Covid-19, la fuga da Milano dimostra la necessità di un nuovo patto tra Stato e società

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Immagini inquietanti quelle provenienti dalla Stazione Centrale di Milano, dove numerose persone si sono precipitate per prendere gli ultimi treni in partenza dalla Lombardia, in seguito alla decisione del governo di dichiarare zona rossa tutta la regione per via del Covid-19. Una sciagurata fuga incontrollata causata anche e soprattutto dall’irresponsabile diffusione della bozza del decreto del governo ore prima dell’approvazione dello stesso.

In questo modo non è stato possibile allestire in tempo presidi per impedire esodi verso altre regioni e disporre il blocco dei trasporti pubblici in uscita. Mentre la Cina sembra aver finalmente sconfitto il patogeno, con le infezioni all’infuori della provincia di Hubei, primo focolaio dell’epidemia, che si sono fermate ormai da settimane, la strada dell’Italia sembra ancora essere tutta in salita.

Sorvolando sulle ovvie difficoltà di un governo di blindare un’intera regione (ma anche diverse altre province tra Veneto ed Emilia-Romagna), appare chiaro che il problema e allo stesso tempo il più grande assist al virus sembra essere lo scarso senso di responsabilità dei cittadini. Dagli abitanti di Codogno fuggiti dalla zona rossa per andare a sciare in Trentino, per poi risultare positivi e venire ricoverati, ad un altro sciatore a cui era stato ordinato l’isolamento domiciliare, a cui ha disobbedito per poi rompersi un femore sulle piste, i cittadini sembrano andare allo sbando.

Senza un mancato rispetto delle direttive come può qualsiasi misura voluta dal governo essere efficace? Anche il ministro della Salute Roberto Speranza ha espresso preoccupazioni, dicendosi disposto ad utilizzare anche il pugno duro qualora ve ne fosse la necessità per tutelare la salute pubblica, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano.

Sembrano essere caduti nel vuoto gli appelli del sindaco di Milano Giuseppe Sala, che aveva chiesto ai cittadini di rimanere in casa il più possibile, mentre il capoluogo lombardo oggi vede i suoi parchi affollati da gente intenta a passeggiare in un clima surreale. Per non parlare dei centri commerciali affollati il giorno stesso dell’entrata in vigore del decreto che bloccava le attività scolastiche ed accademiche in tutta Italia, voluto proprio per evitare assembramenti inutili di persone.

La reazione alla fuga verso il Sud non si è fatta attendere ed ad intervenire è stato il governatore della Campania Vincenzo de Luca, che ha annunciato la quarantena per chiunque abbia fatto rientro dalla zona rossa e severe sanzioni per chi vi si sottrarrà. Analoghe disposizioni sembrano essere in procinto di essere applicate anche dagli altri governatori delle regioni del Mezzogiorno.

Il governatore della Puglia Emiliano ha invece implorato i suoi concittadini sui treni dalla Lombardia di tornare indietro, di farlo per tutelare gli immunodepressi, gli anziani e le persone con patologie pregresse che rischiano molto a contrarre il Covid-19. Sembra per il momento essere caduto inascoltato il suo appello.

In questo clima di tensione e incertezza appare evidente la deteriorazione del rapporto tra cittadini e Stato. La società sembra essere incapace di ascoltare le indicazioni provenienti dalle autorità neppure se queste riguardano la salute pubblica. Neanche se il mancato rispetto delle stesse può comportare un rischio per i genitori o i nonni anziani. Una fiducia minata forse dalla probabile risposta tardiva del governo alla comparsa dei primi casi, che comunque non giustifica comportamenti irresponsabili.

Il Covid-19 e il risvolto sulla società che sta avendo possono essere però un’occasione per poter in qualche modo ricostruire un rapporto tra questi due soggetti, sempre più distanti. Rapporto che però deve necessariamente ripartire dalla costruzione di un senso civico che ora come ora appare come mai prima latitante.

L’invocazione del contenimento sul modello cinese, con il dispiegamento in tutto il paese di forze militari, quasi ad arrivare all’applicazione della legge marziale, non può essere una soluzione ragionevole per una democrazia occidentale e liberale come la nostra. Il senso di comunità si vede anche e soprattutto nei momenti di grande difficoltà come questo, ed è impossibile pensare che le autorità possano risolvere la situazione e far rientrare l’emergenza senza neanche un briciolo di collaborazione da parte della popolazione.

Uscirne dipende molto da noi, dalla capacità di reagire collettivamente e non come singoli ad una difficoltà, facendo sì che le istituzioni possano contare sulla gente tanto quanto la gente può contare sulle istituzioni. Nella speranza che misure estremamente severe non si debbano mai rendere necessarie.

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