Ricky & Giann e Francesca, una storia particolare [Racconti]

Partiamo con una nuova sezione del nostro magazine dedicato ai racconti dei nostri lettori. Se avete storie, romanzi brevi, pensieri messi su carta… e volete condividerli con tutti noi, inviateci una email scrivendo a info[at]laragnatelaeditore.it e potrete vedere i vostri scritti pubblicati in questa rubrica settimanale. Ogni venerdì, una storia nuova…

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Una storia particolare, o come tante, con un sobbalzo finale

di Claudio Agrumi

Lavoro da circa dieci anni presso lo studio commercialista di quello che a breve sarà mio suocero. Meglio sarebbe identificarlo come chi mi ha portato a lavorare presso il proprio  studio dopo avermi seguito all’Università, in quanto docente. Dopo la Tesi, mi ha letteralmente preso sotto la sua ala protettiva, ha adottato me e tutta la mia famiglia e alla fine ha fatto di tutto anche per pormi nella condizione di diventare parte attiva all’interno dello studio, un vero e proprio “gancio trainante per il futuro”. In tutta questa storia avevo tralasciato un particolare che riguardava la mia vita. Dopo l’Università i miei soli svaghi erano stati i viaggi con gli amici e lo sport, con i vari tornei di calcetto. Per il resto – a parte seguire la “magica” sia a Roma, che fuori, nulla di più. Sembrava quasi che nella mia vita non ci fosse posto per altro che non fosse la contabilità, il Fisco e le varie liquidazioni IVA e Modelli dei Redditi. Non era così. L’amore è scoppiato vero e sincero per una quasi bambina che vedevo molto poco. Era la figlia del mio commercialista, nonché capo e quasi secondo padre. Non penso che lui avesse mai pensato a un tale evento, e non che ne fosse contrario, forse semplicemente era qualcosa che aveva tralasciato. Sua figlia, Gianna. Non la vedevo mai. Aveva vissuto con la mamma per un po’, in quanto i genitori erano separati. Poi era andata a studiare in un college inglese  e per qualche tempo ne avevo perso le tracce. L’avevo rivista dopo quattro anni, sbocciata e fresca, con un’aria (fintamente) stralunata ad una festa in quella che era stata la villa al mare di famiglia. L’abitazione era gestita ancora dall’anziana e ricca nonna, che comandava sempre a bacchetta tutti i membri della famiglia oltre agli inservienti. Gianna, che portava il nome della nonna, doveva aver ereditato il suo stesso cipiglio e aldilà dell’apparenza era un tipo che sapeva bene ciò che voleva e sapeva come ottenerlo. Praticamente mi ha rimorchiato, non lasciandomi scampo, prima con la scusa di essere accompagnata, poi con un vero e proprio attentato ai miei sensi, cambiandosi in auto. Una tipa in apparenza timida, ma che nascondeva molto bene in famiglia il suo carattere forte e deciso, pazzo e stravagante. All’improvviso cominciò a frequentare lo Studio e per una ragione o l’altra mi toccava riaccompagnarla. Una volta aveva lo scooter guasto, una volta doveva andare da una sua amica che casualmente abitava dalle mie parti. Insomma ero diventato il suo chauffeur personale. Il padre me l’affidava e io un po’ alla volta me la presi e lei prese me. Fu talmente coinvolgente e passionale che per un po’ ne rimasi stravolto e persi completamente il contatto con le cose terrene… poi la passione si assestò, le cose cominciarono a stabilizzarsi e a crescere fu un po’ tutto il rapporto. Lei aveva finito l’Università e si occupava, insieme ad un’amica di traduzioni on-line e di rilegatura Tesi. Un lavoro che sperava non definitivo ma che le lasciava spazio per la sua vera passione, l’insegnamento della lingua inglese e il ROCK.  “Giann” è la chitarrista di un gruppo di pazze cantanti Rock anni settanta e ottanta, e a me che piace solo musica italiana… ora, all’uscita dallo studio commerciale, la sera, fino a mezzanotte, almeno una volta alla settimana, mi tocca andare a sentirla suonare e strillare in qualche pub sparso per la città.  Speranzoso che la cosa non durasse l’ho pure incentivata e ora ne pago le conseguenze. Ma insomma tutto comunque, andava bene, con le nostre scelte differenti, con il modo di affrontare la giornata, i problemi, il gestirci gli amici, però andava. Quando poi stavamo soli andava alla grande. E’ il resto del mondo che interferiva nelle trasmissioni restava fuori. A volte le piaceva andare al mare la sera e mi costringeva a buttarci in acqua nudi; solo che una volta l’hanno organizzato nel dopo pub, con tutte le componenti della band, mixer, luci… un bordello e una vergogna e il giorno dopo in ufficio con un gran mal di testa.

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L’ultimo anno è però stato segnato da due eventi che hanno trasformato, risolto e ingarbugliato un po’ tutto. A studio è arrivata una praticante che mi è stata assegnata per istradarla nel complicato mondo dei numeri e dei software di gestione. E’ stato molto piacevole all’inizio sentirsi maestro con lei, con gli occhi sgranati a carpire ogni segreto e trucco della contabilità. Francesca è una ragazza coetanea della mia Gianna. Vive a Roma e ha fatto Economia come me. Le giornate passavano tra chiacchierate sui docenti ancora presenti nei vari dipartimenti, tra cioccolatini, caffè  e  panini che giornalmente mi portava. Spesso indossava camicette con scollature alle quali non riuscivo a restare indifferente, e pur cercando di apparire disinvolto, l’occhio cadeva e lei se ne accorgeva – non sempre… però… che figura. Una sera all’uscita le ho proposto di venire al concerto della mia ragazza, ma lei ha avuto un comportamento davvero inaspettato, se ne è andata via sbattendo lo sportello della sua auto. Il giorno dopo invece, avendo l’auto dal meccanico mi ha chiesto di accompagnarla al capolinea dell’autobus.

Io non sono un Adone. Mi chiamo Riccardo, ho 38 anni, Laureato con 110 senza lode, un buon impiego e tanti progetti per il futuro. I miei progetti prevedono di dividere il resto dei miei giorni con quella pazza scatenata della mia Gianna. Sono però un uomo e come tutti gli uomini spesso i neuroni si bloccano, trattenuti dal Testosterone che prende il sopravvento. Non mi sto giustificando, sia ben chiaro, ma quando Francesca lungo la strada mi ha preso la mano e ha fatto si che il motore andasse su di giri, senza che io potessi cambiar marcia, e al contempo andassi su di giri anche io, i neuroni devono essersi fermati del tutto ed è successo quello che non avrei mai pensato potesse accadere.  Al momento del riavvio del cervello c’è stato un grosso senso di colpa che però è stato nuovamente zittito e poi ancora. Insomma uscito da studio alle 20.00 sono tornato a casa all’una di notte. Per fortuna Gianna quella sera aveva le prove e dopo se ne andava in pizzeria con quelle del gruppo. Io arrivato a casa ho subito fatto una doccia quasi a voler cancellare l’accaduto, ma poi messomi davanti ad una tazza di caffè d’orzo, sono rimasto imbambolato fino alle quattro. Il giorno dopo alle 8.00 mi ha chiamato Gianna con un “Amore, sveglia su, che hai combinato ieri sera che sei ancora a letto?“… Oddio mi ha scoperto, anzi no non è possibile, no , no stiamo calmi è solo una battuta, e allora le solite scuse del fastidio intestinale e della notte passata tra camomille e bagno… Ci ha creduto, menomale. Fatto sta che me la sono tirata, che per il nervosismo m’è venuta una bella colite, con tanto di corse al bagno. Ben ti sta.

A studio l’aria, appena entrato, era pesante. Ma solo per me evidentemente. Francesca aveva portato i Mignon per festeggiare il primo mese trascorso insieme. Il Commercialista mi faceva segno che era pazza scatenata proprio come la figlia. A questa cosa non ci badai troppo, confermando che era vero, anche se poi ho stupidamente aggiunto che era molto brava. Davvero molto molto brava. Vabbé al lavoro. Fino alle undici abbiamo sistemato una situazione piuttosto ingarbugliata relativa a dei versamenti non effettuati da un negoziante sulle ritenute previdenziali operate per dei lavoranti, che erano si in regola, ma di fatto questo si rifiutava di versare, pagare gli importi dei bollettini che noi regolarmente gli preparavamo. Insomma una storia pesante sistemata in maniera davvero decisa dal Capo che l’ha minacciato di denunciarlo e cacciarlo via e chiedergli i danni. Francesca sembrava molto partecipe agli accadimenti e una sola volta era intervenuta a favore di quei poveri ragazzi che avevano famiglia a cui lui col suo comportamento irresponsabile non dava garanzie per il futuro. Non venne fulminata, ma ci mancò poco, io le feci un sorriso e scorsi in lei uno sguardo furbo, inaspettato. Mi sembrò recitasse. Era quasi riuscita a convincermi. Ne ebbi la certezza chiedendoglielo e lei mi rispose che era l’unica cosa che potesse fare in quella circostanza per dar credito alla sua partecipazione nel contesto. Mi chiese come stavo e io feci in tempo giusto a risponderle “Male“, che subito mi squillò il cellulare. Era Gianna, stava venendo a studio per pranzo e per stare un po’ assieme. Bene, e ora che faccio. Francesca, mi guardò con sufficienza e voltandomi le spalle mi richiamò – lei? – al lavoro. Dovevamo fare delle cose urgenti entro la mattina, poi affermò che io sarei dovuto uscire… Ma che impertinente. Lavorammo sodo fino alle 14.00. Gianna era ovviamente in ritardo, quando citofonò rispose la signora che si occupava delle paghe e contributi che mi disse di scendere perché Gianna andava di fretta e non poteva fermarsi con la macchina. Andammo ad un bar li vicino e fu come se il tempo si rallentasse all’improvviso, come se l’ora di Letteratura antica non passasse mai sotto l’imperversare delle sue domande. Mi sembrava di essere stato messo alle strette. Era sicuramente uno scherzo della mia mente. Gianna non poteva sapere.

Mentre stavamo al bar vidi Francesca passare proprio davanti alla vetrina e guardarci. A Gianna non dissi nulla porgendole dell’altro contorno, ma c’era qualcosa che non mi tornava. Mi sentivo preso in mezzo ad una morsa che si stava stringendo. Quasi per caso, tornato in ufficio, chiesi a Francesca dove avesse studiato prima dell’Università e lei guardandomi fisso negli occhi mi nominò il College dove aveva studiato Gianna. Ma allora si conoscevano. Mi sentii un cretino. In tutto questo tempo non mi ero neppure chiesto come fosse arrivata a studio. Fu lei a dirmi che aveva rivisto  Gianna  a Siena qualche tempo fa. Si erano ritrovate su Facebook e avevano trascorso il week-end assieme con le altre componenti del gruppo. A Siena? Ma questo era successo a Settembre in occasione di una manifestazione Rock a cui io non ero andato (perché tra l’altro neanche invitato. Non c’ero rimasto male, ma era stata la prima volta – fu fantastico quel week end  con i miei amici storici Marcello e Nanni sbronzi al mare fino a mattina). “E’ stato da sballo quel week end come i vecchi tempi io e lei da sole tutta la notte a chiacchierare  sul lettone a guardare tra i tetti di Siena le stelle“. Ah, fico.  Ma a me perché Gianna non mi ha mai parlato di te? Perché non mi ha parlato del fatto che vi conoscevate e che è stata lei a presentarti al padre per entrare a Studio? Perché tu non sei venuta al suo concerto l’altra sera e sembravi anche piuttosto scocciata? Perché lei non è mai salita a studio sapendo che c’eri tu?  E perché devo dire… a questo punto… oggi ha fatto finta di non vederti, visto che guardava nella tua direzione?

Ma che devo dirti, noi siamo due Amiche molto intime, o meglio lo siamo state. Anzi a Siena lo siamo state nuovamente, ma è stata l’ultima volta. Mi ha fatto promettere che non te l’avrei mai detto, mi ha trovato il posto di lavoro, non potevo deluderla, ma volevo anche esser certa che tu non mi tradissi. Ora non so, vuoi dirle che hai scoperto di noi due amiche molto intime e dirgli di noi due colleghi molto intimi?

Lo studio Giovambattista Grumieri va molto bene. Le sue attività hanno avuto, malgrado la crisi forte del mercato, una decisa impennata. Parte del merito è stato attribuito allo staff che ha avuto nell’entrata della Dott.ssa Francesca Brugnotti un elemento di spicco. Lo studio va bene. Io a Febbraio mi dovrei sposare con Gianna. Ufficialmente Gianna e Francesca si sono conosciute ad un concerto (quindi fuori dallo studio e lontano dal padre). Spesso usciamo assieme. Lei ha un ragazzo, belloccio, spiritoso e che regge molto bene l’alcool anche più di me. Io e Francesca parliamo di lavoro, anche se lei spesso si presenta in camicetta semi-aperta nella mia stanza. Tra l’altro, l’altro ieri non aveva neppure il reggiseno, la stronza. Gianna non mi ha mai detto nulla (altra stronza pure infinocchiata), ma poi mi chiedo perché tutta questa cosa? Francesca per non essere buttata fuori da studio? Ma è brava e non capisco ( però vabbè diciamo che ha una logica puttanesca), ma Gianna oltre al fatto che ha avuto una(?) storia Lesbo, perché non mi ha detto che conosceva e presentava lei Francesca? Ormai non glielo potrò più chiedere. Chissà solo se si vedono ancora…. Mah.

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