Videogiochi e violenza: ecco perchè non c’è una reale connessione #VideogamesAreNotToBlame

La battaglia contro i videogiochi continua negli Stati Uniti e dopo Trump e le sue ideologie di opposizione ai giochi digitali, anche il sindaco di Odessa si è espresso dopo l’ennesimo mass shooting tra le città di Midlan e Odessa, con un totale di  5 morti e 21 feriti. Secondo il Sindaco la colpa di questa violenza è data proprio dall’utilizzo dei videogames. Ma esiste una reale correlazione tra violenza e videogiochi? A quanto pare no.

Infatti se i videogiochi fossero strettamente legati alle stragi di massa o alla violenza in sè, allora il Giappone e la Corea del Sul sarebbero al primo posto per eventi disastrosi. Si tratta di due Paesi che spendono più reddito pro capite in videogiochi rispetto agli Stati Uniti e contano numerosissime community di videogiocatori, rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti. Contrariamente invece a quanto si potrebbe pensare, sia il Giappone che la Corea del Sud vantano i più bassi tassi di criminalità nel mondo.

A confermarlo arriva una infografica diffusa dall’ex presidente di Nintendo of America, Reggie Fils-Aime, con il confronto tra l’uso dei videogiochi e la mortalità per armi da fuoco.

Come dicevamo ad inizio articolo anche l’amministrazione Trump si schiera contro i videogiochi e proprio per questo ha avviato delle indagine attraverso una commissione federale sulla sicurezza nelle scuole, ma senza arrivare a nessuna conclusione significativa sulle connessioni tra sparatorie di massa e videogiochi.

Insomma, basta pensare che i videogiochi possano scaturire violenza laddove non ci sarebbe già di suo o che possa creare follie violente date solo e unicamente dal gioco come emulazione.

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