Colosso New York Times: Smith dice la sua

Ben Smith è uno tra i giornalisti più noti e rispettati dell’intero palcoscenico americano e, di conseguenza, le sue opinioni sono spesso in grado di sollevare ampi dibattiti e interessanti riflessioni sui temi da lui affrontati.

Prima di andare ad analizzare la questione di attualità che ci interessa in questa sede, appare utile ripercorrere gli ultimi passi della carriera di questo professionista, così da poter capire meglio il senso delle sue parole e l’impatto che queste potranno avere sul mondo del giornalismo statunitense.

Ben Smith è stato per ben otto anni direttore editoriale di Buzzfeed News, uno dei siti di notizie più autorevoli degli States e dunque uno dei rivali più diretti e competitivi del New York Times, il vero e proprio colosso dell’informazione del paese.

Tuttavia, proprio all’inizio di quest’anno, Smith ha deciso di cambiare colore di maglia e ha accettato l’impiego da media columnist presso il New York Times e, come atto di esordio, ha pubblicato un editoriale che ha fatto molto discutere nel corso delle ultime settimane.

Infatti Ben Smith ha affermato, presumibilmente per evidenziare ai lettori il fatto di non aver completamente eliminato con un colpo di spugna i suoi trascorsi da “Times fighter”, che lo strapotere sul mercato vantato dal quotidiano di New York non fa bene alla salute del pluralismo informativo, notoriamente uno dei principi cardine di uno Stato democratico.

Così, secondo Smith, l’impennata di vendite che il NY Times sta registrando ultimamente farebbe bene al giornale ma non al movimento giornalistico, arricchendo in pratica le tasche di coloro che guidano le penne del Times e impoverendo il diritto della comunità ad una informazione variegata e proteiforme.

A margine di queste parole così forti e decise, Smith concede comunque a Sulzberger, l’editore del New York Times, di controbattere e in qualche modo smorzare i colpi assestati dal suo stesso media columnist.

Sulzberger ha dichiarato che la posizione predominante assunta dal suo quotidiano all’interno del mercato non è assimilabile a quella di un monopolio, poiché quanto ottenuto dal New York Times non sta in nessun modo determinando l’esclusione delle altre testate giornalistiche, bensì sta addirittura indicando la via ai propri competitors affinchè questi possano migliorare la qualità del proprio prodotto.

Nonostante queste righe potrebbero assolutamente apparire un goffo tentativo di un editore per difendere la propria creatura da un attacco inaspettato, bisogna riportare il fatto che i pensieri espressi dal signor Sulzberger vengono condivise anche da molti dei massimi rappresentanti delle testate rivali.

A prescindere dalla valutazione circa la correttezza delle affermazioni di Sulzberger, risulta necessario spezzare una lancia a favore del Times e “scagionarlo dalle accuse” di Smith.

Infatti, affinchè il principio del pluralismo informativo possa dirsi rispettato è sia necessario sia sufficiente che venga concessa a tutti la possibilità di scrivere, pubblicare e divulgare le proprie idee, senza operare distinzioni basate sull’appartenenza politica, sociale o religiosa e, fattore altrettanto importante, senza imporre barriere d’ingresso al mercato troppo costose.

Dopodichè, le scelte del pubblico riguardo alle fonti cui accedere sottostanno alla più banale logica di mercato, essendo proprio quest’ultima ad assicurare, proprio come in ogni ambito, la qualità del prodotto offerto dai diversi competitors.

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