Google e DeepMind finiscono nel mirino del garante della privacy inglese

Come la tecnologia ha cambiato il modo di comunicare di milioni di persone è stato già ampiamente sottolineato offrendo strumenti sempre più avanzati per restare costantemente in contatto con altre persone, ma allo stesso modo l’innovazione tecnologica può aiutare nella raccolta dati legati alla salute degli esseri umani fornendo l’accesso a strumenti che consentano non solo di curare meglio ma anche di prevenire determinate patologie che affliggono milioni di pazienti nel mondo.

DeepMind, la start-up che Google ha acquisito nel 2014, negli ultimi anni ha continuato proprio a lavorare per migliorare i sistemi come machine learning e intelligenza artificiale per fare in modo che questi strumenti possano essere messi al servizio della salute. Ma è proprio nel corso di un progetto nel Regno Unito che Google e DeepMind sarebbero finiti nel mirino del garante della privacy locale, con l’accusa di aver violato la privacy di molti pazienti.

La conferma arriva da una indagine avviata dall’Information Commissioner’s Office, ha posto l’attenzione sull’attività che avrebbe spinto la Royal Free National Health Security Foundation Trust che opera investimenti nella ricerca medica, a condividere i dati di 1.6 milioni di pazienti inglesi con Google, che a sua volta avrebbe inserito l’enorme mole di dati nell’intelligenza artificiale di DeepMind.

Il vero problema di questo comportamento sarebbe da trovare nei metodi usati, che non avrebbero tenuto conto delle leggi sulla privacy, non fornendo ai pazienti interessati una informazione adeguata su come sarebbero stati utilizzati i loro dati personali. Il progetto di DeepMind è quello di studiare un sistema che consenta di prevedere lesioni renali acute. La stessa autorità di garanzia inglese ha ribadito l’importanza del progetto sottolineando come l’intento non è quello di bloccare il progresso tecnologico, ma di impedire che il prezzo da pagare sia la cancellazione dei diritti fondamentali della privacy.

Adesso Google avrà il compito di fornire informazioni dettagliate sulle informazioni utilizzate da DeepMind e ovviamente stabilire una base giuridica che rispetti le leggi sulla privacy e consenta allo stesso tempo di effettuare sperimentazioni anche in futuro. La decisione finale sui provvedimenti da prendere spetterà quindi all’autorità inglese.

Quella nel Regno Unito, tuttavia, non è l’unico problema che Google deve affrontare. E’ dei giorni scorsi la notizia che la Commissione Europea ha sanzionato il colosso di Mountain View per oltre 2 miliardi di dollari dopo una lunga indagine che ha dimostrato l’abuso della posizione dominante da parte di Google, colpevole secondo la Commissione di aver sfruttato la sua posizione dominante sul mercato delle ricerche online per spingere i suoi prodotti nel sistema di comparazione dei prezzi.

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