Nicolas Sarkozy incriminato: Intervista fiume alla TV Nazionale per difendersi ed accusare

Anche se il giorno dopo la scarcerazione, durante un’intervista fiume alla TV Nazionale  Nicolas Sarkozy, (attualmente in stato di libertà provvisoria, ma che non può lasciare il suo Paese) ha tenuto a smentire ogni accusa, ovviamente, parlando di fonti inattendibili, di fatti visibili e condivisibili, di una famiglia, quella dei Gheddafi (un Clan), che ci avrebbe messo troppo tempo per accusarlo. Dieci anni dopo, perché?  Nel cosiddetto caso di finanziamento libico durante la campagna presidenziale del 2007, Nicolas Sarkozy, che ora è a rischio di gravi incriminazioni, è tornato in TV, alla  TF1 sul caso e il suo non è stato un intervento, non una intervista, ma un monologo per difendersi ma anche accusare un Clan e chi c’è dietro a tutto ciò.

Nicolas Sarkozy è stato ospite del notiziario TF1  giovedì, 22 marzo. Sospettato di aver accettato soldi da Gheddafi per finanziare, in parte, la sua campagna presidenziale nel 2007. Dopo due giorni di custodia cautelare, nei locali del OCLCIFF, l’ufficio anticorruzione Francese a  Nanterre , l’ex presidente della Repubblica è stato incriminato per “corruzione passiva”, “finanziamento illegale per  campagna elettorale” e “occultamento e appropriazione indebita di fondi pubblici libici”.
L’ex presidente della Repubblica è ufficialmente sospettato di aver beneficiato illegalmente di fondi del regime libico di Muammar Gheddafi, che avrebbe finanziato la sua campagna del 2007 per 50 milioni di euro.
C’era stato in quegli anni un riavvicinamento tra i due Stati. La Francia voleva di fatto stringere accordi economici più forti e saldi con la Libia ( di fatto a tutto svantaggio dello stato da sempre partner privilegiato – l’Italia). Le cose erano andate bene per un po’, poi però invece ci furonono fatti e movimenti che accelerarono l’azione militare francese, nel periodo in cui la Comunità internazionale aveva deciso la fine del Rais, per una Pace che non solo non ci fu, ma che creò un vuoto e un’escalation di violenze in tutto il territorio dopo la morte, nel 2011 del Colonnello a Sirte, con l’avanzata delle milizie islamiche. Al contempo ci fu anche la fine politica di Sarkozy.
 La destabilizzazione della Libia e l’avanzata sul territorio di forze Islamiche ha sicuramente influenzato una serie di avvenimenti che si sono manifestati negli anni a seguire, compreso l’avvento dell’ISISS.
Nicolas Sarkozy rischia grosso se viene condannato. Si potrebbe arrivare ad una  pena di dieci anni di prigione e si potrebbero infliggere multe di diverse centinaia di migliaia di euro. Potrebbe anche essere pronunciata una sentenza di ineleggibilità, sempre secondo il magistrato, e restrizioni in ordine alla sua libertà personale (arresti domiciliari), limitazione dei contatti con altri sospettati. Verrebbe (ma già sicuramente lo è) messo sotto controllo ogni movimento e contatto esterno del suo entourage.
Lui però si difende, senza timori, affermando che non c’è alcun indizio  concordante nelle accuse. Nessun testimone libico ha dato la stessa testimonianza, o accusa  che corrispondesse alla realtà dei fatti.
Il Cugino di Gheddafi, Ahmed Qadaif al Damm ha sostenuto di essere a conoscenza del fatto che suo cugino avesse dato soldi a Sarkozy “per assicurarsi la sua lealtà strategica, è questa è una realtà che non possiamo negare”. Ora rifugiato in Egitto è colui che sta muovendo le fila e dell’accusa. Un’accusa pesante per tutti gli stati Occidentali. La guerra nei confronti della Libia fu scatenata per impedire la nascita degli Stati Uniti Africani, con una moneta unica e un potere concentrato ancor più sul leader Libico. “In occidente ritenevano che ciò avrebbe precluso la possibilità di attingere alle ricchezze dell’Africa, il che era in contrasto con gli interessi dei paesi occidentali. E ovviamente hanno iniziato a vedere una minaccia nella figura Muhammar Gheddafi, che sarebbe potuto diventare “l’amministratore” di questa unione africana”. La Francia si sentì ancor più tradita da questa politica e fu il traino dello scatenare la guerra verso il Rais, (se non con loro, con nessuno).
La famiglia Gheddafi tra tanto sta pensando ad un rientro politico in Libia, per stabilizzare il Paese e far tornare la pace sui territori, senza influenze esterne e vivendo delle proprie ricchezze. Il compito sarebbe affidato ad uno dei figli di Gheddafi, Saif-Al Islam, un sogno forse, ma loro ci credono e faranno di tutto per realizzarlo.
L’ex Presidente Sarkozy ha però  concluso affermando di essere ferito profondamente dentro, non per se, ma per il Paese, per l’essere stati infangati, nello spirito e nelle intenzioni più positive, per aver agito contro un assassino, così come voleva un’intera Nazione e così come era stata nelle Intenzioni Comunitarie.
Aspettiamo gli sviluppi

 

 

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