Torna a splendere la Grande Bellezza

images (1)La Roma è Roma, c’è poco da fare… Agostino Di Bartolomei diceva: “La Roma è il cuore grande di questa città, antica com’è antico il mondo”. Ci si può fregiare di titoli di appartenenza, di primati sulle nomenclature, tutto giusto, per carità, non fa una piega. Però Roma resta il nome della città e della squadra che, con fatica, sudore, sfortuna e anche colpe, idiosincrasie e atteggiamenti a volte sbagliati, riesce sempre ad infiammare con i suoi colori rappresentativi la città eterna! Ieri più che mai la comunque bella coreografia laziale ha rappresentato in anticipo il verdetto dei numi del pallone, coi quali è opportuno fare sempre i conti prima: Poll…aquila arrosto per i biancocelesti, rosolata dalle fiamme giallorosse che sfrigolavano impietose sotto le presuntuose piume regali.Nuova immagine bitmap

Il calcio è bello anche per questo, un pò prima sei nel baratro, un attimo dopo è un trionfo. Resta questo divertentissimo e colorito spettacolo del derby capitolino, che una volta di più, al netto degli accoltellamenti e dei disordini fuori stadio, ha dimostrato quanto generosa sia questa città in termini di tifo. Per quel che riguarda il campo è risultato ancora evidente il netto divario tra il calcio italiano e quello europeo, Juve a parte. Una partita certamente nervosa e difficile, alcuni giocatori ingabbiati dalla presunzione, altri inguardabili ma questo non basta a giustificare gli errori madornali visti in campo, su tutti il tiraccio di Ibarbo a porta spalancata sul possibile 1-0, che fortunatamente per la Roma (e per lui stesso) si è poi concretizzato poco dopo. Si dovrà lavorare ancora molto per far crescere un movimento che fino alla fine degli agli anni 90 portava qui i migliori stranieri, annoverava squadroni di prestigio e, con un colpo di coda finale, riusciva a portarsi via il quarto Mondiale dalla Germania.

Ieri è stata dunque una partita molto tirata, combattuta, nervosa e, a tratti, anche noiosa. La Lazio è partita meglio e la Roma, con la saggezza tattica di un allenatore che meriterebbe più rispetto (al di la delle sue “tecniche” comunicative per cercare di distogliere l’attenzione dai suoi giocatori), è riuscita a contenere i rivali con fermezza. Manolas ha dimostrato di essere un signor difensore e Yanga Mbiwa ha cercato di fare il possibile. Il gol nel finale certamente vale la prestazione, certo è che se parliamo di Castan, sperando in un suo effettivo recupero, parliamo di 5 categorie superiori.

Dicevamo match duro e di grande agonismo, Pioli schiera la sua squadra titolare, Garcia può permettersi di scegliere e lascia fuori Pjanic, irrobustendo il centrocampo e consegnando, ancora una volta, a Totti la libertà della rifinitura e del punto di riferimento offensivo. lazio-roma-1-2Sulle fasce per i giallorossi i funamboli Iturbe e Florenzi, per la Lazio i soliti Candreva e Anderson. Sul piatto della gloria anche la preziosissima (50 milioni di €) qualificazione diretta ai gironi Champions. La Roma è chiusa come un riccio, il motivo è tattico (ma solo pochi lo capiscono). Certo non è esente da sbavature. Torosidis sulla destra ne combina più di una e deve ringraziare la Madonnina di Monte Mario se Klose, dopo una sua mancata chiusura, non infila di testa su cross proveniente da destra. Nel calcio certi segnali sono palesi e, al netto di qualche altro svarione di Yanga Mbiwa, la porta di De Sanctis, e anche quella di Marchetti, restano inviolate.

Le cose cambiano leggermente nella seconda frazione di gioco. Anche se i biancocelesti continuano a mantenere le redini del gioco. Il risultato però resta sempre sul pareggio e le poche emozioni fanno pensare a squadre ormai dome. Sembra in effetti tutto rimandato all’ultima giornata, fino agli azzeccatissimi cambi di Garcia. Ibarbo per Totti e Pjanic per Keita nella Roma. Il possente ex Cagliari si danna l’anima ma, come detto, si mangia un gol a porta vuota. Pochi minuti più tardi però: il riscatto. Azione partita da un pregevole tacco di Pjanic che innesca Nainggolan, il quale compie una sgroppata prorompente e serve sulla destra l’accorrente Ibarbo. Azione insistita e palla in mezzo per il furetto Iturbe che sia avventa a 200/h sul pallone, 0-1. La Lazio reagisce e, inserito in campo anche l’altro centravanti, Djordjevic, perviene all’1-1 con un azione avviata da un sapiente assist di Anderson e rifinita dall’intramontabile Klose. Il numero 9 laziale insacca di testa a colpo sicuro. A questo punto la Lazio commette l’errore di vedere la Roma ferita e finita… non è così. Mandato in campo anche Doumbia per creare scompiglio, Garcia e i suoi riescono con un micidiale colpo di testa del centrale Mapou, a trafiggere ancora la porta di Marchettimapou-gol-lazio-roma-derby.

E’ il delirio giallorosso. Il derby è ancora una volta della Roma. Alla fine nel calcio conta anche l’astuzia. Rudi Garcia nel corso della stagione ha commesso anche errori di presunzione ma li ha studiati, li ha capiti. Così come ha evidentemente anche studiato a fondo vizi e virtù della squadra biancoceleste, colpendo precisamente i primi e arginando i secondi. Totti a fine gara ha indossato una sfiziosa maglia celebrativa, ricordando a tutti che in fondo Roma è davvero una Grande Bellezza. Tutto quello che ne è seguito è il solito inevitabile, divertente sfottò, senza il quale il calcio non sarebbe neanche troppo divertente. Della violenza invece, ancora una volta, ne facciamo tutti volentieri a meno!

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