Il MoVimento 5 Stelle e la piattaforma Rousseau: uno scherno in buona fede alle istituzioni

Nei giorni passati, il Movimento 5 Stelle è stato al centro delle discussioni in seguito alla scelta del partito di rimettere la decisione se appoggiare o meno il governo Draghi alla votazione dei cittadini sulla piattaforma online Rousseau. All’insediamento del nuovo governo, i gruppi parlamentari sono tenuti ad esprimere un voto di fiducia, in previsione del quale, nell’ultima settimana, sono state ferventi le consultazioni tra Draghi e i capigruppo dei partiti per verificare convergenze e idee.

La fase delle consultazioni ha offerto in generale un quadro molto favorevole all’insediamento del nuovo premier, con un ampissimo schieramento per la fiducia quasi incondizionata, che vede, tra gli altri, un inaspettato appoggio convinto della Lega. L’unico partito a rimanere in sospeso è stato appunto quello guidato da Di Maio.

All’annuncio del nome di Draghi, voci influenti nel partito, quali quelle del portavoce Vito Crimi o dell’ex Ministro delle Infrastrutture Toninelli avevano espresso risentimento e l’intenzione decisa di opporsi alla formazione del nuovo governo. Tali iniziali scorribande individuali erano state progressivamente sostituite dalla scelta di abbassare il profilo e adottare una strategia attendista, viste anche le dichiarazioni effettuate da Conte in uscita dall’incarico di premier, che inneggiavano a stabilità e rispetto delle istituzioni.

Nel bilanciamento di quest’ambivalenza di sentimenti, nel limbo tra il mantenere la linea “duri e puri”, contro tutto e tutti, e tra il continuare a rivestire un ruolo al governo, ha spezzato l’impasse la decisione di far ricorso ad un meccanismo caro ai “fedelissimi” del partito: il voto dei cittadini sulla piattaforma Rousseau. Uno dei principali punti di criticità, rispetto all’eventuale governo Draghi, sarebbe la connivenza con Forza Italia, rispetto al quale era stata ripetutamente spergiurata l’incompatibilità. Va detto anche, però, che di passi indietro rispetto a spergiuri precedenti, il Movimento 5 Stelle ne ha fatti numerosi durante l’ultimo anno e mezzo in sella.

Un concetto che è stato più volte utilizzato per giustificare l’obbligato stallo che ha investito il nascente governo è stato quello della “democrazia diretta”, come principio inscalfibile, il cui rispetto è fondamentale, a costo di rallentare di diversi giorni i meccanismi istituzionali. Può davvero, tuttavia, parlarsi di democrazia diretta, con riferimento alla piattaforma Rousseau?

Il concetto di democrazia diretta prende le mosse proprio da Jean-Jacques Rousseau, come modello in grado di rispondere alle fallacie prodotte dalla democrazia rappresentativa, che incontra il pericolo dell’infedeltà dei rappresentanti. Numerosi sono gli strumenti di democrazia diretta che fanno da contrappasso all’ampio potere rappresentativo, il più celebre dei quali è il referendum. La piattaforma Rousseau, tuttavia, rischia di essere uno strumento sì diretto, ma poco democratico.

Principio cardine della democrazia è la presenza in Parlamento degli individui selezionati durante le regolari elezioni politiche, che denota appunto l’elemento di rappresentatività di cui sopra. Se, tuttavia, la decisione dei 282 parlamentari dei 5 Stelle, che rappresentano poco meno di 11 milioni di voti, viene decisa dalla scelta dei 74mila votanti iscritti a Rousseau, il problema diventa non l’assenza di rappresentatività, ma l’assenza di democrazia. Degli 11 milioni di elettori si sente la voce solamente di 74mila, quand’invece gli 11 milioni avevano affidato la propria voce ai 282 parlamentari, i quali vengono, nel presente caso, sostituiti dalla piattaforma.

Ad ogni modo, l’esito della consultazione con gli elettori ha dato esito positivo e, ancora una volta, il Movimento 5 Stelle farà parte della maggioranza di governo, dopo aver condiviso la cattedra con Lega prima e PD dopo. Si aggiungono ad una maggioranza già numerosissima, che vede praticamente solo Fratelli d’Italia all’opposizione. L’augurio, chiaramente, è che le forze coinvolte trovino collaborazione anche nelle scelte che li vedranno coinvolti una volta sorto il Governo e che l’eventuale ricorso alla piattaforma Rousseau sia più cauto e più democratico.

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