WhatsApp: la crittografia attira l’attenzione del Dipartimento di Giustizia statunitense

WhatsApp_crittografia

Proteggere la privacy è uno degli obiettivi che molti software e società che forniscono l’accesso a determinati servizi perseguono in maniera continua, andando incontro alle esigenze di sicurezza di tutti fornendo strumenti sempre più avanzati che hanno il compito di proteggere i dati sensibili delle persone che navigano costantemente online e vogliono essere sicuri che le proprie informazioni personali non finiscano nelle mani sbagliate.

E’ anche per questo che diversi servizi di messaggistica istantanea, permettono di godere della crittografia che rende impossibile decifrare i messaggi a chiunque non sia il mittente o il destinatario. Ed è proprio la tecnologia di criptazione dei messaggi utilizzata da WhatsApp che, nelle ultime settimane, è al centro dell’attenzione del Dipartimento di Giustizia statunitense.

Le questioni tra WhatsApp e il Dipartimento di Giustizia negli USA arrivano in un periodo molto delicato che vede già contrapposte un colosso tecnologico come Apple con le richieste dell’FBI, in merito allo sblocco dell’iPhone posseduto da uno degli attentatori di San Bernardino. Tra poco più di una settimana, Apple dovrà infatti deporre in tribunale spiegando le motivazioni che l’hanno spinta ad opporsi all’FBI, che in sostanza chiede di creare una versione non sicura della piattaforma iOS, che consenta alle autorità di accedere ai dati contenuti nel dispositivo.

Ebbene, in merito ad una indagine non legata al terrorismo, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto in maniera specifica che WhatsApp fornisca l’accesso alle conversazioni dell’indagato, forte della decisione emessa da un giudice, ma come già noto, ormai dal 2014, WhatsApp adotta la tecnologia di crittografia sviluppata da Open Whisper Systems, che non archivia i messaggi sui server, criptando i messaggi ed impedendo alla stessa società di accedere ai messaggi scambiati dagli utenti.

Proprio questa tecnologia potrebbe quindi rivelarsi un problema per le autorità, e non è da escludere che proprio per affrontare il problema il Dipartimento di Giustizia possa chiedere a WhatsApp di sviluppare una soluzione in grado di disattivare la crittografia per consentire l’accesso alle conversazioni degli utenti, in casi particolari, ma questo richierebbe di creare un precedente simile a quello che vede contrapposte Apple e l’FBI.

Non è certo la prima volta, tuttavia, che WhatsApp finisce al centro delle attenzioni delle autorità. Già negli ultimi mesi, in Brasile, alla celebre app di messaggistica è stato chiesto di collaborare in un’indagine, e proprio a causa dell’impossibilità di accedere alle conversazioni, il caso ha portato all’arresto, e successiva scarcerazione, di Diego Dzodan, Vice Presidente di Facebook in America Latina.

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