La Lagarde preannuncia una crisi economica enorme: ha ragione

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Una catastrofe o poco ci manca. Questa è la prospettiva della presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde. Il paragone non può che cadere sulla crisi del 2008, la Grande Recessione da cui prima dell’emergenza Coronavirus ci stavamo ancora riprendendo. Molti sono troppo giovani per ricordarne gli effetti immediati ma quelli a lungo termine li vediamo ancora oggi.

Difficile contraddire l’opinione della Lagarde, le prospettive sono effettivamente quelle nonostante le premesse siano profondamente diverse. Se nel 2007 la crisi si innescò per colpa dell’industria finanziaria che era andata completamente fuori controllo, qui è ovviamente il Coronavirus, un fattore esogeno a causare la compressione delle attività economiche.

Lagarde ha però precisato che non è prevista un’altra crisi dell’Euro, come avvenne dopo la Grande Recessione nel Vecchio Continente tra il 2011 e il 2014. Infatti per la presidente il problema fu una tendenza degli Stati a contenere il debito pubblico a danneggiare irrimediabilmente l’economia causando l’aggravarsi della recessione. Un qualcosa che non si sta ripetendo.

Infatti tutti gli stati hanno puntato su manovre di bilancio estremamente espansive, provando a ridurre il più possibile le tasse e a distribuire sussidi, specialmente alle imprese. Sopratutto in Italia questa deve essere la priorità, dato il ruolo fondamentale che svolgono le piccole e medie imprese (Pmi) nella nostra economia e a quante persone danno un lavoro.

Nonostante la Bce fosse stata di tutt’altro avviso inizialmente, con la stessa Lagarde che aveva fatto una dichiarazione sgradita su tutti i fronti politici: “Non è compito della Banca Centrale Europea abbassare gli spread degli Stati membri”. Verrebbe allora da chiedersi: qual è il ruolo della Banca Centrale Europea, oltre la vigilanza sulle banche? Questa affermazione è stata quasi subito corretta.

Infatti la Bce ha annunciato un massiccio programma di acquisto di titoli di Stato poco dopo, quindi prima dello scoppio della crisi vera e propria, a differenza di quanto avvenne nel 2008. Nel caso della Grande Recessione la Bce ha infatti atteso più di cinque anni prima di intervenire direttamente con l’acquisto di titoli, mentre i tassi schizzavano alle stelle.

Il quantitative easing invece oggi è già realtà ed è ragionevole pensare che la Lagarde non si stia sbagliando né che stia facendo stime troppo ottimistiche sul futuro dell’Euro. Se i piani di alleggerimento sulle finanze statali dovesse continuare la moneta unica può uscire illesa dalla crisi. Discorso diverso se questi programmi dovessero interrompersi.

Ma non è questo il piano, come dichiarato dalla Lagarde in persone, che ha più volte ribadito che non bisogna avere timore del debito in tempi di crisi, che anzi questo è lo strumento giusto e stanno facendo bene gli Stati membri che lo stanno adoperando. La stessa Bce fornirà per i tempi avvenire gli strumenti necessari. Riguardo alle proporzioni della crisi però le previsioni non sono altrettanto ottimistiche.

Infatti Lagarde ha annunciato una decrescita del Pil intorno al 9% nell’Eurozona nel 2020. Praticamente il doppio di quanto avvenuto nella Grande Recessione. Questo numero è estremamente variabile e può cambiare in base a quanto dureranno ancora le chiusure delle attività, a eventuali nuove ondate e quanto la ripresa sarà imponenente.

Sostanzialmente Lagarde fa presente che quando tutto tornerà a una semi-normalità ci sono due opzioni: in quella peggiore la gente continuerà a risparmiare il più possibile, preoccupata dalle aspettative di recessione economica e di tagli alla spesa pubblica; nella seconda spenderanno un po’ di più avendo tenuto (soprattutto i dipendenti pubblici) molto più denaro in tasca nei mesi precedenti.

La prima purtroppo sembra più probabile però la Bce a differenza di molti anni fa sembra essere maggiormente preparata al peggio. La Lagarde ha quindi fatto capire: “abbiamo appreso la lezione”, in tempi di crisi l’aumento del debito pubblico è inevitabile, inutile penarsi troppo. Piuttosto è meglio accompagnarlo per evitare che si aggravi negli anni a venire.

Fonte: Ansa

 

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