Donne migliori negli studi… penalizzate poi sul lavoro

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Oggi 8 marzo è d’obbligo parlare delle donne ma oggi lo facciamo in un modo diverso dal solito, vedendo come e se esista un divario tra generi nel campo dello studio e del lavoro. A quanto pare sì e a questo poco ha fatto il raggiungere la parità dei sessi. In Italia le donne raggiungono risultati decisamente migliori dei colleghi maschi durante tutto il percorso formativo per poi però scontare tutto una volta entrate nel mondo del lavoro. Questo sia per quanto riguarda occupazioni e contratti ma anche lato economico con divario per quanto riguarda le retribuzioni.

Molto interessante vedere l’identikit delle performance formative e professionali delle donne redatto da Alma Diploma e Alma Laurea e che vedremo insieme.

I dati raccolti dimostrano proprio come ci sia un differenziale a favore degli uomini a parità di condizioni.

Il Rapporto 2015 sul Profilo dei diplomati conferma la superiorità delle donne nel campo della formazione e questo fin dalla scuola media inferiore: il 36% delle ragazze contro il 29% dei ragazzi ottiene 9 (su 10) o più. I risultati migliori perdurano anche alle scuole superiori di qualsiasi genere esse siano. Inoltre il 91% delle femmine non fa ripetizioni scolastiche contro l’85% dei maschi e raggiungono voti più alti. Va da se che studiano anche di più con il 38% che dedica allo studio e ai compiti a casa più di 15 ore settimanali contro il 16% dei maschi.

Nel tempo libero le donne intraprendono più attività culturali, per piacere personale e non per dovere con il 55% contro il 41% dei loro colleghi.

All’Università permane lo status e tra i laureati del 2014, dove è nettamente più elevata la presenza della componente femminile (60%), la quota delle donne che si laureano in corso è superiore a quanto registrato per i loro colleghi, il 47% contro il 42% degli uomini e il voto medio di laurea, a parità di condizioni, è uguale al 103,1 su 110 per le prime e a 100,8 per i secondi.

Il Rapporto mostra che tra i laureati magistrali, a cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze di genere si confermano significative e pari a 7 punti percentuali: lavorano 83 donne e 90 uomini su cento.

È naturale, osserva il Rapporto, che queste differenze siano legate anche alle diverse scelte professionali maturate da uomini e donne; le seconde, infatti, tendono più frequentemente a inserirsi nel pubblico impiego e nel mondo dell’insegnamento, notoriamente in difficoltà nel garantire, almeno nel breve periodo, una rapida stabilizzazione contrattuale.

Come già detto, le differenze di genere si confermano anche dal punto di vista retributivo. Tra i laureati magistrali che a cinque anni lavorano a tempo pieno emerge che il differenziale è pari al 21% a favore dei maschi: 1.597 euro contro 1.316 euro delle colleghe. Se è vero che questo risultato è influenzato dalle diverse scelte professionali compiute da uomini e donne è altrettanto vero che, a parità di ogni altra condizione, gli uomini guadagnano in media 167 euro netti mensili più delle donne. Infine, il titolo è efficace per lavorare più per gli uomini che per le donne: rispettivamente l’88% contro l’82%.

I vantaggi della componente maschile sono confermati a parità di gruppo disciplinare, a tal punto che le donne pagano un pegno maggiore, soprattutto in termini retributivi, anche quando intraprendono i percorsi formativi che hanno un maggior riscontro sul mercato del lavoro, come i percorsi di ingegneria, professioni sanitarie, economico statistico o scientifico. Così, se intraprendono la strada delle professioni sanitarie, dove per uomini e donne i tassi di occupazione e la stabilità sono più o meno simili (per entrambi 97% per occupazione e oltre 94% per stabilità), il guadagno resta sempre nettamente più alto per i maschi: 1.668 euro mensili netti contro i 1.483 delle colleghe.

Se puntano alla strada della psicologia, gli uomini non solo sono più occupati (88% contro il 79,5%) ma anche più stabili (73% contro il 65%) e percepiscono guadagni superiori (1.370 euro contro 1.159) delle colleghe. Infine, nel solo indirizzo di studio in cui le donne hanno la meglio dal punto di vista occupazionale rispetto ai loro colleghi, il percorso linguistico (lavora l’85% delle femmine contro l’81% dei maschi), gli uomini possono contare su una maggiore stabilità e guadagni più alti delle loro colleghe (rispettivamente 54% contro 51%; 1.398 euro contro 1.268).

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