Millennials: una generazione a rischio povertà entro il 2050. Tra disoccupazione e lavori sottopagati

Si parla spesso della generazione dei Millennials, composta adesso da quei giorni con età compresa tra 18 e 34 anni sempre più attesi alle nuove tecnologie, ma guardando alle prospettive per il futuro ci troviamo di fronte ad una situazione tutt’altro che positiva, con una realtà che in assenza di adeguati provvedimenti legati, soprattutto, alle politiche del lavoro, potrebbe portare ad un problema sociale che rischia di creare milioni di nuovi poveri nei prossimi decenni.

Più volte negli ultimi mesi i dati Istat hanno evidenziato una crescita dei posti di lavoro, ma ciò che non sempre viene ricordato è che all’interno dei dati vengono considerati anche quei contratti part-time e persino di poche ore, sottopagati e che non consentono di dare una prospettiva per il futuro. Ed è proprio sul futuro che aspetta i giovani Millennials che si concentrano i dati diffusi da uno studio Censis-Confcooperative.

I dati in questione mostrano un futuro nero per i millennials, che dovranno fare i conti con una situazione molto difficile. Nello specifico si sta parlando di almeno 5.7 milioni di persone che entro il 2050 rischiano di diventare i poveri del domani, a causa di pensioni molto basse provocate da un sistema del lavoro precario e sottopagato di oggi. Nello specifico, questa categoria comprende i cosiddetti “working poor“, quei giovani che si accontentano di lavori a tempo determinato, non qualificati e pagati pochissimo che non consentiranno di maturare contributi pensionistici adeguati. Ma anche i 3 milioni di Neet, quei giovani che non studiano né lavorano.

Il problema è da trovare nei tanti giovani bloccati tra lavori di bassa qualità, contratti part-time di poche ore e lavori non qualificati contribuendo ad incrementare quelle file di giovani che lavorano ma sono a rischio povertà. A ciò si aggiungono anche politiche del lavoro inadeguate e l’aumento dell’età pensionabile che contribuisce a ridurre il ricambio generazionale ripercuotendosi negativamente sull’occupazione giovanile.

In un contesto del genere non è difficile immaginare il futuro dei giovani delineato da Confcooperative. Se oggi un genitore dopo 38 anni di contributi e 65 anni di età può contare su una pensione che, in media, può raggiungere l’84.7% dell’ultima retribuzione, nella migliore delle ipotesi un giovane di oggi dopo lo stesso numero di anni di contributi, a 67 anni si troverà con una pensione poco inferiore al 70% dell’ultima retribuzione. Ma la realtà è che la situazione potrebbe essere anche peggiore di quanto appena ipotizzato.

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