Accordo sulla Brexit, le scelte di Boris Johnson incontrano sempre meno i favori del popolo Britannico

 

Il  31 ottobre, la Brexit dovrebbe diventare realtà. Il primo ministro britannico Boris Johnson sta lottando ogni giorno di più per portare a casa questo risultato di primaria importanza nella sua Campagna contro la precedente Amministrazione, definita troppo debole. Un risultato  da lui tanto ambito,  per portare il suo paese alla  separazione dall’UE … ma le difficoltà non sono poche e il Popolo Britannico sempre più proteso verso una NO-Brexit.

A meno di due mesi prima dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il Primo Ministro britannico è stato costretto, dopo la perdita della maggioranza del suo partito in Parlamento, a negoziare un accordo di recesso con l’UE.

Le discussioni si sono svolte lunedì con Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea. Chiaramente, da quando l’UE ha ritenuto che le proposte del Regno Unito non fossero ancora soddisfacenti, non è emerso molto.

Quando ormai sembrava tutto definito, e la strada spianata verso l’uscita dal Mercato Ue ,  c’è stata una  una vera e propria battuta d’arresto. In una settimana politicamente dai toni molto convulsi, con accuse tra parlamentari e indecisioni, manifestazioni in piazza, il primo ministro Boris Johnson, ha prima perso la maggioranza in Parlamento e poi, i deputati hanno adottato un testo per impedire un’uscita senza accordo con la UE. La volontà emersa era quella di  rinviare la Brexit.
Un’analisi geopolitica della situazione generale della Gran Bretagna in questo momento, definisce i possibili scenari che potrebbero prevedere un ulteriore rimescolamento delle carte. Bloccare la Brexit senza un vero e proprio accordo, porterebbe ad un Regno Unito fuori dall’Unione europea (UE) senza alcun accordo sul processo di “divorzio”.

  • Lasciando il mercato unico e l’unione doganale – accordi progettati per aiutare gli scambi tra i membri dell’UE eliminando controlli e tariffe (tasse sulle importazioni), tornerebbero tutti quei restringimenti in vigore per i Paesi Extracomunitari.
  • Lasciare immediatamente le istituzioni dell’UE come la Corte di giustizia europea e Europol. Gli organi dell’UE  regolano le norme anche su medicinali ai marchi, terminerebbe.

Il “No Deal” sarebbe davvero un grande problema da affrontare. Theresa May aveva raggiunto un accordo per un periodo di transizione di 21 mesi. Johnson invece vuole accelerare, contro tutto e tutti.

Prima della chiusura del Parlamento, è stata approvata una legge che potrebbe mantenere il Regno Unito nell’UE fino al nuovo anno. Malgrado i detrattori che prefigurano scenari economici nefasti

Con le elezioni legislative anticipate invece, tutte le altre opzioni considerate sono tutt’altro che semplici e presentano ostacoli significativi da superare. Ci sono stati colloqui informali sulla Brexit tra il Regno Unito e l’UE sono sempre  numerosi. Boris Johnson ha pranzato lunedì con aClaude Juncker e sembra che tra il Primo Ministro britannico e il Presidente della Commissione Europea si sia trovato un punto dal quale strutturare nuovi sviluppi. Fino a quel pranzo, Bruxelles, aveva visto le proposte di Londra insoddisfacenti.

Nel tentativo di porre rimedio a tutto ciò, i leader dei due schieramenti,  hanno convenuto che è necessario accelerare le discussioni e che le riunioni si terranno presto su base giornaliera.  Nella stessa giornata, Boris Johnson ha incontrato anche il Primo Ministro lussemburghese Xavier Bettel. Questi  non è stato affatto tenero con la sua controparte britannica. “Il tempo passa”. Ha esortato il Primo Ministro britannico a non definire la UE come i cattivi di una storia che è solo nella sua testa. Non sono state presentate proposte serie da parte di Londra.  Il Primo Ministro dello Stato più piccolo d’Europa ha umiliato il premier inglese Boris Johnson che non si è presentato a una conferenza stampa per timore dei manifestanti anti-Brexit ha fatto l’ennesima brutta figura anche in Patria.

Lo scenario ancora è incerto, ma nei sondaggi gli Antieuropeisti sono in forte calo, malgrado quanto continui ad affermare Boris Johnson.

 

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