Difendiamo i prodotti made in Italy. La lista dei cibi pericolosi secondo Coldiretti. Attenzione a cosa compriamo!

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Spesso non ce ne accorgiamo neanche ma molti prodotti rigorosamente italiani, poi non lo sono veramente e oltre ad essere contraffatti sono anche nocivi. Proprio per questo la Coldiretti è scesa in piazza in difesa del vero made in Italy, perché non basta chiamarsi “Capri” per essere una mozzarella italiana che a guardar bene è prodotta in America. E questo è solo uno dei tanti cibi che finiscono sulle nostre tavole senza il giusto controllo della trasparenza. Stesso discorso per quello che mangiamo al Ristorante. Non basta pensare che sia una buona trattoria o pizzeria italiana. Gli ingredienti che usano spesso non sono a Km zero… anzi!

Va quindi effettuata una costante tracciabilità di ogni ingrediente a monte, con il sostegno per questa battaglia anche del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina: “Negli ultimi due anni abbiamo effettuato più di 250mila verifiche in tutta la filiera, anche sui prodotti che entrano nel nostro Paese. Vogliamo garantire al massimo la tutela del consumatore e per raggiungere questo obiettivo è importante lavorare sempre di più anche su un fronte cruciale come quello della tracciabilità e dell’etichettatura. È un lavoro in linea con la promozione del modello agricolo italiano che fa della sostenibilità una pratica quotidiana e che vede l’Italia all’avanguardia nella riduzione dei fitofarmaci e nel contenimento delle emissioni di gas serra“.

I manifestanti, con particolare azione dei Campani che vedono la più grande contraffazione estera dei propri prodotti, chiedono l’etichetta di origine, la salvaguardia di prodotti come il pomodoro San Marzano e, appunto, la mozzarella, in assoluto due tra i cibi più copiati e contaminati.

Mentre la concorrenza sleale è la più evidente, non bisogna sottovalutare i danni per la salute che scaturiscono da questo commercio poco conosciuto, perché molti dei cibi contraffatti non venendo giustamente controllati possono risultare alla fine dei giochi anche dannosi per la salute. Basti pensare alle verdure, che noi acquistiamo proprio per proteggere la salute. Ma se queste arrivano dalla Cina invece che dalle nostre campagne, rischiamo di mettere nel piatto un concentrato di residui chimici non tracciati. In testa alla lista nera dei cibi più pericolosi troviamo i broccoli per irregolarità riscontrate, seguiti dal prezzemolo vietnamita, il basilico indiano, le melegrane egiziane, il peperoncino thailandese. Questo perché, mentre i nostri fruttivendoli devono indicare la provenienza delle merci, lo stesso non vale per i prodotti lavorati. Quindi se acquistiamo cibi lavorati, come ad esempio il pesto, nell’etichetta non troveremo la tracciabilità degli ingredienti.

Tornando ai prodotti meno sicuri, i broccoli cinesi hanno riscontrato nel 92% dei campioni analizzati irregolarità per la presenza di residui chimici (presenza in eccesso di Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben). Il prezzemolo del Vietnam ha il 78% di irregolarità (presenza di Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate, Flubendiamide) e il basilico dall’India è pericoloso 6 casi su 10 per il Carbendazim, vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno.

Tra i prodotti più contaminati nella lista stilata dalla Coldiretti ci sono anche le melagrane dall’Egitto che superano i limiti in un caso su tre (33%), ma fuori norma dal Paese africano sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance, che arrivano peraltro in Italia grazie alle agevolazioni all’importazione concesse dall’Unione Europea. Con una presenza di residui chimici irregolari del 21% pericoloso anche il peperoncino della Thailandia e i piselli del Kenia. I problemi riguardano anche la frutta dal Sud America, come i meloni e i cocomeri importati dalla Repubblica Dominicana che sono fuori norma nel 14% dei casi per l’impiego di Spinosad e Cypermethrin e il 15% della menta del Marocco.

L’agricoltura italiana – secondo la Coldiretti – è la più green d’Europa con 281 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%)“.

Non sappiamo più cosa mangiamo. Pensiamo di poter stare tranquilli, senza poi pensare che 1 pizza su 3 servita nelle nostre pizzerie è ottenuta da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza, senza alcuna indicazione per i consumatori. Lo scorso anno sono aumentate del 379% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina, che hanno raggiunto circa 67 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente, ma a crescere del 279% sono state anche le importazioni di olio di oliva dalla Tunisia mentre c’è stato un incremento del 17% dei prodotti caseari destinati alla trasformazione industriale e, tra queste, soprattutto le cagliate provenienti dalla Lituania e destinate a produrre mozzarelle senza alcuna indicazione sulla reale origine in etichetta.

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