400 cuoche contro #Cracco: si alla cucina tradizionale, no alle rielaborazioni azzardate degli Chef Stellati. Ma #Sorbillo lo difende

Cracco sempre più social e con sempre più “nemici”. Se ne sta parlando come fosse una questione di Stato dal momento dell’apertura del suo ristorante-bar-bistrot a Milano. A scatenare il caos la prima foto fatta da un cliente della pizza di Cracco, con forma non classica e soprattutto dalla modica cifra di 16 euro.

A pensarci bene poi forse si tratta di una polemica poco funzionale quella fatta dai tanti pizzaioli che se ne sono sentiti offesi. C’è da dire però che tutto si è basato su una foto scattata da un cellulare e che poi sembra non rispecchiare la vera pizza in vendita nel ristorante cracchiano. A detta di altri avventori non sarebbe infatti così bruciacchiata come la dipingono, quindi senza poterla assaggiare sarebbe più equo non esprimere giudizi che poi, da una parte, non fanno altro che accrescere curiosità e possibili nuovi clienti. Anche perché come si dice: Bene o male, l’importante è che se ne parli.

Intervistato da La Nazione, Gino Sorbillo però lo difende “Mi è piaciuta la filosofia, onesta e semplice, che sta dietro a quella creazione. La sua pizza contiene i suoi punti di vista, quegli stessi che lo hanno contraddistinto in questi anni e reso un personaggio televisivo molto amato. Lui, peraltro, non ha mai dichiarato nel menù di fare una pizza napoletana“.

Anche sul prezzo in molti tornano sui propri passi: 16 euro è tanto, sì, ma non così lontano da molte altre pizzerie, senza contare i prodotti usati e il posto in cui si trova il bistrot.

Però si trova contro ben  400 cuoche domestiche, le cesarina, che negli ultimi 14 anni hanno fatto gustare e sognare il palato di tanti turisti internazionali e di molti connazionali con il ragù come lo faceva la nonna o il vero ossobuco della tradizione si schierano compatte nel difendere tradizione e ricetta originale della pizza ma, soprattutto, la  sua“popolarità”.

Nonostante la pizza Margherita, si dice, nasca nel 1889 come omaggio all’omonima regina – sebbene altre fonti arrivino a datare le prime “pizze” quasi 1000 anni prima –  la pizza è uno dei capisaldi del ricettario di una casaling partenopea. Dalle tecniche legate all’impasto alla scelta degli ingredienti: tutto fa parte di un corollario di consuetudini famigliari tramandate di generazione in generazione che, ancora oggi,  fanno della pizza il piatto più copiato e invidiato al mondo.

Le Cesarine salvaguardano le tradizioni cucinarie che caratterizzano la cucina italiana, fatta di ricette vere e originali, lontane dalle interpretazioni spesso azzardate che vengono proposte” ha commentato Davide Maggi, AD di Le Cesarine. “Secondo la filosofia cesarinica, apprezzata soprattutto da quel turismo enogastronomico sempre più attento e amante dell’autentica cucina italiana, la proposta di Cracco è un prodotto ottimo…. ma la pizza è un’altra cosa”.

Proprio la tradizione cucinaria italiana, che nella rielaborazione degli chef stellati va perdendo la sua più autentica matrice, diventa la vera discriminante in un panorama sempre più ricco di proposte ma reo di diffondere l’immagine di una cucina non autentica e soprattutto di danneggiarla.

Purtroppo siamo di fronte a una continua mancanza di rispetto nei confronti di un  patrimonio di gusto che ha scritto una parte importante della nostra storia: le cesarine sono rimaste le uniche a conservare la cucina tradizionale dallo strapotere degli chef e soprattutto da elaborazioni che sono vere e proprie snaturazioni ” conclude Maggi.

La storica rete di home cooking conferma ancora una volta il suo ruolo di primo piano nel perpetuare saperi e di sapori che, a dispetto del prolificare di offerte gastronomiche diverse, premia la vera cucina italiana e il culto della sua tradizione.

Insomma, secondo voi, chi ha ragione?

 

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