Il ricordo di Bobby Sands

Esattamente 39 anni fa, il 5 maggio del 1981, moriva Bobby Sands, l’attivista politico nordirlandese che dedicò la sua vita al raggiungimento dell’indipendenza del suo popolo nei confronti della Corona del Regno Unito.
Dunque, allo scopo di comprendere meglio la figura e l’importanza di questo personaggio, occorre ripercorrere – seppur soltanto per grandi linee- quelli che sono stati gli avvenimenti salienti della storia del secolo scorso dell’Irlanda.

Nel 1920 il Parlamento inglese emanò una legge con la quale divise il territorio irlandese in Irlanda del Nord e Irlanda del Sud. Tre anni dopo quest’ultima fu dichiarata indipendente mentre l’Irlanda del Nord- composta delle sei contee dell’Ulster-, a causa della ben nutrita schiera di irlandesi lealisti, rimase assoggettata alla Regina ed è tuttora parte del Regno Unito.

Così è proprio nel contesto storico del conflitto tra nordirlandesi indipendentisti (a composizione prevalentemente cattolica) e i nordirlandesi lealisti (maggiormente protestanti) che Bobby Sands si colloca, assurgendo egli a simbolo della lotta contro la presenza britannica all’interno delle contee dell’Ulster.

Bobby entrò quindi a far parte della Provisional Irish Republican Army –l’organizzazione paramilitare sorta a seguito del distacco dall’IRA e volta anch’essa all’ottenimento dell’indipendenza-, il che implicò il suo coinvolgimento (talvolta più presunto che comprovato) in diversi scontri che gli costarono la privazione della libertà e la detenzione presso l’ormai celebre carcere Maze di Long Kesh.

Neanche durante la prigionia Sands interruppe la sua battaglia, impegnandosi a far sentire la propria voce attraverso diversi articoli e poesie. I suoi scritti, una volta fatti uscire dal carcere aggirando con notevoli stratagemmi i ferrei controlli delle guardie, continuavano ad alimentare gli animi di coloro che professavano e perseguivano i suoi stessi ideali.

Inoltre Bobby e gli altri detenuti indipendentisti furono privati dal governo britannico dello status di prigionieri politici e dunque considerati alla stregua di comuni delinquenti. Questa, tra le altre, fu una delle ragioni per le quali costoro intrapresero nel giro di poco tempo molteplici scioperi di diversa natura, come per esempio quello conosciuto come il “blanket strike”, consistente nell’indossare appunto solo una coperta, rifiutandosi così di indossare le tenute da carcerato fornite dai secondini; o ancora il “dirty strike”, ossia lo spargimento sui muri delle celle delle proprie feci e della propria urina.

Tuttavia, per quanto questi gesti possano risultarci plateali, nè sortirono alcun effetto sulla situazione politica, né servirono a migliorare in qualche modo la condizione e il trattamento dei prigionieri.

Ed ecco allora che la situazione iniziò a prendere quella piega tragica che porterà, al suo culmine, al decesso di Bobby Sands.

Nell’ottobre del 1980 fu indetto il primo sciopero della fame, che fu successivamente interrotto a causa di alcune promesse provenienti direttamente dall’allora Prime Minister Margaret Thatcher. Tuttavia tali promesse non furono affatto rispettate, il che condusse al secondo “hunger strike” di Bobby, iniziato il 1° marzo del 1981 e conclusosi due mesi dopo, il 5 maggio, con la sua morte.

Al margine di questa breve sintesi, appare anche doveroso ricordare l’elezione a membro del Parlamento britannico, avvenuta addirittura durante la detenzione presso il carcere di Long Kesh. Questo fatto alquanto insolito dovrebbe essere sufficiente per far intuire quanto spessore la sua figura aveva acquisito in quel periodo.

Infatti e in conclusione, il ricordo del personaggio di Bobby Sands è necessario in quanto egli, a prescindere dalla condivisibilità della sua missione, ha dedicato e sacrificato la sua vita in nome dell’ideale dell’autodeterminazione dei popoli in cui credeva, rappresentando un esempio encomiabile di impegno sociale e politico.

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