Sentenza della Corte Costituzionale tedesca, quali i risvolti?

È di ieri la notizia della sentenza della Corte Costituzionale tedesca, la quale si è espressa, con una pronuncia dal peso rilevante, circa la legittimità per la Germania di aver partecipato al programma di Quantitative Easing (Qe) messo in atto dalla Banca Centrale Europea (Bce) a partire dal 2015.

Seppure non vi sia stata una declaratoria di incostituzionalità da parte della Corte di Karlsruhe, è stato richiesto alla Bce di chiarire gli obiettivi di questo tipo di politica monetaria, dimostrandone gli effetti e soprattutto la proporzionalità rispetto alla situazione economica in cui versavano gli stati della zona euro in quel periodo.

È palese che si tratti, dunque, di una sentenza dal peso importante, non solo da un punto di vista economico ma anche giuridico. E adesso vi spiego il perché.

Se è vero che questa sentenza non produrrà effetti immediati, in quanto la Bce continuerà a perseguire il suo obiettivo di inflazione, proteggendo la stabilità dei prezzi nell’eurozona e assicurando la trasmissione efficace delle sue politiche monetarie, c’è da dire che la pronuncia è uscita in un momento di particolare delicatezza da noi tutti conosciuto, un periodo in cui la pandemia da Covid-19 ha determinato uno scossone nei già fragili equilibri dell’Unione Europa. Basti pensare ai recenti conflitti sorti tra i vari Stati membri in merito all’adozione di misure idonee a limitare le conseguenze date dal lockdown.

Bene, nel quadro delineato si colloca la sentenza della Corte costituzionale tedesca, la quale, creando un precedente giurisprudenziale potrebbe dar luogo a nuovi ricorsi giudiziari da parte di altri Paesi, questa volta nei confronti del programma d’aiuti, il cd. PEPP ossia un programma di acquisti di titoli di stato da 750 miliardi di euro, approvato al fine di aiutare gli Stati più duramente colpiti Corona virus. A pensarla così è l’ex vicepresidente della Bce, Vitor Constâncio, che su Twitter ha parlato di “grande rischio”.

Da un punto di vista giuridico viene messo in risalto un aspetto di grande centralità, ossia il rapporto tra diritto comunitario e diritto interno degli Stati membri. Tale rapporto ha sin da subito determinato la nascita di scontri fra la Corte di giustizia Europea e le varie Corti Costituzionali degli Stati membri, basti pensare alle storiche sentenze Costa c. ENEL del 1984, Granital, Frontini e da ultimo il cd. caso Taricco, casi giurisprudenziali che hanno contribuito a delimitare i rapporti tra l’ordinamento dell’Unione Europea e gli ordinamenti interni degli Stati, la prima portata a definire il primato del diritto dell’Unione sul diritto interno, i secondi portati a difendere i propri ordinamenti.

 Bene, attraverso questa pronuncia la Corte Costituzionale tedesca ha ribadito il principio secondo cui sia legittima la prevalenza del diritto Europeo sul diritto interno ma solo fino a quando il primo non intacchi l’identità costituzionale dello stato membro. Infatti, stando alla Corte di Karlsruhe, qualora un programma europeo di natura economica o fiscale intacchi pesantemente il bilancio finanziario di una nazione, questa stessa nazione sarà libera di non parteciparvi. È chiaro, dunque, anche ai meno esperti in materia, che sia stato compiuto un ulteriore passo nell’intricato universo dei rapporti tra Unione Europea e Stati membri.

Fuori dalla Germania il giudizio è stato accolto negativamente quasi all’unanimità. Tutti i principali quotidiani economici e finanziari hanno criticato il giudizio, basti pensare all’editoriale firmato dal Board del Financial Times, in base al quale la decisione dei giudici tedeschi viene definita “una sentenza errata” in quanto “getta luce su una delle principali vulnerabilità dell’eurozona: cioè che la Bce ha dato prova di essere l’unica istituzione europea in grado di agire rapidamente e in modo risoluto per proteggere l’unione monetaria europea”.

  Non si è fatta certamente attendere la risposta della Bce, arrivata con un comunicato stringato attraverso cui annuncia di aver «preso nota» dei rilievi del tribunale tedesco e in cui ricorda la sentenza della Corte di Giustizia Europea, la quale ha, a suo tempo, stabilito la legalità del suo programma di acquisto.

Nell’immediato, dunque, chiariti gli aspetti più importanti, la vicenda sembra essersi chiusa, ma le reali conseguenze potranno essere valutate solo nei prossimi mesi.

 

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