Coronavirus: cosa è arrivato (davvero) dall’Unione Europea?

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Indubbio che questa emergenza abbia messo a dura prova la solidarietà europea. I sentimenti di protezione nazionale, già largamente diffusi del Vecchio Continente, chiaramente sono diventati più rigidi quando si è pensato all’inizio dell’epidemia di poter contenere il contagio fuori dai propri confini. Una risposta diffusa in tutta l’Unione Europea.

Eppure ora che l’emergenza sembra essere nella fase finale, almeno per l’Italia, il paese europeo colpito più duramente insieme alla Spagna, si prospetta davanti ai nostri occhi un altro rischio, quello di chiusura del finanziamento degli aiuti. Difatti sappiamo che una crisi economica quando tutti i lockdown saranno conclusi sarà inevitabile.

L’Unione Europea ci offre però la possibilità di affrontare questo appuntamento con la Storia insieme e non da soli. Eppure la sensazione nella comunità è stata quella di essere stati lasciati soli. Quella che sembrava un’accusa rivolta all’Unione Europea dai seguaci del sovranismo più integralisti però si è rivelata essere una realtà.

Per la stessa ammissione della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che ha affermato qualche settimana che fa che effettivamente l’Italia è stata lasciata sola ad affrontare l’emergenza ed il resto dell’Unione Europea le ha voltalo le spalle, precisando poi che tali egoismi nazionali non saranno in futuro tollerati.

A mesi dall’arrivo del virus in Unione Europea ci si pone il problema della rinascita economica. Sono state scartate le ipotesi dei prestiti a fondo perduto e dei “coronabond” che sarebbero state probabilmente anche complesse dal punto di vista dei Trattati Europei.

Poi è arrivata la sentenza della corte tedesca che ha decisamente messo in difficoltà l’Unione Europea e in particolar modo la Banca Centrale Europea. Ha fatto emergere anche una criticità interna all’Unione Europea: paesi come l’Italia considerano il diritto europeo superiore a quello nazionale, altri, tra i quali la Germania, fanno l’inverso.

Vedremo se l’Unione Europea saprà imporsi. Nel mentre rispondiamo a una domanda? Come mai gli aiuti sono così poco corposi? Tenendo presente che in Europa siamo 27 dal 31 gennaio scorso. La Commissione Europea parla di quasi 4.000 miliardi di euro, circa tre volte e mezzo il PIL italiano, come ammontare totale delle risorse mobilitate.

Di questi 4.000 miliardi però solo un quarto, anzi meno, è mobilitato direttamente dall’Unione Europea tra fondi ed immissioni di liquidità, che per il momento sono molto modeste. Tutto il resto, quindi la stragrande maggioranza, è da imputare alle misure prese dagli Stati membri.

Ma quindi l’Unione Europea è cattiva? Nì (ammesso che un’istituzione così complessa possa essere “cattiva”). Sicuramente c’è una certa timidezza nel procedere con misure a sostegno di tutti gli Stati membri. Bisogna infatti ricordare che questa crisi colpirà tutti gli Stati membri, anche la Germania che spesso passa per essere la protetta di Bruxelles. Probabilmente la nostra perdita del Pil sarà del -10%, quella tedesca del -9%, cambia poco.

L’obiettivo dell’Unione Europea è sempre quello di stabilizzare le finanze degli Stati evitando che falliscano. Quindi il ricorso al debito è sempre visto come un fattore negativo. La prima risorsa che la Banca Centrale Europea e la Commissione von der Leyen ci possono offrire è ampia flessibilità. Ben oltre i celebri limiti del 3%.

D’altro canto invece l’Unione Europea ha limiti strutturali e di bilancio che non possiamo sottovalutare. Per il settennato 2014-2020 all’Unione Europea sono stati messi a disposizione circa 950 miliardi di euro, meno del Pil (annuale) italiano, che deve essere usato però in 7 anni.

Ci sono una miriade di progetti è denaro già impegnato in questi. Le risorse annualmente disponibili corrispondono a circa 168 miliardi di euro ed è meglio ripetere che devono servire a 27 paesi, ciascuno con i propri problemi.

Inutile dire che se avessimo deciso tutti insieme negli anni precedenti all’epidemia di fornire maggiori risorse di budget all’Unione Europea oggi la situazione sarebbe diversa. Si può quindi, da questo punto di vista, scarcerare la Commissione: non può prestare soldi che non ha e non ha neanche strumenti per chiederli lei in prestito per il momento.

E’ chiaro quindi che 100 miliardi non possono ovviamente bastare per un’ondata di disoccupazione in 27 paesi europei. D’altro canto se l’Europa vuole riconquistare il cuore dei cittadini ha un occasione d’oro davanti ai suoi occhi. L’unico modo in cui può farlo è senza dubbio garantendo ampissima flessibilità sulle regole del gioco.

Quindi gli Stati devono potersi indebitare e la Bce deve sostenerli praticamente senza limiti. Prendersela con l’Unione Europea oggi non ha molto senso, visto che ha fatto sostanzialmente tutto quello che poteva fare, da un certo momento in poi. La flessibilità richiesta è stata ottenuta e la Bce ha proceduto con le immissioni di liquidità.

Resta da vedere e da questo dipende buonissima parte delle nostre relazioni future con l’Unione Europea e forse la sopravvivenza della stessa, se la stessa flessibilità sarà data in futuro, se davvero il Mes sarà senza condizioni etc…

Fonte: Commissione Europea

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