Adiòs, Pinochet: il Cile si promette una nuova costituzione

Dopo 30 anni dalla caduta della dittatura targata Pinochet, il Cile si è liberato della Costituzione redatta durante il Régimen militàr. La vittoria schiacciante del Sì ad una nuova costituzione ha portato i cittadini a festeggiare per le strade.

La sofferenza, le morti, i crimini contro l’umanità. Il Cile sceglie, 30 anni dopo, di cancellare uno degli ultimi manufatti di un periodo storico complesso, quello della dittatura Pinochet, caratterizzato da crescita economica pagata con la privazione dei diritti fondamentali. Il popolo cileno è stato chiamato a votare alla domanda: “Quiere usted una Nueva Constitución?”, alla quale il 78,12% ha votato in senso affermativo, simbolicamente tagliando i ponti col passato.

Il voto ha riguardato anche le modalità di scelta dei futuri Padri costituenti, che verranno eletti interamente mediante voto popolare. L’altra possibilità prevedeva la possibilità per il popolo di scegliere il 50% dell’assemblea costituente, mentre l’altro 50% sarebbe stato eletto dai parlamentari. Il voto è stato all’incirca un plebiscito anche riguardo a questo punto, con più del 79% dei cittadini che hanno scelto la prima opzione.

La scelta dell’assemblea viene dunque rimessa ad aprile 2021 e si insedierà entro maggio 2021. Entro la seconda metà del 2022 si terrà invece un nuovo referendum per approvare il nuovo testo della costituzione.

Quello del Cile è un appello ai fondamenti dello Stato di diritto, una scelta di libertà e di crescita, che è iniziata nei trambusti del 2019, quando i cittadini sono scesi in piazza, manifestando, anche in maniera violenta, richiedendo una nuova costituzione. È necessario, per ben interpretare la questione, capire l’importanza delle istanze popolari, che richiedono essenzialmente che il manuale di civiltà del paese in cui vivono, in cui sono contenute le regole del gioco della società civile, non provenga da un contesto dittatoriale e sanguinoso.

È dunque più comprensibile l’emotività e l’emozione provata dal popolo cileno alla vittoria del Sì al referendum, che ha portato i cittadini a riversarsi nelle maggiori piazze del paese a festeggiare un ritrovato orizzonte di civiltà, la consacrazione di 30 anni di evoluzione democratica.

Tra i principali punti vi saranno la revisione dei contratti collettivi di lavoro, il riconoscimento ufficiale di alcune minoranze etniche, come possibilmente anche la revisione del sistema scolastico e sanitario, ad oggi entrambi privati. È proprio su questi concetti che si è concentrata la propaganda di uno dei leader del movimento per la nuova costituzione, Sebastiàn Pinera.

In Plaza Dignidad, a Santiago, un lungo striscione legge: “non dimentichiamo il 1973”, anno in cui si impose il Règimen Militàr di Pinochet e che portò al suicidio dell’ex presidente Allende. Subito dopo i desaparecidos, la guerra sfiorata con l’Argentina, anch’essa alle prese con la dittatura al tempo, il controllo capillare del paese, la durissima reprimenda nei confronti dei comunisti. Il Cile oggi ha preso ulteriori distanze da tutto ciò e muove un passo decisivo verso la più alta garanzia dei diritti esistente, la Costituzione.

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