità scientifica a non perdere di vista gli asintomatici. È stata infatti accolta con raccapriccio la proposta arrivata dal Governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini di limitare il testing solamente ai soggetti sintomatici.

La comunità scientifica fa riferimento alle dimostrazioni, intervenute con diverse pubblicazioni scientifiche, che la trasmissibilità del virus è possibile anche da parte di individui positivi, ma asintomatici e vi è forte discussione anche sulla percentuale di questi. L’appello è quello di tornare a fare riferimento ai dati raccolti dalla comunità scientifica nella scelta delle misure da adottare.

Proprio sugli asintomatici, peraltro, si accendono i dibattiti. Da chi ne evidenzia la larga percentuale per affermare una sovrastima della gravità del virus, a chi studia il numero a causa della facilità di questi di sfuggire al tracciamento per via di tamponi e quindi della pericolosità nella fase di trasmissione dell’infezione.

Se il virologo Palù addirittura ipotizza che possano essere il 95% dei positivi, i dati ufficiali ISS li collocano al 55,6%, percentuale che tuttavia si riferisce solamente ai positivi accertati mediante tampone. Rimarrebbero infatti estranei a tale percentuale i positivi asintomatici non tracciati, che, ad inizio Ottobre, erano stati approssimativamente stimati circa il 45% dei positivi totali.

Per il momento, comunque, l’esigenza è quella di tamponare la curva di contagio e la prima ondata è stata maestra nell’insegnare l’importanza del tracciamento, come provato dall’esperienza di Veneto e dell’Emilia-Romagna stessa.

 

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