Nba, il Covid-19 ferma tutto

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Come ogni settimana torna l’appuntamento con il basket a stelle e strisce. Come molti sapranno, però, questa per tutto il mondo, e il mondo del basket non fa eccezione, è una settimana particolare. Non risparmia lo sport americano il Covid-19. Infatti, la positività del giocatore francese degli Utah Jazz Rudy Gobert al patogeno ha costretto il commissioner Adam Silver a sospendere del tutto la stagione.

I compagni di squadra e gli avversari sono stati posti in quarantena, così come allenatori, personale medico e logistico, familiari, autisti etc… In una scena surreale, la sfida tra gli Utah Jazz e Oklahoma City Thunder è stata rinviata con il pubblico già seduto tra gli spalti. Che non ha gradito molto la decisione, probabilmente non al corrente della ragione di una decisione così drastica. I Thunder, anch’essi ignari dell’accaduto, hanno cominciato il riscaldamento prima di essere improvvisamente richiamati all’interno degli spogliatoi.

Per la prima volta nella storia della Lega dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, tutta la stagione Nba è rinviata a data da destinarsi, nell’attesa di conoscere le evoluzione dell’epidemia che infuria in Europa ma or anche negli USA.

Ironica però la notizia del contagio di Gobert, risultato positivo dopo aver mostrato per diversi giorni sintomi influenzali (nulla di grave), che proprio in settimana aveva ironizzato sulla paura a suo parere ingiustificata del Covid-19 toccando tutti i microfoni presenti in sala stampa, mentre teneva un’intervista. Un gesto sicuramente irresponsabile data la situazione, che non saremmo però mai in grado di associare con certezza alla contrazione del patogeno da parte dell’atleta.

Proprio mentre l’Italia si stringe e si chiude come mai fatto in passato, in tempi storici, il resto del mondo comincia a tremare. Nonostante gli inviti alla calma da parte del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump (che ha paragonato il Covid-19 ad una semplice influenza), la lega è voluta essere previdente e ha sospeso tutti gli incontri, rinunciando anche all’idea, paventata nei giorni scorsi, di svolgerli a porte chiuse.

Porte chiuse solo per gli incontri di mercoledì notte, mentre dal 12 marzo per un tempo indeterminato non ci saranno match della lega di pallacanestro più famosa al mondo. Proprio mentre mancavano cinque o sei settimane all’inizio dei playoff, la notizia riguardante Gobert ha spento tutti gli animi. Nonostante ciò, la decisione è stata accolta con un plauso generalizzato.

Anche il proprietario dei Dallas Mavericks, Mark Cuban, storicamente in forte ed aperta polemica con i vertici della Nba, noto per i suoi modi pittoreschi e il linguaggio colorito, ha dichiarato che “ci troviamo di fronte a qualcosa di ben più grande del basket“. Le altre grandi leghe sono o fuori stagione (la Nfl, campionato più seguito nel Paese, si è concluso i primi di febbraio) oppure stanno meditando di seguire le orme dei colleghi della palla a spicchi.

Prima fra tutte sembra prossima alla sospensione la Major League Baseball, mentre la National Hockey League, per via della grande concentrazione di pubblico nel mercato canadese, potrebbe decidere di continuare gli incontri.

Tutte le decisioni ovviamente si dovranno conformare ad un’ordine di quarantena eventualmente deciso dal presidente Donald Trump o dai singoli governatori. Ma per il momento gli altri vanno avanti, mentre la Nba resta a casa e il Covid-19 ha già infettato almeno mille persone negli Stati Uniti.

Nell’ultima settimana prima della sospensione i Lakers avevano finalmente mostrato i muscoli anche contro le due principali rivali per il titolo: i Los Angeles Clippers erano stati battuti in un match combattuto che tra l’altro ha visto contrapposti i due gemelli Morris, Marcus e Markieff, militanti ognuno in una diversa franchigia losangelina, quattro volte l’anno messe l’una contro l’altra. I Milwaukee Bucks sono invece stati spazzati via agevolmente da un’incredibile prestazione di Lebron James, che se da un lato del campo tirava nel canestro ogni pallone possibile, dall’altra, quella difensiva, ha fatto sembrare l’MVP della scorsa stagione Antetokounmpo un bambino tra i grandi.

Non si fermano neanche gli Oklahoma City Thunder, una delle vere rivelazioni di questa stagione, probabilmente i più amareggiati della chiusura (voci sembrano intendere che la Nba non riaprirà prima di settembre, cancellando del tutto la stagione) anticipata del campionato, che speravano di utilizzare la fiducia acquisita nei momenti cruciali dell partite di regular season per mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno nei playoff.

Convincevano anche i Nets che con Durant (miglior scorer di quest’epoca) e Irving (uno dei migliori playmaker della Lega e tecnicamente uno dei migliori di sempre) fuori. Così come l’anno passato, hanno superato ogni tipo di aspettativa, andando ben oltre quelle che erano le propiezione anche più ottimiste di alcuni analisti sportivi statunitensi. Forse sarebbe il caso di smetterla di stupirsi. Riconoscere che i Nets oltre le due superstar, che necessariamente catalizzano l’attenzione, sono una squadra quadrata che sa trattare la palla. Lascia certamente più perplessi l’incomprensibile licenziamento nei confronti dell’allenatoe.

Sperando che il mondo tutto, tra cui l’Nba, possa riprendersi la prossima settimana e che l’emergenza Covid-19 possa quietarsi anche dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, continueranno certamente gli aggiornamenti dalla lega più bella del mondo.

 

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