USA, file davanti ai negozi di armi

Come è noto, Donald Trump ha deciso, dopo gli iniziali tentativi di sminuire la minaccia del Coronavirus, di dichiarare lo stato di emergenza. Infatti il Covid-19 si sta diffondendo di giorno in giorno sempre di più nel territorio degli Stati Uniti, con il picco di contagi –con oltre settemila casi- nello stato di New York.

Il Presidente Trump ha per ora decretato soltanto la chiusura delle frontiere con i confinanti Canada e Messico, senza però ancora imporre alcun lockdown ai cittadini. Ci ha pensato tuttavia Andrew Mark Cuomo, governatore dello Stato di New York di chiare origini italiane, a disporre la chiusura all’interno della propria zona di competenza di tutte le attività non essenziali, preservando dunque soltanto la continuità delle prestazioni offerte da servizi alimentari, ospedalieri e farmaceutici.

Da ciò possiamo evincere come anche in America il campanello d’allarme stia suonando forte e, di conseguenza, come la popolazione intera abbia da qualche tempo preso in considerazione l’eventualità di seguire le orme degli europei e degli asiatici e cambiare le proprie abitudini di vita.

Fino a questo punto sembrerebbe tutto alquanto normale, se non fosse che molti cittadini statunitensi stiano andando un po’ oltre le legittime preoccupazioni del caso, andando a confermare quella tendenza a stelle e strisce a non riuscire a trovare quasi mai un equilibrio nelle cose, oscillando al contrario, con rapidità disarmante, da un estremo all’altro.

Ci riferiamo in particolar modo ai numerosi scatti che stanno spopolando ultimamente sui social che ritraggono le interminabili code di persone che si formano ormai da qualche giorno davanti ai negozi di armi e munizioni.

Pertanto, il già tanto discusso secondo emendamento della Costituzione torna nuovamente ad essere un tema caldo dell’attualità statunitense. Difatti, è a dir poco giustificato dubitare della ragionevolezza dell’utilizzo di armi da fuoco in un periodo storico carico di tensioni e paure come quello odierno, senza prendere in considerazione in questa sede le necessità di ripensamento delle politiche in tema di porto d’armi sottolineate dalle stragi che si ripetono negli States con una drammatica regolarità.

Aldilà delle perplessità e dell’ironia che questi assembramenti davanti a tali punti vendita possono suscitare, è importante dedicare una riflessione abbastanza seria riguardo ai motivi per cui così tante persone sentano il bisogno di procurarsi pistole, fucili e proiettili in un contesto caratterizzato dal dilagare di una pandemia.

Il punto è che tanti cittadini americani non nutrono alcuna fiducia nelle istituzioni che dovrebbero rappresentarli e tutelarli e di conseguenza ritengono che l’unico modo per superare una crisi sia quello di essere in grado di difendersi da soli. Addirittura alcuni di loro, probabilmente quelli più influenzati dai film apocalittici che ad Hollywood riscuotono tanto successo, temono che una minaccia così imponente e improvvisa possa mettere a repentaglio gli equilibri politici ed economici e far quindi crollare la struttura sociale stessa.

Questa mancanza di fiducia negli organi rappresentativi e decisionali si accentua ancor di più in un periodo di crisi sanitaria, considerando la pressocchè assoluta assenza di assistenza medica negli USA.

In chiusura dunque, è fondamentale che le istituzioni americane non sottovalutino questi segnali di insofferenza, dovendo queste invece cogliere l’occasione servita da questa emergenza per rivedere un po’ le proprie politiche, soprattutto quelle volte al “welfare”, essendo il benessere sociale uno degli elementi imprescindibili di uno Stato di diritto.

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