Irene Pivetti e mascherine sequestrate: Sciacallaggio commerciale o mediatico…

L’ex onorevole e Presidente della Camera, ai tempi del Governo Berlusconi, Irene Pivetti, interrogata su i fatti che andremo a raccontare, ha risposto che ha agito per aiutare il nostro Paese in un momento così difficile.

I fatti risalgono a qualche tempo fa. Irene Pivetti è Amministratrice unica della società “Only logistics Italia srl”,  che ha rapporti commerciali con la Cina. Fin qui tutto regolare. I primi dubbi sorgono quando nel 2018, a fronte di un fatturato di settantaduemila  Euro, la Sig.ra Pivetti ha dichiarato al Fisco, quale reddito personale solo duemilatrecento euro. I rapporti con la Cina ci sono da anni per la società dell’ex Presidente della Camera dei Deputati.

Le indagini sul caso Mascherine contraffatte è partito dal sequestro dei dispositivi in una farmacia a Savona con il marchio CE contraffatto, o meglio il certificato riportato non è conforme. Il codice della certificazione (M9400720) infatti non è riconosciuto dalla normativa Europea. Dalle indagini che ne sono seguite si è arrivati proprio alla società della Pivetti  (con sede nella Repubblica di San Marino) e ad una serie di altre società collegate in Polonia, in Emilia Romagna e una cooperativa nel Lazio. Rimane l’inchiesta partita ora dalla  Procura di Savona per la violazione dell’articolo 515 del codice penale per frode nell’esercizio del commercio. 

la Protezione Civile aveva  firmato con la sua società un contratto la  fornitura di ben 15 milioni di mascherine FPP2/N95, al costo di 30 milioni di euro. La Pivetti a tal riguardo  dichiara di aver rispettato quanto previsto dal contratto con la Protezione civile, e che c’è stato poi, in un secondo momento, un cambiamento delle  regole. Con il decreto “Cura Italia” l’affidamento per la competenza della certificazione dei dispositivi di protezione è passato all’Inail. Le certificazioni sono quindi cambiate e quelle stabilite in precedenza non sono risultate più consone. Certo però passare ad attività per 72 mila euro ad una da 30 milioni di euro fa sorgere qualche perplessità. Oltre all’import/export relativo alla attività, il ventaglio di ipotesi che si aprono sulla vicenda sono molteplici, dall’opportunismo  economico di importare un prodotto che tutti cercano, sfruttando l’emergenza sanitaria e a gonfiare l’importo di vendita del 200/250 %. Sfruttare una situazione di sofferenza per arricchirsi è lecito (se il prodotto fosse conforme – deplorevole ma giustificabile), ma farlo anche con un prodotto non conforme è un’altra cosa.

A sua discolpa, o a suo favore  resta  quanto previsto dall’articolo 16 del decreto 18 /2020 che prevede la possibilità di importare mascherine facciali (non dispositivi ad uso medico) senza marchio UE e soprattutto senza necessità di autorizzazione dell’Istituto Superiore di Sanità ma che abbiano un’autocertificazione.

Intanto una partita delle mascherine di circa 160.000 pezzi importate dalla Only logistics Italia srl è ferma a Malpensa, sequestrate e in attesa del loro destino.

 

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