Mangiare in un pastificio del ‘900 bevendo Bloody Mary

Orazio parlava della pasta. Ad Apicio ( I secolo d.C.) viene attribuito il De Coquinaria una sorta di ricettario della cucina romana. Come si intuisce questo alimento che è nelle origini della dieta mediterranea ed è simbolo del nostro paese, ha una lunga storia. Dopo la caduta dell’ Impero Romano, saranno gli Arabi a riportarla in Sicilia in versione “pasta secca” , fatta essiccare al sole per ridurne il contenuto di acqua, poteva essere conservata più a lungo, alimento perfetto e fonte di energie e sostanze nutritive, veniva utilizzata dai viaggiatori durante i lunghi spostamenti.
Saltando un po’ di anni arriviamo alla fine del XVI secolo che vede nascere sul territorio nazionale i primi pastifici a conduzione familiare, per poi trasformarsi sempre di più in attività produttive di grande crescita. Il piatto di pasta, l’atmosfera gioiosa della condivisione in tavola, diventa nell’immaginario collettivo il simbolo dell’essere italiano.
E proprio questa condivisione in un opificio è l’atmosfera che si vuole ricreare nell’antico Pastificio Cerere oggi meglio conosciuto come Pastificio San Lorenzo.Un quartiere storico di Roma, che durante l’ultima guerra fu distrutto dai bombardamenti, porta ancora i segni di antiche tradizioni, con i piccoli negozi tra le rotaie del tram e il palazzo proprio su Via Tiburtina da Pastificio diventa negli anni 70 un incontro di artisti e nuove idee. La frizzante aria creativa rimane intrisa nei muri e dà vita a quello che è un nuovo locale che non vuole stravolgere la sua natura, ma accogliere quello che c’è di propositivo per la convivialità. Partendo dal menù che non è quello tradizionalmente italiano composto da Antipasto, Primo, Secondo…ma lasciato alla fantasia e la voglia del cliente di scegliere l’ordine che preferisce .
Protagonista la pasta, naturalmente fatta in casa, ma non solo…

amatriciana pop

Ai fornelli il giovane chef Gianfranco Pecchioli, fresco di esperienze importanti in Italia e all’estero come Il San Lorenzo, Enigma dei fratelli Adrià, La Pergola e Il Pagliaccio. Tra i pezzi forti la focaccia fatta in casa, servita ancora calda con vari topping, i ravioli di Galletto arrosto, il baccalà alla cacciatora o la “Amatriciana Pop”. Cuoco per gola, pancia e vocazione, Gianfranco ha maturato la sua esperienza alle corti di grandi chef tra i quali Heinz Beck, Anthony Genovese e più recentemente da Albert Adrià a Barcellona.
I piatti sono abbondanti, quindi la condivisione è l’opportunità di scegliere più cose e gustarle tutte in assaggio per lasciarsi spazio anche per il dolce. Non mancano i piatti tipici romani come la trippa, fritta e da gustare anche con le mani intingendola nel sugo a parte.

ravioli al galletto

Il buon cibo va sempre gustato con un buon bicchiere, che sia di vino, e qui la carta spazia con diverse etichette sia locali che nazionali, che accompagneranno perfettamente il percorso degustativo.


Il grande bancone che ci accoglie appena entrati è il biglietto da visita e nota distintiva di un classico e tradizionale ristorante. Atmosfera con luci calde e accoglienti, invita il cliente ad accomodarsi anche direttamente al banco per gustarsi un aperitivo o un dopo cena. Gli onori di casa li fa una figura conosciuta a Roma dagli amanti dei locali selezionati: Mr Federico Tomasselli, negli ultimi anni General Manager del Jerry Thomas, ha realizzato al Pastificio il progetto di un bar suddiviso in due grandi aree: l’invecchiamento in botte dei cocktail e una destinata ai Bloody Mary. Due realtà completamente differenti l’una dall’altra che sapranno soddisfare anche i gusti più esigenti secondo un canone di ricerca e sviluppo di due grandi entità del bere miscelato. I cocktail in botte che possono essere serviti come cocktail o distillato liscio grazie al flavour e quindi alla struttura che donerà la botte al drink e che spingerà sul corpo del mix donando note vanigliate. La sezione dei Bloody Mary avrà come materia prima il sugo utilizzato nei piatti della cucina del Pastificio con aggiunta di salse ed altri prodotti speziati per arricchire lil drink.

baccalà alla cacciatora

Far riposare un cocktail in una botte “Aging in Barrels” ha come scopo cambiare alcuni aspetti principali della bevuta, come per esempio aggiungere profondità e definire una personalità più ricca al palato. In carta sono presenti tre drink che utilizzano il passaggio in botte, non solo per proporre il twist di un cocktail classico con queste caratteristiche, ma anche per stimolare gli stessi bartender in una ricerca in ogni batch del mix migliore per il cliente, sia sotto forma di cocktail o come distillato da servire alla fine di un pasto.

lemon curd

Il cocktail Bloody Mary ha una discussa paternità ed origini incerte. C’è chi parla di Parigi, chi si lancia in note di colore sul Proibizionismo fino ad arrivare alla definizione di bevanda contro i postumi di una sbornia. Questo cocktail con succo di pomodoro è sicuramente una bevanda versatile e può essere gustata in differenti momenti della giornata. Durante una cena oppure come aperitivo o anche durante un Sunday brunch con amici.
Le porte del Pastificio San Lorenzo sono aperte tutte le sere (tranne la domenica) dalle 18:30 alle 2 di notte con selezione musicale durante il week end, perché da una fabbrica antica può prendere nuova vita una osteria dall’aspetto retrò, ma dal sapore e il gusto contemporaneo .

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