USA: consumatori portano Microsoft in tribunale per colpa di Windows 10

Era l’estate 2015 quando Microsoft ha finalmente deciso di trasformare in realtà quello che da tempo era stato annunciato come la rivoluzione del celebre sistema operativo Windows, una piattaforma ottimizzata a tal punto da riuscire ad adattarsi completamente a qualsiasi tipo di dispositivo dai Personal Computer ai tablet fino agli smartphone, unificando definitivamente l’esperienza offerta agli utenti a prescindere dal terminale utilizzato e creando una piattaforma da aggiornare continuamente senza bisogno di nuovi acquisti da parte degli utenti. E’ nato così Windows 10, il sistema operativo che oggi viene utilizzato da oltre 400 milioni di dispositivi in tutto il mondo, una piattaforma che, pur accolta positivamente dal pubblico per le tantissime novità implementate non ha mancato di generare qualche critica. Ed è proprio questo aspetto controverso del sistema operativo che ha spinto di recente tre consumatori di Chicago, nello Stato dell’Illinois a portare Microsoft in tribunale accusando la società guidata da Satya Nadella di aver portato sul mercato un prodotto non adeguatamente pronto e che avrebbe causato la perdita di dati importanti in seguito all’aggiornamento.

Bisogna ammettere che, già dai mesi successivi al lancio di Windows 10, la nuova piattaforma di Microsoft non ha mancato di attirare le attenzioni di alcuni utenti che hanno evidenziato come, in certi casi, l’aggiornamento al nuovo sistema operativo veniva avviato quasi in automatico anche senza il consenso del proprietario del dispositivo. Il caso di cui parliamo adesso, tuttavia, vede protagonisti tre utenti Windows 10 che non sembrano aver apprezzato il nuovo sistema operativo di Microsoft, soprattutto perché in seguito all’aggiornamento avrebbero subito la perdita di dati importanti archiviati sul PC.

Secondo quanto si legge nei documenti relativi alla causa legale depositata dai tre consumatori presso la Corte Distrettuale di Chicago, Microsoft sarebbe responsabile di non aver esercitato una cura adeguata nella progettazione, formulazione e produzione dell’aggiornamento a Windows 10, distribuendo sul mercato un prodotto che, a detta di questi consumatori, causerebbe la perdita di dati e nei casi più gravi persino il danneggiamento dei dispositivi. Per adesso si tratta di una causa legale avviata da tre persone, ma considerando che gli stessi problemi potrebbero essere stati riscontrati potenzialmente da altre centinaia di migliaia di statunitensi che hanno aggiornato il PC da Windows 7 a Windows 10, questa potrebbe trasformarsi in una class action che potrebbe creare non poche grane al colosso di Redmond.

Stando alle informazioni disponibili, i tre consumatori dell’Illinois che hanno deciso di portare Microsoft in tribunale, hanno riscontrato problemi in parte simili. Robert Saiger, secondo i documenti depositati in tribunale, ha accettato l’aggiornamento a Windows 10, ma si è trovato con un PC che ha smesso di funzionare ed è stato costretto a spendere tempo e soldi per ripristinare il dispositivo e recuperare i dati. Stephanie Watson, invece, si sarebbe vista aggiornare il PC a Windows 10 senza il suo consenso, e l’introduzione del nuovo sistema operativo avrebbe cancellato molti dati importanti legati al suo lavoro. Dopo aver chiesto l’intervento di esperti, sarebbe riuscita solo in parte a risolvere il problema, e in seguito sarebbe stata costretta ad acquistare un nuovo PC. Infine Howard Goldberg, dopo 6 mesi di richieste continue che quotidianamente gli consigliavano di aggiornare a Windows 10, ha tentato di installare il nuovo sistema operativo, ma dopo tre tentativi andati male si è trovato con un dispositivo non funzionante e con la perdita di dati.

In merito alla questione Microsoft sembra essere tranquilla, ritenendo senza fondamento le accuse alla base della causa legale, sottolineando che l’obiettivo dell’aggiornamento gratuito a Windows 10 era quello di offrire ai consumatori la versione più sicura e produttiva del sistema operativo. Il colosso di Redmond, inoltre, ha ricordato come gli utenti che hanno aggiornato a Windows 10, se insoddisfatti, potevano contare sul supporto offerto dall’azienda e avevano anche la possibilità di tornare al vecchio sistema operativo entro 31 giorni dall’installazione.

E’ anche vero, però, che nel giugno scorso in California, per una questione analoga, una donna ha ottenuto da Microsoft un risarcimento pari a $10.000, dopo che il fallimento dell’aggiornamento a Windows 10 aveva reso inutilizzabile il suo PC dedicato al lavoro. In quel caso Microsoft aveva deciso di non opporsi alla sentenza.

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