Nba: i bocciati e i promossi a due mesi dai playoff

La lunga maratona delle 82 partite di stagione regolare Nba sta arrivando alle battute finali, mentre tutta la lega, così come il mondo dello sport, si asciuga le lacrime versate per la dipartita di Kobe e Gianna Bryant. Mai come quest’anno il campionato è sembrato equilibrato ed in bilico, grazie alla improvvisa decadenza del super team con casa a San Francisco, i Golden State Warriors, dominatore delle annate passate. Se il miglior attaccante del mondo, Kevin Durant, ha deciso di cambiare aria, accasandosi a Brooklyn nonostante la rottura del Tendine d’Achille, le altre due stelle, Klay Thompson e Steph Curry sono state praticamente sempre fuori dal campo per via di problemi fisici.

La lega si è trovata già durante le finali dello scorso anno senza un re, e contro ogni pronostico i più lesti a sedersi sul trono sono stati i Toronto Raptors, prima squadra canadese a riuscire nell’impresa, guidati dal silenzioso ma efficace Kawai Leonard. Lo stesso Mvp delle scorse finali ha deciso poi di fare ritorno a casa in divisa Los Angeles Clippers. Ora, a due mesi dai playoff, quando si comincerà a fare sul serio, alcune squadre si sono confermate, altre tramutate in rivelazioni ed altre ancora fallito miseramente. Andiamo a vedere chi:

Conferme:

  • Los Angeles Lakers: la squadra più famosa e glamour del mondo, guidata dal più grande giocatore di quest’epoca, Lebron James, affiancato da un fenomeno come Anthony Davis, non poteva che essere in testa tra le squadre della West Coast. Non appare una corazzata, una schiacciasassi, ma prima dei playoff storicamente Lebron non ingrana la marcia giusta. Vederselo davanti quando le partite contano non si augura neppure al peggior nemico. Difficile fare meglio, inaccettabile fare peggio.
  • Milwakee Bucks: quando hai il miglior giocatore del mondo in questo momento, Giannis Antetokoumpo, il primo posto ad Est non può che venire da sé. A questa squadra sembra tutto facile, saldamente in vetta alla classifica, sembra essere una macchina da guerra. La può fermare solo l’inesperienza e la paura di vincere, come avvenne lo scorso anno. Un gioco monotono e senza tante scelte, che punta quasi esclusivamente sullo strapotere fisico di Antetokoumpo potrebbe sgretolarsi di fronte a difese ben organizzate.
  • Denver Nuggets: la vera sorpresa è stata lo scorso anno, mentre questa stagione si attendeva una conferma del talento di Nikola Jokic, ed è, almeno in parte, arrivata. Il centro serbo aveva mostrato più di qualche limite caratteriale nella post-season dello scorso anno, che erano costati ai Nuggets la prematura eliminazione. Difficile pensare che abbia imparato come gestire la palla quando scotta in qualche mese, lo si vedrà solo ai playoff. Nel mentre tra il freddo di Denver i tifosi non smettono di sognare.

Sorprese:

  • Miami Heat: il sole della Florida sembra baciare chi ha un bel gioco. Una cultura vincente, un allenatore come Spoelstra (che in vita sua ha avuto a che fare con un certo Lebron James, sapendolo mettere al suo posto), il GM Pat Riley e il caloroso tifo di Miami hanno spinto in alto una squadra su cui nessuno avrebbe puntato a settembre. Jimmy Butler si è dimostrato un vero leader, capace di guidare un gruppo di giovani inesperti verso la terra promessa. Complicato vederli campioni Nba a giugno ma sono sicuramente sulla strada giusta. Tra qualche anno tutta le lega ne avrà il terrore.
  • Oklahoma City Thunder: perdere l’idolo cittadino Russell Westbrook e un fenomeno come Paul George nello stesso anno sembrerebbe una condanna per chiunque. Ma non per i Thunder e il nostro Danilo Gallinari, affiancato dal veterano Chris Paul (intento a zittire chiunque l’avesse dato per finito) e dalla meravigliosa promessa Shai Gilgeous-Alexander, che contro ogni bookmaker  si sono presi le posizioni che contano ad Ovest, preparandosi ad affrontare i playoff. Il sogno sarebbe affrontare gli Houston Rockets, dove è stato spedito Westbrook in cambio di Paul, e magari fargliela pagare di aver sottratto a OKC l’eroe locale.
  • Toronto Raptors: strano vedere i campioni in carica qui, eppure senza la stella e il trascinatore dello scorso anno Kawai Leonard, chi se li sarebbe aspettati qui a pochi passi dalla cima? Un sistema di gioco fantastico e incantevole, orchestrato dal mago Nick Nurse, ha trasportato i canadesi nelle posizioni più ambite. Una squadra di reietti: Siakam, VanVleet, Lowry. Tutti giocatori scartati o denigrati, che si sono saputi riprendere un loro posto nella lega con il duro lavoro e il sudore. Un esempio. La dimostrazione che quel titolo non l’ha vinto Leonard mettendosi da solo la squadra sulle spalle.

Delusioni:

  • Minnesota Timberwolves: chi segue l’Nba assiduamente sa perfettamente che ogni anno dovrebbe essere il loro anno. “Una squadra giovane” si sente da mezzo decennio. Ora tutti si sono stancati di aspettare e chiedono al talento un po’ bamboccione di Karl Anthony Towns di cominciare a splendere veramente. Ora che l’altra stella, Andrew Wiggings, è stata scambiata, direzione Golden State in cambio dell’amico fraterno di Towns, D’Angelo Russell, ci si aspetta il salto di qualità. Poche squadre nella storia dello sport hanno buttato al vento le occasioni di grandezza che ha gettato Minnesota. Un vero peccato ogni stagione doversi mordere le mani al pensiero di cosa potrebbe essere questa squadra. Un altro anno di assenza fuori dai playoff nel mentre, però, grida vendetta.
  • Houston Rockets: inutile girarci intorno. Ai Rockets va dato comunque il merito di essere pionieri del gioco del futuro, un gioco che abolirà il binomio basket-altezza. In campo cinque piccoli, nessuno sopra i due metri (che non sono molti nella pallacanestro), si sparano tiri da tre punti in continuazione e si gioca a velocità folle. Un’idea difficile da mettere in pratica senza avere a disposizione i giusti interpreti. Il capocannoniere della lega James Harden certamente è uno di questi, ci si domanda quanto lo siano i gregari, e quanto un quintetto di giocatori relativamente minuti possa tener botta con atleti dominanti e fisici, come Davis o Antetokoumpo (ciascuno più di due metri e dieci, per centoventi chili almeno). L’apporto di Westbrook è altalenante e il rischio che venga a mancare nei momenti più importanti è forte. Una stagione senza né capo né coda, in attesa di scoprire dove porteranno le innovazioni. Per il momento, tante sconfitte evitabili e l’assenza di un’identità ben definita.
  • Philadelphia 76ers: nervi tesi nella città dell’amore fraterno. Mosse di mercato discutibili hanno portato la confusione in Pennsylvania, oltre che un aria pesante nello spogliatoio. Altro team in cerca di un’identità, grigio, senza una direzione. Sembra una squadra allo sbaraglio che non ha a disposizione in rosa un go-to guy, un giocatore che li sappia portare verso il titolo. Di certo in estate andrà presa una decisione: tenere Embiid, un centro pesante, grosso, muscoloso e potente ma vecchio stampo, l’ultimo rimasto di un tipo di giocatore ormai in estinzione, oppure Ben Simmons, dal talento più incerto ma il prototipo dell’atleta del futuro? Nessuno vorrebbe essere nei panni, sportivamente parlando, dei dirigenti di Philadelphia. Tanti anni a perdere di proposito per assicurarsi i migliori atleti del college non sembrano serviti a nulla. L’unica cosa in cui possono sperare è un tracollo altrui per cercare di andare avanti e arrivare fino in fondo. Non proprio un’ipotesi probabile, né tanto meno sportiva. Tra i set di Rocky e quelli dove sedettero Tom Hanks e Denzel Washington nel capolavoro che porta il nome della città, si spera nel miracolo per poter tirare fuori qualcosa da questi anni duri.

Il periodo sportivo più bello dell’anno si avvicina, noi appassionati non potremmo essere più emozionati. Perché come diceva il vecchio motto della lega, Nba is where amazing happens.

Fonte: Nba

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