La pandemia e l’allarme suicidi tra i giovani

Nell’era della pandemia un fenomeno preoccupante è rappresentato dall’aumento dei casi di suicidio e atti autolesionistici tra i più giovani, in concomitanza con la crescita esponenziale dei ricoveri nei reparti di psichiatria infantile. L’ospedale Bambino Gesù di Roma riporta dati allarmanti.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il suicidio rappresenta il secondo motivo di morte per i giovani, in particolare nell’età compresa tra i 15 e il 29 anni.

Sempre l’Oms, attraverso uno studio condotto a livello globale, dimostra come la salute mentale degli adolescenti appare profondamente in crisi, in modo particolare per i più giovani e per le ragazze.

Il tasso di suicidio sta aumentando sempre di più, e nella maggior parte dei casi, i ragazzi che arrivano a compiere tale gesto soffrono di depressione.

Il numero dei suicidi sta crescendo anche a causa del Covid-19 e dal clima da esso generato. Nel caso della pandemia, inoltre, per i ragazzi appare molto più complicato richiedere aiuto, in quanto non sono autosufficienti come gli adulti e ricorrere ai servizi di supporto per la salute mentale non è affatto semplice. Da un anno a questa parte, le problematiche già presenti sono peggiorate e molti ragazzi non riescono a trovare tutela.

La chiusura delle scuole, il distanziamento sociale e l’impossibilità di praticare i propri hobby hanno contribuito a creare un disagio intenso nei ragazzi, unito alla solitudine, che spesso si trasforma in forme patologiche di ansia generalizzata e depressione. Sono venuti a mancare la motivazione, gli stimoli e gli obiettivi che guidavano la vita dei giovani e questo ha contribuito a rendere più evidente la loro fragilità emotiva.

Gli psicologi della fondazione Soleterre dopo aver lanciato l’allarme hanno provveduto ad aumentare il servizio di supporto psicologico, offrendo assistenza psicologica gratuita ai ragazzi, in presenza ma anche tramite sessioni on-line e telefoniche.

Stefano Vicari, responsabile dell’Unità di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, si mostra estremamente preoccupato per l’evolversi della situazione e precisa che “è anche a causa del Covid-19 e di questo periodo se sono aumentati atti autolesionistici e suicidari che hanno segnato una crescita di disturbi mentali sia nei ragazzi che nei bambini: irritabilità, ansia, sonno disturbato. Da ottobre ad oggi, quindi dopo la prima ondata Covid, abbiamo registrato un aumento dei ricoveri del 30% circa. Fino ad ottobre avevamo il 70% dei posti letto occupati (8 in tutto), oggi il 100%. Nel 2011 abbiamo avuto 12 ricoveri per attività autolesionistica, a scopo suicidario e non, mentre nel 2020 oltre 300, quindi quasi uno al giorno”. Tutto questo è assolutamente associato al periodo di chiusura, gli adolescenti vivono con grande preoccupazione questo periodo e quindi c’è una ripercussione sui loro vissuti particolarmente importante. Mi comincio a chiedere quando tutta questa emergenza sarà finita quello che dovremo gestire. Sarà un’onda lunga”.

Vicari aggiunge: “C’è un’altra fetta nel mondo di giovani che si chiudono sempre di più dentro casa, dentro la stanza, che trascorrono ore ai videogiochi senza nessun interesse sociale. Che vivono l’inutilità della relazione e confinano sempre più questo mondo ai tablet o agli strumenti tecnologici. Finita l’emergenza sarà molto difficile farli uscire di casa. È lì che trovano rassicurazione. È lì che gli si rinforza il sintomo di una fobia sociale che spesso si accompagna a forme più o meno acute di depressione.”

E rivolgendosi ai genitori consiglia: “State con gli occhi aperti, condividete tempo e spazi con i figli”.

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