“Il più bello dei mari” di Nazim Hikmet. Cosa vuole insegnarci?

“Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello

non te l’ho ancora detto.”

 

Nazim Hikmet nasce nel Novembre del 1902 a Salonicco (all’epoca parte dell’Impero Ottomano), Nel 1938 viene condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività anti-naziste e anti-franchiste. Ad oggi è considerato il poeta turco più grande e tra le sue poesie spicca “Il più bello dei mari”.

Attraverso le parole del poeta è possibile individuare lo scopo primario della vita di ciascuno di noi, ossia la perenne ricerca della felicità. L’uomo non riesce ad accontentarsi, ma vive cercando di perseguire ciò che potrebbe rendere la sua esistenza migliore, vivendo una vita costellata da tappe da raggiungere, da successi e anche da fallimenti vissuti sempre come il trampolino di lancio verso una nuova esperienza.

Attraverso i nove versi che compongono questa poesia Nazim Hikmet sembra sia riuscito a fotografare l’emozione di chi si pone un obiettivo, di chi decide di mettere al mondo una nuova vita, o di chi, ad un certo punto, capisce di dover cambiare strada per iniziarne una nuova, ignota ma sicuramente entusiasmante. Leggere questa poesia vuol dire, allora, assaporare quelle emozioni e farle proprie, e decidere, magari di punto in bianco, di cambiare e vivere finalmente la vita che si vuole.

“Il più bello dei mari” è sicuramente un inno al cambiamento, ma è anche di più, perché rappresenta una delle più belle dichiarazioni d’amore mai scritte. Sono stati solcati mari, sono stati vissuti giorni e pronunciate delle parole, ma c’è un futuro luminoso che ci attende, e “quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto”.

 

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