Stagione sciistica in fumo? Arriva una proposta dalle Regioni Alpine

Durante la settimana era calata impietosa la mannaia sulle ipotesi di trascorrere la stagione natalizia sulla neve: le dichiarazioni di Conte prima e Boccia poi avevano escluso la possibilità di un allentamento delle misure o di una riapertura degli impianti sciistici. A La7 il Presidente del Consiglio afferma: “Il periodo natalizio richiede misure ad hoc” e continua “non possiamo permetterci vacanze indiscriminate sulla neve”. Anche il Ministro per gli Affari regionali è lapidario: “le Regioni hanno consegnato delle linee guida che saranno discusse quando ci saranno le condizioni per aprire. Oggi le condizioni non ci sono, non c’è stata questa discussione.”

Le indiscrezioni suggeriscono poi l’esistenza di un asse con Francia e Germania nell’intenzione unitaria di non aprire gli impianti sciistici per l’anno nuovo. L’impressione è dunque quella dell’esistenza di una sorta di fronte comunitario volto a prevenire lo svolgimento delle vacanze natalizie, nel timore di ripetere le imprudenze estive e cresce inevitabilmente anche il timore per le attività commerciali legate al turismo invernale.

Le stime dell’Osservatorio Skipass Panorama Turismo disegnano una potenziale perdita del 70% del fatturato per le attività sciistiche. Cifre che sarebbero drammatiche per un settore che, appunto, vive della stagione natalizia e che rischia di rendere il passivo economico nazionale ancor più gravoso, a maggior ragione in considerazione della comunicazione da parte di Austria e Svizzera di apertura degli impianti, che risulta come un invito rivolto a tutti gli amanti dello sci.

Arriva in questo contesto la proposta sottoscritta da tutti gli Assessori delle regioni alpine, specificamente Friuli, Veneto, Trentino, Alto-Adige, Bolzano, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, di un’apertura limitata degli impianti sciistici. L’accesso verrebbe dunque limitato a coloro che possiedono una seconda casa in dette regioni o a chi pernotta almeno una notte in hotel.

La proposta mira ad evitare che il via vai tra le regioni montane sia eccessivo, limitando il numero massimo di individui sia quello dei pernottamenti disponibili, che peraltro realisticamente saranno a loro volta soggetti a notevoli ristrettezze. La proposta specifica anche come il numero dei pernottamenti permetterebbe di tracciare con maggiore efficacia il numero di persone in procinto di accedere alle piste da sci, consentendo di sviluppare anche un sistema per garantire il rispetto del numero massimo di persone negli impianti.

La verità è che la proposta lascia alcune perplessità in merito alla capacità di implementare il sistema un maniera efficace, o se anche solamente rimanendo sul piano della teoria si tratti di un sistema sufficiente a evitare il rischio di un nuovo boom di contagi. Dall’altro canto, il rischio di una chiusura totale della stagione sciistica presenta a sua volta conseguenze drammatiche per molti esercenti attività commerciali. La decisione non è da prendere alla leggera ed è evidente che ci si trovi in mezzo a due fuochi: è auspicabile che il Governo valuti la questione adeguatamente, senza approdare a soluzioni eccessivamente radicali.

 

 

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