Bufera contro Netflix sul film Mignonnes: capiamoci qualcosa

Non trova pace Mignonnes (in Italia traslitterato in Donne ai primi passi) in seguito all’annuncio da parte del senatore texano Ted Cruz dell’intenzione di avviare un’investigazione per produzione e distribuzione di pornografia minorile nei confronti di Netflix, piattaforma che ha distribuito la pellicola online.

Mignonnes è un film drammatico scritto e diretto della regista francese Maimouna Doucouré, al debutto nel lungometraggio e girato proprio in Francia. È stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival a gennaio 2020, ricevendo reazioni lusinghiere da parte di pubblico e critica e qui ha ricevuto anche il premio per la Miglior Regia Drammatica, conferito proprio alla Doucouré. Da lì in poi la partecipazione al Festival del Cinema di Berlino, con altre due nomination ottenute e la distribuzione nei cinema francesi, a metà Agosto 2020.

Il 9 settembre prendono concretezza gli accordi presi già i tempi del Sundance con Netflix in merito alla distribuzione della pellicola e il film appare sui circuti mondiali. Da questo momento in poi, il disastro.

Netflix presenta la pellicola utilizzando un manifesto promozionale differente rispetto a quello utilizzato per i festival, che raffigurava le quattro ragazze camminare felici e spensierate in centro ad una strada, in vago stile Sex and the City. L’immagine apparsa sulla piattaforma online raffigura le quattro mini-protagoniste su un palco, illuminate dai riflettori, che posano in shorts e top a favore di telecamera, con fare provocante.

Il poster è stato sin dal primo momento attaccato per iper-sessualizzazione della figura femminile e soprattutto minorile, in quanto le protagoniste, che nel film hanno 11 anni, appaiono evidentemente giovanissime anche solo guardando la locandina. Tra chi attacca la scelta di Netflix riguardo a detta scelta, a chi lo attacca per la distribuzione del film nella sua interezza, nasce la campagna #cancelNetflix, che incita al boicottaggio del colosso dello streaming e che causa a quest’ultimo una perdita in borsa di 9 miliardi di dollari in un solo giorno.

La locandina cambia immediatamente, arrivano le scuse sia da parte della piattaforma, sia della regista stessa, ma il film rimane. E le polemiche pure.

Dall’America (che è anche l’origine geografica della campagna di boicottaggio) arrivano pesanti accuse sull’istigazione alla pedofilia. Si sostiene che le inquadrature troppo concentrate sui corpi delle piccole protagoniste, impegnate ad apparire più grandi, comportino una dannosa sessualizzazione di queste ultime, “stuzzicando gli appetiti sessuali di pedofili”, parafrasando Tulsi Gabbard, membro della Camera negli Stati Uniti.

Le critiche arrivano anche per la paura dell’effetto diseducativo del film, con il pericolo di emulazione per i giovani spettatori.

La trama

Mignonnes racconta la realtà di Amy, ragazza undicenne appartenente ad una famiglia islamica ed alle prese con l’adattamento nella nuova casa. Le priorità della giovane, che fin dall’inizio appare faticare a comprendere l’ossessiva cultura islamica, della quale la zia si rende portavoce principale, che si prende in carico il suo percorso nel “diventare donna”. La scoperta della poligamia del padre e della sofferenza che ciò causa alla madre giocano un ruolo importante nell’instabilità emotiva della ragazza, che, stregata dal ballo spensierato di una vicina di casa sua coetanea, inizia a seguire e idolatrare il gruppetto di amiche di cui questa fa parte.

Sono loro, le Mignonnes. Spavalde preadolescenti con una passione per la trasgressione e la danza, che trascinano Amy ad andare contro tutti i principi dogmatici impartiti dalla zia. In breve, la protagonista finisce per esasperare il nuovo personaggio e con l’avvicinarsi alla festa per il nuovo matrimonio del padre, che lei soffre molto, questa esasperazione la porta a compiere gesti la cui gravità non comprende.

Il commento

Certamente non si tratta di un film leggero, anzi. Il film è forte e preme l’acceleratore su alcuni aspetti delicati della sensibilità di una undicenne. Rappresenta uno spaccato delle nuove generazioni, raggruppando una varietà di tematiche tutte di grandi attualità: la mercificazione del corpo femminile, la troppa facilità con cui questa mercificazione è accessibile ai giovanissimi, il conflitto tra il tradizionalismo islamico ed alcuni valori occidentali, soprattutto in relazione al ruolo della donna.

Lo fa alternando scelte coraggiose, come la rappresentazione ossessiva, volutamente reificante, dei magri, ossuti corpi delle protagoniste, a una grande delicatezza nel dipingere i momenti in cui possiamo scorgere le fratture interne alla protagonista e l’assenza di punti di riferimento tipica dell’età. Il film, peraltro, non perde mai di vista il punto di vista di un’undicenne: la sessualizzazione rimane legata strettamente alla danza e nel caso di Amy, alla volontà di capire cosa vuole, ma rimane sempre chiaro e palese che si tratta di ragazzine di undici anni, che non hanno nessuna idea di cosa sia o come funzioni quel mondo.

In conclusione, è un film da vedere. Può scandalizzare, ma in ultima analisi rappresenta, a parer mio, un’efficace raffigurazione delle incertezze che accompagnano l’età preadolescenziale oggi, sempre più vicina ad essere la culla di quelli che venivano ritenute le questioni “da adolescenti”.

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