Follia dell’omicidio Varani tra sesso e droga. Marco Prato nel 2014 flirt con Flavia Vento

vento

Bastano due mesi per conoscersi così bene da organizzare un omicidio folle e senza senso, sempre che un atto così orribile possa averne uno. I due, Manuel Foffo e Marco Prato, si erano visti per la prima volta solo a Capodanno scorso. Due ragazzi come tanti a primo impatto ma che ora, senza più l’effetto di cocaina e alcol, dovranno fare i conti con un mondo diverso da quello che li “sballava” durante quella follia omicida.

I due assassini del Collatino ora non avranno modo di guardarsi in faccia senza pensare a Luca Varani e alle ultime ore passate a vedere come la morte ti porta via da qui. Adesso è tutto in mano ai giudici, gli unici che ora potranno decidere delle loro sorti. Tutto riparte dai primi interrogatori e da chi siano veramente i due assassini. Il padrone di casa dove tutto è avvenuto è Manuel Foffo, Studente di economia fuoricorso, figlio di un assicuratore che gestisce anche un ristorante. Con il PM Francesco Scavo confessa tutto l’accaduto e ripercorre anche il suo percorso con la Cocaina. “Ora ha smesso” dicono i suoi amici più intimi, dopo aver avuto un incidente in macchina con il ritiro della patente per alcol e droga e le promesse di cominciare a rigare dritto. Nuovo lavoro e aiuto al ristorante di Pietralata del padre, a due passi da casa sua. La riabilitazione finiva tra un paio di settimane, bastava poco… ma qualche giorno fa con la morte dello zio di nuovo il crollo e ricorrere alla droga è stato un attimo.

Insieme a lui a Via Igino Giordani anche Marco Prato, un Pr della movida di Roma. Un bel ragazzo che era stato sulle copertine dei giornali per una storia con Flavia Vento e gli scatti hot pubblicati nel 2014. Suo padre tutt’altra pasta: Ledo Prato. Esperto di politiche culturali, è il segretario dell’associazione Mecenate 90. Per anni è stato uno dei più importanti consulenti del Mibac e ha lavorato con l’ex premier Giuliano Amato. Poi ha coordinato il progetto per i restauri del Palexpò a Roma e del palazzo Ducale a Genova.
A sentire le confessioni di amici di Prato, il modo di divertirsi per questi trentenni capitolini è cambiato senza possibilità di ritorno. Le feste organizzate da Prato sembra avessero tendenze gay o comunque erano organizzate con l’intento di conoscere nuova gente, l’anima gemella per poi fare i cosiddetti afterini, ossia si torna a casa all’alba e poi non si esce per le 24 ore successive passando la giornata tra droga e alcol spesso con degli sconosciuti.
Assurdo pensare che la propria vita possa finire così.
Un omicidio fatto con una freddezza surreale, con i due che ricordano ogni singolo dettaglio della tortura del povero Luca fino alla decisione di ucciderlo per vederne gli effetti.

È iniziato tutto settimane fa – racconta Manuel – quando io e Marco ci siamo organizzati per trascorrere del tempo insieme. Facevamo uso di cocaina entrambi. Ci siamo chiusi in casa mercoledì 2 marzo. Non abbiamo mai mangiato né dormito. E abbiamo chiamato più volte lo spacciatore per farci portare la cocaina. Quanti grammi non so, ho speso 1500 euro. Abbiamo bevuto fino a scoppiare. Volevamo vedere fino a dove resistevamo“. Un’amicizia con sfondi omosessuali?

Poi il 23 enne, la vittima che viene adescata promettendo il pagamento per prestazioni sessuali. Foffo e Prato hanno chiamato Varani e gli hanno offerto 120 euro per avere rapporti sessuali. Marco infatti gli invia il primo sms: “Vieni che c’è roba e soldi per te“. Luca risponde subito: “Quanti?“. Marco fa la sua offerta: “120 euro“. Luca riceve e chiede: “Dove ci vediamo?“. Prato precisa il luogo e le informazione per raggiungere l’abitazioene: “Ho una casa a disposizione tutta per noi in via Igino Giordani“.

Il Messaggero racconta la mattanza avvenuta nella notte del 6 marzo fino a quando Foffo si presenta dai Carabinieri con il suo avvocato, dopo essere stato convinto dal padre e confessa. “Ammetto – dice in caserma – di aver ucciso il ragazzo che avete trovato nel mio appartamento. L’ho fatto insieme con il mio amico Marco Prato. Abbiamo usato due coltelli e un martello. Io ho colpito Luca al collo e forse anche in altre parti del corpo“.

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