Elezioni Regionali 2020: chi sono i vincitori?

Il 20 ed il 21 settembre, i cittadini sono stati chiamati ad esprimere il loro voto alle elezioni regionali in sette regioni: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Data la peculiare situazione di emergenza sanitaria, vi sono state delle variazioni pratiche rispetto alle precedenti regionali: prima fra tutte, vi è stato il ritorno alla doppia data con l’obiettivo di evitare assembramenti, oltre agli ormai canonici protocolli sanitari che prevedono l’obbligo di indossare la mascherina e di disinfezione delle mani prima e dopo il voto.

Inoltre, nelle stesse date si è votato anche per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, oltre che per le elezioni amministrative di primo turno in 1179 comuni italiani.

Per chiarezza di esposizione, occorre ricordare che per le elezioni regionali non è prevista la possibilità di ballottaggio, eccezion fatta per la Toscana, regione nella quale questo è previsto nell’ipotesi in cui nessuno dei candidati raggiunga il 40% dei voti.

Analizziamo quindi, uno alla volta, i risultati delle varie tornate elettorali regionali, percorrendo l’Italia dall’alto al basso, da est ad ovest.

Elezioni regionali in Veneto:

La prima regione ad essere presa in considerazione sarà il Veneto, la quale si è presentata a queste elezioni come la regione i cui esiti apparivano più scontati. La nuova candidatura del governatore uscente, Luca Zaia, che già alle precedenti elezioni regionali aveva vinto con ventotto punti percentuali rispetto al secondo candidato, è stata galvanizzata da un largo consenso popolare ottenuto in seguito alla gestione dell’emergenza coronavirus in Veneto. Come da aspettative, detto consenso si è pienamente manifestato nelle urne, dove Zaia è stato riconfermato governatore ottenendo il 76,8% delle preferenze, totalizzando il risultato più alto mai ottenuto dall’istituzione delle elezioni regionali ad unico turno nel 1995.

A seguire, il candidato della coalizione di centrosinistra Arturo Lorenzoni, con il 15,7% delle preferenze ed Enrico Cappelletti, candidato del Movimento 5 Stelle, che subisce un netto crollo sprofondando al 3,2% rispetto all’11,6% di cinque anni fa e non riuscendo a totalizzare nemmeno un seggio in consiglio regionale. Come vedremo nei prossimi giorni, il trend negativo del gruppo pentastellato rappresenta uno dei leitmotiv di questa tornata elettorale.

I risultati finali, tuttavia, sebbene molto netti, non rimangono privi di profili di interesse.

Innanzitutto, all’interno della coalizione di centrodestra, la lista “Zaia Presidente” ha nettamente sovrannumerato la lista “Lega – Salvini”, ottenendo quasi il triplo dei consensi di quest’ultima (44,6% rispetto a 16,9%). Il favore verso la lista personale del governatore uscente era già stato manifestato alle elezioni del 2015, nelle quali la lista personale aveva avuto il sopravvento rispetto alla lista di partito, con uno scarto, tuttavia, di soli cinque punti percentuali.

Volendo ricercare una lettura, è possibile immaginare che la popolarità raggiunta in seguito all’emergenza coronavirus si sia tradotta in fiducia nelle capacità gestionali del governatore uscente, fiducia che ha condotto molti elettori, tra i quali alcuni provenienti da orientamenti differenti al partito leghista, a rivolgere il proprio supporto nei confronti della persona Luca Zaia, senza voler esprimere una preferenza rivolta al simbolo del partito nazionale che questi rappresenta. Tale spiegazione sarebbe in linea con il raffronto alle elezioni del 2015 delle altre liste coinvolte, che vede la coalizione di centrosinistra aver perso tra i sei ed i sette punti percentuali, in aggiunta agli otto punti percentuali precedentemente menzionati persi dal Movimento Cinque Stelle.

Assume rilevanza anche l’affluenza totale, registrata al 61,14% e maggiore rispetto alla precedente tornata, che aveva invece visto il 57,27% degli aventi diritto andare ad esprimere la propria preferenza. Un incremento che si può spiegare anche appunto con il fatto che le elezioni regionali siano coincise con amministrative e referendum. Ecco che sommando tutte queste percentuali si possono tracciare le probabili circostanze alla base del risultato record totalizzato dalla coalizione di centrodestra, la quale si conferma, per il sesto mandato consecutivo, quella nettamente maggioritaria nel Veneto.

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