Gestione pandemia, l’esempio arriva dalla Nuova Zelanda

La diffusione del Coronavirus, pur avendo attualmente come fulcro centrale il continente europeo, sta pian piano coinvolgendo quasi tutte le altre zone del pianeta, in primis gli Stati Uniti d’America. Per quanto riguarda l’Oceania, al momento l’Australia è la nazione più colpita, con quasi duemila casi registrati.

Proprio perché i numeri stanno iniziando a diventare abbastanza preoccupanti, il governo australiano ha deciso di schierare in campo i propri militari al fine di rintracciare tutte le persone che siano presumibilmente entrate in contatto con persone risultate positive, al fine di sottoporli al test e porli in stato di isolamento.

Invece i vicini della Nuova Zelanda non contano per ora un elevato numero di contagi, ammontando essi a poche centinaia. Nonostante la situazione non generi di per sé un allarmismo particolare, il Primo Ministro Jacinda Ardern ha annunciato ai propri cittadini la decisione di seguire l’esempio di gran parte degli altri paesi e imporre dunque il lockdown, risparmiando dalle restrizioni ovviamente le attività essenziali alla collettività.

Inizialmente la stretta sui movimenti delle persone durerà per quattro settimane, riservandosi la possibilità, in caso di infelici sviluppi, di estendere ulteriormente i divieti.

L’immediata presa di posizione di Jacinda Ardern appare al momento un’eccezione più unica che rara nel quadro delle reazioni che i governi degli altri paesi hanno avuto e stanno continuando ad avere nel corso delle settimane. A lungo infatti diversi leaders in giro per il mondo hanno minimizzato se non, nei casi più grotteschi, addirittura smentito, le evidenze che sottolineavano in maniera inequivocabile l’entità della minaccia imminente.

Tutto questo perché in pochi hanno accettato sin da subito che la guerra al Coronavirus sarebbe dovuta diventare la priorità di ogni governo per un po’ di tempo, sacrificando quindi gli interessi legati alla produzione e all’economia.

Come logica conseguenza della sottovalutazione del problema, i contagi globali hanno raggiunto i mesti numeri di cui siamo purtroppo testimoni ogni giorno ormai.

Proprio per questa ragione la scelta del Primo Ministro neozelandese deve fungere da esempio per i colleghi di tutto il mondo: in casi delicati come questi la tempestività e la lungimiranza delle autorità sono gli elementi da cui non si può prescindere per far fronte a queste difficoltà. Difficoltà che, grazie alla lucidità con cui la Arden ha agito, sfruttando a dovere le esperienze degli Stati più colpiti quali Cina e Italia, non sfoceranno molto probabilmente (e auspicabilmente) in una crisi.

Giocando ampiamente in anticipo pertanto, Jacinda Andern si è potuta permettere di parlare con molta calma e serenità alla popolazione neozelandese, invitando i kiwis a restare nelle proprie abitazioni e ad esercitare la ormai famosa pratica della social distancing. Una tecnica di comunicazione così distesa e al contempo diretta risulta essere il modo più incisivo ed efficace per indurre un’intera nazione a modificare così drasticamente il proprio stile di vita.

In chiusura, se è vero che l’esperienza dell’isolamento casalingo sta mettendo in mostra la necessità per una certa porzione di consociati di un ripasso delle regole fondamentali sottese alla cittadinanza, è altrettanto vero che anche chi ci governa dovrebbe cogliere questa occasione per migliorare e rubare un pizzico di prontezza a chi, di prontezza, ne ha da vendere.

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