Norbert Valley assolto in appello

Il pastore svizzero Norbert Valley è stato assolto dal giudice di appello dalle accuse di violazione della legge federale che prevede il divieto dei privati di fornire qualsiasi tipo di aiuto o ausilio agli immigrati entrati nel paese illegalmente.

Il signor Valley era stato condannato in primo grado nell’agosto del 2018 ad una pena pecuniaria pari a mille franchi, ai quali se ne sarebbero dovuti aggiungere altri duecentocinquanta a titolo di spese giudiziarie.

Le condotte contestate al pastore da parte delle autorità svizzere consistevano nell’aver fornito una letto e del cibo ad un richiedente asilo proveniente dal Togo, nazione dell’Africa occidentale che attraversa ormai da anni un periodo di forte instabilità politica.

L’organo giudicante ha motivato la sentenza di assoluzione asserendo che Norbert Valley non aveva in nessun modo intralciato l’azione amministrativa dello Stato riguardante la trattazione delle richiesta di asilo, di conseguenza le condotte tenute dal pastore non cozzano affatto con la gestione della politica immigratoria del paese.

L’Amnesty International, una delle più autoritarie Organizzazioni Internazionali non governative volte alla tutela dei diritti umani, esulta sul proprio sito ufficiale esclamando che finalmente la solidarietà non è stata considerata un reato.

Tuttavia, al margine dell’entusiasmo manifestato per questa notizia, la stessa Amnesty International ha ribadito che il proprio impegno si riverserà sugli altri casi simili pendenti in Svizzera, auspicando che il felice esito della vicenda giudiziaria di Norbert Valley possa ripetersi a vantaggio anche degli altri imputati.

Infatti, secondo la sezione svizzera della Ong, sarebbero attualmente in corso addirittura 972 giudizi di appello nei confronti di condanne subite in primo grado da persone che, proprio al pari del pastore Valley, avevano offerto il proprio sostegno solidale agli immigrati irregolari che necessitavano di vitto e alloggio.

Dunque, risultando questi numeri oggettivamente tanto sorprendenti quanto significativi, appare utile un intervento immediato da parte del legislatore svizzero. Difatti, per quanto l’organo giudiziario possa, attraverso le proprie pronunce e la propria giurisprudenza, contribuire ad interpretare la norma in vigore in maniera più conforme possibile ai principi di difesa e protezione della vita e della dignità umana, soltanto una riforma legislativa è in grado di determinare un’inversione di rotta certa e definitiva.

La Svizzera, essendo uno degli Stati firmatari della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle liberta fondamentali (CEDU), è tenuta in ogni caso ad assicurare le garanzie di tutela nei confronti delle persone richiedenti asilo nel proprio paese, non consentendo il diritto internazionale un vuoto di protezione dei diritti in nessun caso, neanche nel lasso di tempo intercorrente tra la presentazione della domanda e la conseguente decisione delle autorità competenti o in quello che va dal rigetto della richiesta all’espletamento delle procedure di rimpatrio.

In conclusione, appare verosimile ritenere fondamentale l’introduzione di una legge federale che impedisca quantomeno l’incriminazione e la condanna del nobile gesto della solidarietà verso il prossimo più in difficoltà, così da non scoraggiare ulteriormente quel processo di integrazione che negli ultimi tempi da obiettivo sta divenendo, per mille e più motivi, una chimera.

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