“Telefonini come sigarette”, la richiesta del Codacons

Il presidente del Codacons Carlo Rienzi, a margine della storica sentenza della Corte d’Appello di Torino del 14 gennaio circa la conferma della presenza del nesso eziologico intercorrente tra l’utilizzo prolungato dei cellulari e il rischio di cancro, ribadisce la proposta di imporre alle industrie produttrici di telefonini di apporre sulle confezioni dei propri prodotti gli stessi avvertimenti per la salute che compaiono sui pacchetti di sigarette.

Questo risulta essere un tema molto delicato in quanto, per soddisfare la richiesta avanzata da Carlo Rienzi, si richiede una certezza scientifica riguardo al rapporto causale tra l’esposizione alle onde elettromagnetiche prodotte dai cellulari e l’incremento del pericolo dei tumori, certezza la quale non è stata ancora acquisita. Infatti, a dispetto delle numerose ricerche che denunciano la pericolosità dei telefonini citate dal Codacons sul proprio sito web, per ultime quelle condotte dalla National Toxicology Program degli Stati Uniti e dall’Istituto Ramazzini, altri studi non sono giunti alle medesime conclusioni, il che ha sollevato numerose critiche alla suddetta sentenza emessa pochi giorni fa.

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la decisione di primo grado del Tribunale d’Ivrea pronunciata nell’aprile del 2017, la quale enunciava la sussistenza del rapporto causa-effetto tra l’eccessivo uso del telefonino da parte di Roberto Romeo, ex dipendente della Telecom e il neurinoma, un tumore benigno al nervo acustico, che gli era stato diagnosticato e a seguito del quale avrebbe poi perso l’udito.
Esponendo sinteticamente il fatto, il signor Romeo svolgeva il ruolo di responsabile di una squadra di tecnici presso Telecom Italia. Le sue mansioni, svolte lungo l’arco di 15 anni, implicavano il trascorrere di numerose ore al giorno al telefono, al fine di coordinare i suoi sottoposti. I legali di Romeo, dunque, ritennero che il neurinoma di cui Romeo soffriva sarebbe stato causato dal frequente contatto del dispositivo mobile con l’orecchio e con il cranio del proprio assistito. Di conseguenza la patologia invalidante dell’ex dipendente Telecom sarebbe annoverabile tra le malattie professionali, il che giustificherebbe pertanto la richiesta di un’erogazione di denaro aggiuntiva a favore di Romeo nei confronti dell’INAIL, ossia l’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro. Alla conclusione del giudizio di primo grado, il Tribunale d’Ivrea aveva quindi concordato con le ragioni addotte dagli avvocati di Roberto Romeo e aveva conseguentemente imposto all’INAIL il versamento nelle casse della parte vincitrice di una somma vicina ai 6000 euro annui.

L’INAIL aveva però proposto appello, confutando la sussistenza del rapporto eziologico tra il tempo speso al telefono dal dipendente e la malattia contratta. Risulta infatti innegabile che esistono studi, di certo non meno numerosi di quelli citati precedentemente dal Codacons, che dimostrano come in realtà non esista una correlazione scientifica tra utilizzo dei cellulari e cancro. Riportiamo un virgolettato rilasciato alcuni mesi fa dall’Istituto Superiore di Sanità sul tema:” La meta-analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 non rileva incrementi dei rischi di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) in relazione all’uso prolungato (più di dieci anni) dei telefoni mobili”.

Ed ecco il perché la sentenza di conferma emessa dalla Corte d’Appello di Torino ha suscitato qualche polemica. Innanzitutto, è bene precisare che la Corte non si è espressa in termini di piena certezza scientifica o di assoluta verità storica, la quale è filosoficamente parlando quasi sempre irraggiungibile dall’organo giudicante in quanto essere umano, bensì il collegio ha confermato la sentenza appellata in termini meramente probabilistici, secondo la formula “è più probabile che non”, escludendo pertanto ulteriori fattori causali alternativi nel caso concreto, seguendo l’insegnamento dettato dalla landmark sentence “Franzese”, pronunciata nel 2002 dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

In conclusione dunque, non essendo al giorno d’oggi possibile comprovare con massima sicurezza l’impatto che le radiazioni da dispositivo mobile abbiano sulle condizioni fisiche delle persone, la proposta-provocazione lanciata dal presidente del Codacons non sembra del tutto condivisibile, purtuttavia sappiamo che i cellulari sono continuamente sotto la lente di ingrandimento degli enti di ricerca per la tutela della salute e questo dato dovrebbe essere sufficiente per spingerci ad un utilizzo più saggio di questo strumento che è ormai parte integrante delle nostre vite e al quale appare impensabile rinunciare.

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