Proposta: A Lampedusa il Nobel della Pace

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Nell’isola di Lampedusa la gente da anni si impegna attivamente nell’accogliere coloro, che più sfortunati, si trovano a dover attraversare il mare, alla ricerca di una Speranza, di un Futuro o della Libertà. L’accoglienza e  le prime forme di assistenza sono date dalla gente comune – oltre che dalle Istituzioni. Spesso il riconoscimento può essere un semplice sorriso, ma ormai fare questo per la popolazione di Lampedusa è normalità. Quella stessa normalità gli Organi Internazionali non riescono a organizzarla. Non lo vogliono fare perché evidentemente non c’è un interesse. O forse fa comodo proprio che questo mondo continui ad essere così.

Sul Web, e anche grazie a molti personaggi famosi si sta proponendo una candidatura per la popolazione di Lampedusa, al Premio Nobel per la Pace. Almeno questo riconoscimento è o sarebbe d’obbligo per chi da molto, senza ricevere nulla in cambio.

Non è la prima volta che tale proposta è stata fatta. Nel 2014 la testata giornalistica di “L’Espresso” aveva raccolto più di 50.000 firme, ma senza riuscire ad arrivare al traguardo sperato. L’allora Presidente del Consiglio, Gianni Letta definì la candidatura di Lampedusa al premio Nobel, un messaggio di speranza per i diritti umani e per la legalità nel Mediterraneo. In tal senso si dovrebbe  mobilitare tutta l’Italia e tutti i Paesi dell’Unione europea. Il premio sarebbe il riconoscimento a una comunità che insegna a tutto il mondo la “globalizzazione della solidarietà”

Ci sono molte personalità del Mondo dello spettacolo, tra cui un altro Nobel – Dario Fo e il regista Franco Rosi (Fuocoammare è un documentario diretto da Gianfranco Rosi, premiato  con l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino), Claudio Baglioni, da sempre portavoce delle problematiche che riguardano anche la popolazione di Lampedusa.

Tale premio andrebbe riconosciuto alle gente e li vive, ai pescatori, ai giovani che proseguono la loro vita senza scatenare odi o forme di intolleranza, all’impegno dei volontari, dei militari italiani, dei medici che per primi raccolgono in mare i disperati, li rianimano e rifocillano e dal porto poi li portano al Centro per l’identificazione. Assistere e darsi agli altri è un lavoro duro. La fatica per le tante ore di impegno di giorno e di notte è un gesto col quale non ricercano né plauso né vantaggi. Di fronte a tale miseria e dolore sarebbe più facile voltare la testa. Ma loro sentono il dovere civile di portare aiuto e solidarietà.

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candidare il piccolo Comune di Lampedusa e la sua gente in nome dei sopravvissuti, delle migliaia di morti e di quanti in questi anni non hanno mai smesso di portare a terra i vivi e di raccogliere i corpi”

Lampedusa è la prima linea reale e simbolica tra noi spettatori e le storie di tutti gli uomini, le donne e i bambini che si aggrappano alle sue scogliere di calcare per chiederci aiuto.

Lampedusa e i suoi seimila abitanti rappresentano un luogo dell’umanità che in questo tragico decennio non ha mai perso la ragione e quel sentir comune che ci unisce come individui liberi di pensare. Che non fa differenze tra gli uomini e le donne. E dimentica cosa sono. Amici o nemici. Connazionali o stranieri. Cittadini o clandestini.

Giacomo Cuttone, tramite change.org, ha lanciato nuovamente una campagna Social per la sottoscrizione  di una Petizione che chieda all’Accademia di Stoccolma di prendere in considerazione la candidatura dell’isola.

https://www.facebook.com/giacomo.cuttone

Se non ora quando premiare un impegno di accoglienza nel segno della pace e della solidarietà dei popoli?

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