Super League: il braccio di ferro continua

Resta acceso il dibattito sulla Superlega, Juventus, Real e Barcellona hanno risposto a tono alle proposte di sanzione da parte della UEFA. 

Dopo aver trovato l’accordo con i 9 club che hanno deciso di abbandonare l’idea di partecipare ad un campionato europeo d’élite, la UEFA ha nel mirino le 3 società ancora ferme nelle proprie posizioni. Molto probabilmente si andrà verso uno scontro legale che esulerà dal mero ambito sportivo. Ma facciamo un passo indietro. 

Il 18 aprile, attraverso un comunicato distribuito ai media e alle autorità sportive, 12 clubs europei esplicitano l’intenzione di costituire una Superlega con tanto di copertura economico-finanziaria, per un importo di 3,5 miliardi di euro da parte della multinazionale JP Morgan. All’apparenza un progetto compiuto in tutti i suoi dettagli, compreso di format della competizione. In pochi istanti la notizia fa il giro del mondo e prima ancora che l’istituzione della UEFA prenda posizione, tutto il movimento popolare che gira attorno al mondo del calcio, si dichiara estremamente contrario fino ad arrivare a manifestazioni di piazza. In particolar modo è nello stato inglese che si palesa il forte dissenso, in particolar modo dai supporters delle squadre coinvolte nella Lega stessa (Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Tottenham). Tutto questo, unito alla dura presa di posizione di tutte le istituzioni calcistiche (UEFA e FIFA), che oltre a minacciare squalifiche e sanzioni per i club, imponevano alle federazioni nazionali coinvolte di inibire le convocazioni per tutti quei calciatori facenti parte delle 12 squadre. 

Nei giorni successivi la querelle assume sempre più toni aspri, in particolare verso quelle società restie a recedere dal progetto. Si sfilano successivamente, oltre ai 6 club inglesi, subito “pentiti” anche Atletico Madrid, Inter e Milan. Per i 9 clubs che hanno fatto un passo indietro arriveranno probabilmente solo sanzioni economicamente contenute, grazie anche ad un accordo che ha previsto la resa incondizionata e le scuse da parte degli stessi. Mentre per i 3 clubs “irriducibili”, il braccio di ferro continua.

Le loro posizioni, esplicitate attraverso il seguente comunicato, paiono irrigidite, forti di una consapevolezza legale che il progetto possa andare avanti: “I club fondatori hanno ricevuto, e continuano a ricevere, inaccettabili pressioni, minacce ed offese da terze parti al fine di ritirare il progetto proposto e, conseguentemente, desistere dal loro diritto/dovere di fornire soluzioni all’ecosistema del calcio mediante proposte concrete ed un dialogo costruttivo. Ciò è intollerabile in punto di diritto e la giustizia si è già pronunciata in favore della proposta di Super League, ordinando a FIFA e UEFA di astenersi, sia direttamente sia per il tramite dei propri associati, dall’intraprendere ogni azione che possa pregiudicare l’iniziativa in qualsiasi modo in pendenza del procedimento“.

Per quanto ognuno dei soggetti coinvolti si appelli a “spirito di competizione” e a “merito sportivo”, in realtà emerge indiscutibilmente come il business nel mondo del calcio sia sempre più il cardine di qualsiasi decisione, soprattutto a certi livelli. L’auspicio è che la reazione popolare del tifoso che è contestualmente il massimo fruitore del prodotto, possa fare leva in futuro su qualsiasi tipo di decisione possa essere presa. Augurandoci che tutto questo non sia solo utopia. 

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